Non si può dire che sia un pugile che proviene dalla strada. Roberto Bassi, il campione italiano dei super medi ha sofferto e continua a sottoporsi a mille sacrifici ma è nato in palestra e calibrato su misura per certi combattimenti. Studia giurisprudenza e si adatta a lavori precari, il suo destino per ora è racchiuso tra le corde di un ring anche se prepara la strada per un futuro togato. Adora la sua città San Benedetto nella splendida cornice della riviera delle palme, eppure si consacra campione nella palestra dell'ex olimpionico Christian Giantomassi, ad Ascoli Piceno dove la "marina" è vista solo per i turni vacanzieri e non certo per gemellaggi che preludono ad ospitalità. Una carriera complessa e cominciata tardi col primo combattimento a 20 anni da dilettante e suo zio il maestro Eugenio Iovannelli di San Severo che lo consiglia, lo fa innammorare di questo sport a 13 anni. Ma a San Benedetto del Tronto la vita sportiva non gli offre gran che. La palestra è un mondo chiuso, le opportunità di mettersi in mostra scarseggiano. Poi a Pisa in una riunione dei campionati universitari, Roberto viene chiamato in disparte prima del suo quarto di finale ed è informato che il fratello Michele è deceduto in un incidente stradale. Da qui in avanti l'odissea di Bassi non ha più limiti. Giura pubblicamente di voler vincere il titolo italiano per dedicarlo a Michele. Ma più s'impunta e più si ammoscia.
Circa 90 incontri da dilettante e il peso sulla coscienza di non essere riuscito a centrare l'obiettivo. Un macigno che pesa sempre di più. Si volta pagina arrivando al professionismo tardi e con molta determinazione. Roberto Bassi è col motore in folle, i pochi combattimenti che fa sono di livello sproporzionato in cui i suoi avversari risultano irraggiungibili. Col vecchio maestro Attilio Romanelli il legame si allenta eppoi c'è sempre l'ombra di Michele a rastrittarlo e a bloccarlo. Bassi medita persino il ritiro e comunque viene tentata l'ultima chance. Si passa ad un altro maestro che ne prende a cuore il destino. Christian Giantomassi è l'ultimo marchigiano ad aver vinto il titolo italiano ed è soprattutto uno che sa come si vince. Bassi si sblocca e conquista la cintura mantenendo fede alla promessa. Siamo allo scorso gennaio e all'epilogo di una storia che forse lascerà ancora parecchi capitoli da riempire. È vero che Bassi non è più un giovincello ma la sua longevità non è un mistero: "Ho cominciato tardi - confida il boxer sambenedettese - ma sono anche un tipo che sa conservarsi. Sono convinto che non bisogna mai prendere cazzotti dagli avversari ed io cerco di mantenermi integro".
Circa 90 incontri da dilettante e il peso sulla coscienza di non essere riuscito a centrare l'obiettivo. Un macigno che pesa sempre di più. Si volta pagina arrivando al professionismo tardi e con molta determinazione. Roberto Bassi è col motore in folle, i pochi combattimenti che fa sono di livello sproporzionato in cui i suoi avversari risultano irraggiungibili. Col vecchio maestro Attilio Romanelli il legame si allenta eppoi c'è sempre l'ombra di Michele a rastrittarlo e a bloccarlo. Bassi medita persino il ritiro e comunque viene tentata l'ultima chance. Si passa ad un altro maestro che ne prende a cuore il destino. Christian Giantomassi è l'ultimo marchigiano ad aver vinto il titolo italiano ed è soprattutto uno che sa come si vince. Bassi si sblocca e conquista la cintura mantenendo fede alla promessa. Siamo allo scorso gennaio e all'epilogo di una storia che forse lascerà ancora parecchi capitoli da riempire. È vero che Bassi non è più un giovincello ma la sua longevità non è un mistero: "Ho cominciato tardi - confida il boxer sambenedettese - ma sono anche un tipo che sa conservarsi. Sono convinto che non bisogna mai prendere cazzotti dagli avversari ed io cerco di mantenermi integro".