Da Wall Street al sogno dell'anello. Donovan la scommessa di Oklahoma
di NICOLA SELLITTIIl nuovo coach dei Thunder, una delle squadre candidate al prossimo titolo Nba, ha una storia particolare. Quando chiuse con il basket giocato ci provò con l'alta finanza, una favola durata poco. Troppo forte il richiamo del parquet, che lo ha portato a vincere due titoli Ncaa con Florida e ora a guidare Durant e Westbrook
Da Wall Street a Oklahoma City. Dalle azioni, stock options, derivati, bolle finanziarie agli allenamenti con Kevin Durant, la seconda stella Nba dopo Lebron James e futuro padrone del basket a stelle e strisce. Billy Donovan, da qualche settimana nuovo allenatore degli Oklahoma City Thunder, è una delle storie più calde dello sport americano. Soprattutto da quando i media hanno tirato fuori dal cassetto alcuni dettagli meno conosciuti che l'hanno portato su una panca in Oklahoma per provare a vincere un titolo con gli assi della franchigia, Durant appunto e Russel Westbrook.
Venticinque anni fa Donovan chiudeva con il basket giocato. Esperienza finita, tagliato dai New York Knicks dopo un paio di giri senza fortuna nella Cba, altra lega statunitense. L'attuale coach dei Thunder smetteva i pantaloncini e ci provava con l'alta finanza. Un salto a Manhattan, nel periodo d'oro della Borsa americana. Un pioniere, considerando la fortuna accumulata negli anni…
Venticinque anni fa Donovan chiudeva con il basket giocato. Esperienza finita, tagliato dai New York Knicks dopo un paio di giri senza fortuna nella Cba, altra lega statunitense. L'attuale coach dei Thunder smetteva i pantaloncini e ci provava con l'alta finanza. Un salto a Manhattan, nel periodo d'oro della Borsa americana. Un pioniere, considerando la fortuna accumulata negli anni…
Da Wall Street a Oklahoma City. Dalle azioni, stock options, derivati, bolle finanziarie agli allenamenti con Kevin Durant, la seconda stella Nba dopo Lebron James e futuro padrone del basket a stelle e strisce. Billy Donovan, da qualche settimana nuovo allenatore degli Oklahoma City Thunder, è una delle storie più calde dello sport americano. Soprattutto da quando i media hanno tirato fuori dal cassetto alcuni dettagli meno conosciuti che l'hanno portato su una panca in Oklahoma per provare a vincere un titolo con gli assi della franchigia, Durant appunto e Russel Westbrook.
Venticinque anni fa Donovan chiudeva con il basket giocato. Esperienza finita, tagliato dai New York Knicks dopo un paio di giri senza fortuna nella Cba, altra lega statunitense. L'attuale coach dei Thunder smetteva i pantaloncini e ci provava con l'alta finanza. Un salto a Manhattan, nel periodo d'oro della Borsa americana. Un pioniere, considerando la fortuna accumulata negli anni a seguire da altri atleti Nba, per esempio da Magic Johnson. Oppure, per restare agli ultimi anni, Lebron James amico per la pelle del magnate Warren Buffett che gli consiglia come accumulare milioni di dollari tra Borsa e investimenti, oppure Ndamukong Suh, Miami Dolphins, uno dei defensive lineman più forti della Nfl ma anche secchione della finanza che dopo gli allenamenti va in conference call con gli analisti sui suoi affari in Nebraska (condomini e ristoranti).
