Il Monumental, la casa del River Plate messa a nuovo alla fine degli anni Cinquanta con i milioni della Fiat in cambio di Omar Sivori a Torino e che poi ha ospitato la finale di Coppa del Mondo 1978 tra Argentina e Olanda. La Bombonera, il palcoscenico gialloblu della "12", una delle curva più calde del calcio sudamericano che ha da poco riabbracciato Carlos Tevez, che ha ammirato le delizie di Juan Roman Riquelme ed è il giardino di casa del Diez, con la sua tribunetta riservata. A Buenos Aires si respira calcio per strada, tra i barrio, sugli sterrati. Si gioca a livello amatoriale, tra rabone e dribbling, anche fino a 70 anni con pizza o asado dopo il fischio finale. Soprattutto, non bisogna percorrere troppa strada se si è in cerca di uno stadio.
Insicuri, scomodi, arretrati, spesso pericolosi. Ma tanti, tantissimi, forse per la traccia britannica che c'è in ogni club. Un'indagine pubblicata sul quotidiano spagnolo El Pais rivela che non c'è città al mondo con più impianti sportivi della metropoli sudamericana, un contenitore da 13 milioni di abitanti. Gli stadi con almeno 10 mila posti a sedere sono 36. Oltre il doppio rispetto a San Paolo (15), che pure qualche frammento di storia del calcio ha visto scrivere sui propri campi di gioco, il triplo rispetto a Londra (12) con cinque club in Premier League, mentre per distacco ecco Rio de Janeiro (9) e Madrid (5). "L'uomo argentino non ha bisogno di tante cose per vivere: belle donne, una vacca morta tra i denti e il calcio di notte" ha detto a El Pais il giornalista tedesco Christian Thiele, autore di "Gebrauchsanweisung für Argentinien" (Istruzioni per l'Argentina), con un capitolo sul calcio del lunedì, descrivendo le sue partite con gli amici nelle notti di Buenos Aires.
Lo studio inoltre rivela che la struttura più grande in Argentina è il Monumental, feudo biancorosso dei Millionarios, unico oltre quota 60 mila. Poi, l'Estadio Presidente Peron del Racing Club, poco più di 50 mila posti, sei stadi compresi tra 50-40 mila, altri sei nella fascia tra 30-40 mila, otto tra 30-20 mila, 14 tra 20-10 mila. E sempre l'analisi pubblicata da El Pais ha scovato 412 campi di calcio a 11 nella capitale argentina, escludendo la periferia. Ma lo studio non spiega che alcune memorabilia del calcio argentino si sono consumati proprio negli impianti meno nobili e più degradati. Per esempio, Diego Armando Maradona debuttava non ancora 16enne nella tana dell'Argentinos Juniors (La Paternal, poco meno di 25 mila posti e che ora porta il suo nome) con la casacca numero 16, contro il Talleres. Prima palla toccata dal Diez, tunnel all'avversario. Mentre in altri stadi è passata la Storia che gli argentini, specie quelli con i capelli bianchi, metterebbero da parte volentieri. Come al Viejo Gasometro, il fortino in rossoblu del San Lorenzo. Nel 1979 Osvaldo Cacciatore, gerarca della giunta militare Videla che governava l'Argentina, ordinava l'espropriazione del terreno. Quattro anni dopo l'impianto non esisteva più per far spazio a un supermercato.?
Insicuri, scomodi, arretrati, spesso pericolosi. Ma tanti, tantissimi, forse per la traccia britannica che c'è in ogni club. Un'indagine pubblicata sul quotidiano spagnolo El Pais rivela che non c'è città al mondo con più impianti sportivi della metropoli sudamericana, un contenitore da 13 milioni di abitanti. Gli stadi con almeno 10 mila posti a sedere sono 36. Oltre il doppio rispetto a San Paolo (15), che pure qualche frammento di storia del calcio ha visto scrivere sui propri campi di gioco, il triplo rispetto a Londra (12) con cinque club in Premier League, mentre per distacco ecco Rio de Janeiro (9) e Madrid (5). "L'uomo argentino non ha bisogno di tante cose per vivere: belle donne, una vacca morta tra i denti e il calcio di notte" ha detto a El Pais il giornalista tedesco Christian Thiele, autore di "Gebrauchsanweisung für Argentinien" (Istruzioni per l'Argentina), con un capitolo sul calcio del lunedì, descrivendo le sue partite con gli amici nelle notti di Buenos Aires.
Lo studio inoltre rivela che la struttura più grande in Argentina è il Monumental, feudo biancorosso dei Millionarios, unico oltre quota 60 mila. Poi, l'Estadio Presidente Peron del Racing Club, poco più di 50 mila posti, sei stadi compresi tra 50-40 mila, altri sei nella fascia tra 30-40 mila, otto tra 30-20 mila, 14 tra 20-10 mila. E sempre l'analisi pubblicata da El Pais ha scovato 412 campi di calcio a 11 nella capitale argentina, escludendo la periferia. Ma lo studio non spiega che alcune memorabilia del calcio argentino si sono consumati proprio negli impianti meno nobili e più degradati. Per esempio, Diego Armando Maradona debuttava non ancora 16enne nella tana dell'Argentinos Juniors (La Paternal, poco meno di 25 mila posti e che ora porta il suo nome) con la casacca numero 16, contro il Talleres. Prima palla toccata dal Diez, tunnel all'avversario. Mentre in altri stadi è passata la Storia che gli argentini, specie quelli con i capelli bianchi, metterebbero da parte volentieri. Come al Viejo Gasometro, il fortino in rossoblu del San Lorenzo. Nel 1979 Osvaldo Cacciatore, gerarca della giunta militare Videla che governava l'Argentina, ordinava l'espropriazione del terreno. Quattro anni dopo l'impianto non esisteva più per far spazio a un supermercato.?