Racconta i suoi successi, la sua passione, l'incanto per la vela e per il vento con semplicità, quasi con pudore. Il segno dei campioni veri. Alberto Bolzan ha appena trionfato in quella che ormai può definirsi una classica dell'estate, la Palermo-Montecarlo, che prende il via da un luogo sospeso nel tempo: il Circolo della Vela, atmosfera gattopardesca, eleganza naturale, grande tradizione ma anche capacità costante di innovarsi e guardare avanti. A 33 anni ha un palmares di vittorie difficile da riassumere per qualità e quantità e ancora tanta voglia di competere e tagliare ulteriori traguardi. Scrutando l'azzurro intenso del mare di Mondello Alberto si distende e spiega la "filosofia" della sua disciplina che lo ha portato a essere un fuoriclasse del timone.
"Tutto iniziò a 10 anni, quasi per caso. I miei genitori lavoravano, incombeva l'estate e per tenermi occupato mi iscrissero a un corso di vela alla lega navale di Grado. Iniziai con gli Optimist. Fu un colpo di fulmine. Con lo sport e con il ruolo di timoniere. Il mio istruttore rimase colpito e mi regalò un'altra settimana, posso dire che da allora non sono più sceso dalla barca...", rammenta con un entusiasmo ancora assolutamente genuino.
Ma che qualità occorrono per diventare uno dei migliori timonieri della vela mondiale? "Devi essere veloce, devi saper far correre la barca in qualsiasi condizione. E poi, anche, essere in grado di gestire l'equipaggio. Sono doti un po' naturali, soprattutto la prima, mentre la seconda si può acquisire ma devi essere predisposto perchè un conto è eseguire e un altro è dirigere. Devi pensare all'equipaggio come a una azienda efficiente e organizzata e, nel contempo, sviluppare quella sorta di sesto senso per la velocità, quella sensibilità che ti consente di sentire e capire, il vento, il mare, le onde meglio e prima degli altri".
Semplice, a sentirselo dire. Ovviamente arduo e complicato, invece, da realizzare. Soprattutto per raggiungere titoli nazionali, europei e mondiali (ben quattro). "Bisogna essere allenati mentalmente e fisicamente. Mi guardi adesso, peso 73 chili, ma in altre regate è stato necessario salire sino a 83, ovviamente lavorando in palestra, il fisico va curato se vuoi essere competitivo in barca, sempre". E la mente corre a un evento che lo ha recentemente visto protagonista: "Mi porterò per sempre dentro il giro del mondo, un'impresa che sognavo di poter compiere sin da piccolo: aver girato per primo a Capo Horn vincendo l'ultima tappa e concludendo con un clamoroso crescendo la Volvo Ocean Race mi ha riempito di orgoglio e gioia".
Il timoniere plurititolato parla volentieri del giro del mondo: "Siamo arrivati quinti a un punto dal podio, nove mesi intensi per l'evento più lungo del mondo, tanti momenti belli, qualche momento difficile. Due su tutti: quando abbiamo soccorso una imbarcazione che si era schiantata sugli scogli e temevamo per le vite dell'equipaggio, e quando mi dissero che la mia ragazza si era fatta male, molto male, alla schiena e la competizione era già iniziata e, insomma, non potevo far nulla; fortunatamente si è ripresa". Per capirci: la compagna del campione timoniere, Nicole Fedele è, a sua volta, un asso in un altro particolarissimo e un tantino pericoloso sport: il parapendio. "Ma è un fenomeno, ha già ripreso a gareggiare", dice fiero Bolzan. Che continua a inseguire i ricordi del giro del mondo: "Pazzesco, c'era pubblico ovunque, parlo di 600 mila spettatori, anche in Brasile e non solo nel tempio della vela, la Nuova Zelanda. Il nostro team è partito con difficoltà ma giorno dopo giorno siamo riusciti a crescere, impetuosamente, un progresso costante fino alla vittoria di Capo Horn, davvero indimenticabile anche per questo".
Dal giro del mondo al nuovo trionfo con Esimit alla Palermo-Montecarlo: "Gara che mi piace da impazzire e dove ho fatto 5 primi e 1 secondo, se non ricordo male. E' una rotta particolare e bellissima. E poi, vuoi mettere partire dalla baia di Mondello, una delle più belle, e dal Circolo della Vela dove tutto è fantastico e si respira un'aria unica, di armonia e bellezza? Rende tutto ancora migliore".
Ma se Bolzan dovesse convincere un giovane a sposare il suo sport, cosa gli direbbe? "Che andando a vela si capisce, prima di tutto, che il risultato è sempre frutto del lavoro e quindi ci si prepara anche ad affrontare la vita di ogni giorno e poi, ancora, gli direi che la vela è pulita, fatta da gente che ci mette il cuore e che fa della barca una seconda (se non una prima...) casa. E infine gli direi che sta per affrontare un bel percorso, che potrà avere grandi opportunità, che non c'è limite d'età e che godrà di momenti unici in assoluto". Pausa. Poi una aggiunta: "Ho esagerato? Sa, la vela è la mia vita e l'entusiasmo è quello del primo giorno a Grado". Ma no che non ha esagerato. Bello che sia ancora così. Al prossimo giro del mondo, Alberto...