Donovan invece era un broker 24enne in cerca del colpo della vita, per una casa all'Upper East Side di New York, dove i mattoni andavano e vanno via per milioni di dollari. Nello stesso periodo al cinema c'era Bud Fox-Charlie Sheen che provava a fare affari con lo squalo delle speculazioni Gordon Gekko-Michael Douglas in Wall Street, pellicola cult di Oliver Stone. Per Donovan quattro mesi in un ufficio a Lower Manhattan. Carte, conti, telefonate a potenziali clienti, proponendo azioni soprattutto nel nord-est del Paese, dove era conosciuto per la pallacanestro. Ma la favola finiva presto. In giacca, cravatta, bretelle e taccuino era infelice. Soldi, soldi, soldi, il mantra quotidiano. Gli mancava la pallacanestro. E si confidava con Rick Pitino, uno dei coach guru del basket universitario, Ncaa, che l'aveva allenato a Providence. Era il suo playmaker, come Mike D'Antoni con Dan Peterson all'Olimpia Milano. E grazie a Pitino, che gli consigliava di restare nei paraggi a Wall Street, il ritorno al basket, assistente in panchina, sino ai trionfi in Florida - casa del football - con i Gators, che ha portato al doppio titolo (due volte), un back to back accaduto solo a Duke University quasi 25 anni fa, con Christian Laettner, il 12esimo uomo del Dream Team a Barcellona 1992 e Grant Hill, il Michael Jordan degli anni Novanta braccato dagli infortuni. Per restare in Florida gli offrivano quattro milioni di dollari l'anno ma per Donovan la tentazione di vincere un anello con Durant e Westbrook era troppo forte. Sempre meglio che vendere azioni a Wall Street...
Venticinque anni fa Donovan chiudeva con il basket giocato. Esperienza finita, tagliato dai New York Knicks dopo un paio di giri senza fortuna nella Cba, altra lega statunitense. L'attuale coach dei Thunder smetteva i pantaloncini e ci provava con l'alta finanza. Un salto a Manhattan, nel periodo d'oro della Borsa americana. Un pioniere, considerando la fortuna accumulata negli anni a seguire da altri atleti Nba, per esempio da Magic Johnson. Oppure, per restare agli ultimi anni, Lebron James amico per la pelle del magnate Warren Buffett che gli consiglia come accumulare milioni di dollari tra Borsa e investimenti, oppure Ndamukong Suh, Miami Dolphins, uno dei defensive lineman più forti della Nfl ma anche secchione della finanza che dopo gli allenamenti va in conference call con gli analisti sui suoi affari in Nebraska (condomini e ristoranti).
Donovan invece era un broker 24enne in cerca del colpo della vita, per una casa all'Upper East Side di New York, dove i mattoni andavano e vanno via per milioni di dollari. Nello stesso periodo al cinema c'era Bud Fox-Charlie Sheen che provava a fare affari con lo squalo delle speculazioni Gordon Gekko-Michael Douglas in Wall Street, pellicola cult di Oliver Stone. Per Donovan quattro mesi in un ufficio a Lower Manhattan. Carte, conti, telefonate a potenziali clienti, proponendo azioni soprattutto nel nord-est del Paese, dove era conosciuto per la pallacanestro. Ma la favola finiva presto. In giacca, cravatta, bretelle e taccuino era infelice. Soldi, soldi, soldi, il mantra quotidiano. Gli mancava la pallacanestro. E si confidava con Rick Pitino, uno dei coach guru del basket universitario, Ncaa, che l'aveva allenato a Providence. Era il suo playmaker, come Mike D'Antoni con Dan Peterson all'Olimpia Milano. E grazie a Pitino, che gli consigliava di restare nei paraggi a Wall Street, il ritorno al basket, assistente in panchina, sino ai trionfi in Florida - casa del football - con i Gators, che ha portato al doppio titolo (due volte), un back to back accaduto solo a Duke University quasi 25 anni fa, con Christian Laettner, il 12esimo uomo del Dream Team a Barcellona 1992 e Grant Hill, il Michael Jordan degli anni Novanta braccato dagli infortuni. Per restare in Florida gli offrivano quattro milioni di dollari l'anno ma per Donovan la tentazione di vincere un anello con Durant e Westbrook era troppo forte. Sempre meglio che vendere azioni a Wall Street...