La storia

L'ultima lezione di Federer: cambiare tattica nella risposta e mettersi (ancora) in discussione

Umiltà e talento, a 34 anni il campione svizzero ha stupito tutti nel Masters series di Cincinnati con una strategia super offensiva: "Penso  di essere stato molto creativo in risposta, questo mi darà un sacco di spunti per il resto della stagione..."

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Un metro e mezzo. In avanti. Poteva sembrare folle. E' stato geniale. Quei due passi dentro al campo per rispondere a servizi che ormai incrociano velocità da Formula Uno si sono rivelati una strategia assolutamente vincente. Merito di chi l'ha pensata. E di chi la ha messa in atto. Nell'ordine, Stefan Edberg e Roger Federer. Il Tennis con la maiuscola, insomma. Quello dei colpi al volo, delle smorzate, della varietà di gioco. E dell'umiltà.

Sì perchè il fuoriclasse della racchetta che ha vinto quel Masters  series con la scioltezza e la serenità di un challenger senza perdere un set e mettendo di fila, in quel di Cincinnati, il numero 1 e 2 del mondo, prima Andy Murray, poi Novak Djokovic, ha accettato per l'ennesima volta nella sua strepitosa carriera di mettersi in discussione. Una lezione. Per tutti. Qualsiasi professione si svolga.

E' andata più o meno così: Roger, a 34 anni, non ne vuol sentire di arrendersi all'età e agli avversari, così ha cercato di studiare qualcosa di nuovo per mettere in difficoltà l'ostacolo al momento più grande per il suo inseguimento a un nuovo titolo Slam: Djokovic (che gli ha negato, consecutivamente, gli ultimi due Wimbledon, non poco, insomma).

Con il suo allenatore Edberg, splendido attaccante nato, si è discusso su come essere ancora più offensivi sfruttando il cemento americano. Ed è venuta fuori la tattica della risposta aggressiva, quasi di controbalzo. Che ha spiazzato i rivali e, nella finale, sorpreso, e molto, Novak, che ha visto improvvisamente accorciarsi i tempi per organizzare il suo intenso e sfibrante palleggio, preoccupato invece di intravedere, da subito, la sagoma di Re Roger nei pressi della rete.

Gli analisti dell'Atp raccontano che in undici occasioni Federer si è messo a rispondere ben dentro al campo nella finale, con esiti molto positivi. E sono andati a chiedergli come è nata questa idea. Lui, con disarmante semplicità, ha risposto che cerca sempre qualcosa di nuovo per migliorarsi e quel tipo di risposta "estrema" era stata provata un po' con studiata  consapevolezza, un po' (anche) con molta leggerezza, quasi fosse un divertimento. Ma dal "gioco" alla realtà il passo, ha aggiunto, è stato brevissimo. Con il talento e il timing che possiede, Roger ha capito che funzionava e a Cincinnati, turno dopo turno, ha concretizzato in punti pesanti la nuova tattica.

"Penso di essere stato molto creativo in risposta, questo mi darà un sacco di spunti per il resto della stagione - ha detto lo svizzero, fresco del nuovo importante titolo in conferenza stampa - Attualmente ci sono tante cose che posso fare e che prima non pensavo di poter fare o che non mi azzardavo a fare perché pensavo che fosse una pazzia. Dopo questa settimana dovrò rivalutare tutto ciò". 

Chapeau, irriducibile stella dello sport. E grande innamorato del tennis. Una passione inesausta, un talento infinito e, soprattutto, va ribadito, una umiltà unica: il segno distintivo della grandezza.  
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