Twitter:@jmarino63
Facebook: Giovanni Marino
[email protected]
"Tutto iniziò a 10 anni, quasi per caso. I miei genitori lavoravano, incombeva l'estate e per tenermi occupato mi iscrissero a un corso di vela alla lega navale di Grado. Iniziai con gli Optimist. Fu un colpo di fulmine. Con lo sport e con il ruolo di timoniere. Il mio istruttore rimase colpito e mi regalò un'altra settimana, posso dire che da allora non sono più sceso dalla barca...", rammenta con un entusiasmo ancora assolutamente genuino.
Ma che qualità occorrono per diventare uno dei migliori timonieri della vela mondiale? "Devi essere veloce, devi saper far correre la barca in qualsiasi condizione. E poi, anche, essere in grado di gestire l'equipaggio. Sono doti un po' naturali, soprattutto la prima, mentre la seconda si può acquisire ma devi essere predisposto perchè un conto è eseguire e un altro è dirigere. Devi pensare all'equipaggio come a una azienda efficiente e organizzata e, nel contempo, sviluppare quella sorta di sesto senso per la velocità, quella sensibilità che ti consente di sentire e capire, il vento, il mare, le onde meglio e prima degli altri".
Semplice, a sentirselo dire. Ovviamente arduo e complicato, invece, da realizzare. Soprattutto per raggiungere titoli nazionali, europei e mondiali (ben quattro). "Bisogna essere allenati mentalmente e fisicamente. Mi guardi adesso, peso 73 chili, ma in altre regate è stato necessario salire sino a 83, ovviamente lavorando in palestra, il fisico va curato se vuoi essere competitivo in barca, sempre". E la mente corre a un evento che lo ha recentemente visto protagonista: "Mi porterò per sempre dentro il giro del mondo, un'impresa che sognavo di poter compiere sin da piccolo: aver girato per primo a Capo Horn vincendo l'ultima tappa e concludendo con un clamoroso crescendo la Volvo Ocean Race mi ha riempito di orgoglio e gioia".
Il timoniere plurititolato parla volentieri del giro del mondo: "Siamo arrivati quinti a un punto dal podio, nove mesi intensi per l'evento più lungo del mondo, tanti momenti belli, qualche momento difficile. Due su tutti: quando abbiamo soccorso una imbarcazione che si era schiantata sugli scogli e temevamo per le vite dell'equipaggio, e quando mi dissero che la mia ragazza si era fatta male, molto male, alla schiena e la competizione era già iniziata e, insomma, non potevo far nulla; fortunatamente si è ripresa". Per capirci: la compagna del campione timoniere, Nicole Fedele è, a sua volta, un asso in un altro particolarissimo e un tantino pericoloso sport: il parapendio. "Ma è un fenomeno, ha già ripreso a gareggiare", dice fiero Bolzan. Che continua a inseguire i ricordi del giro del mondo: "Pazzesco, c'era pubblico ovunque, parlo di 600 mila spettatori, anche in Brasile e non solo nel tempio della vela, la Nuova Zelanda. Il nostro team è partito con difficoltà ma giorno dopo giorno siamo riusciti a crescere, impetuosamente, un progresso costante fino alla vittoria di Capo Horn, davvero indimenticabile anche per questo".
Dal giro del mondo al nuovo trionfo con Esimit alla Palermo-Montecarlo: "Gara che mi piace da impazzire e dove ho fatto 5 primi e 1 secondo, se non ricordo male. E' una rotta particolare e bellissima. E poi, vuoi mettere partire dalla baia di Mondello, una delle più belle, e dal Circolo della Vela dove tutto è fantastico e si respira un'aria unica, di armonia e bellezza? Rende tutto ancora migliore".
Ma se Bolzan dovesse convincere un giovane a sposare il suo sport, cosa gli direbbe? "Che andando a vela si capisce, prima di tutto, che il risultato è sempre frutto del lavoro e quindi ci si prepara anche ad affrontare la vita di ogni giorno e poi, ancora, gli direi che la vela è pulita, fatta da gente che ci mette il cuore e che fa della barca una seconda (se non una prima...) casa. E infine gli direi che sta per affrontare un bel percorso, che potrà avere grandi opportunità, che non c'è limite d'età e che godrà di momenti unici in assoluto". Pausa. Poi una aggiunta: "Ho esagerato? Sa, la vela è la mia vita e l'entusiasmo è quello del primo giorno a Grado". Ma no che non ha esagerato. Bello che sia ancora così. Al prossimo giro del mondo, Alberto...
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