Dallo sgambetto alla panchina in Spagna, il calcio aiuta Osama
di GIORGIO BARATTOl video del padre con in braccio il figlio sgambettato dalla cameraman ungherese ha fatto il giro del mondo. Ora il migrante siriano, che è stato allenatore di calcio, e la sua famiglia hanno trovato rifugio in Spagna. E proprio il pallone potrebbe tornare a far parte della sua vita
MADRID - Probabilmente il nome di Osama Abdul Moshen non dirà nulla a la maggior parte di chi legge queste righe. Eppure il video del suo viso sgomento, del suo correre disperato con in braccio il figlio e del tragico sgambetto che ha subito da parte della "giornalista" ungherese Petra Laszlo ha fatto il giro del Mondo. Sì, Osama Abdul Moshen è proprio quel profugo siriano che viene sgambettato dalla bionda cameraman mentre cerca di allontanarsi dalla polizia ungherese, uno dei molti esempi delle vicissitudini che deve affrontare la marea di rifugiati in questi giorni in Europa. Ma il destino, si sa, a volte ama l'ironia, e uno sgambetto che ha reso famoso suo malgrado Osama Abdul, che in qualsiasi campo verrebbe fischiato come un fallo da ammonizione, potrebbe riportarlo ad allenare una squadra di calcio. Questa volta in Spagna.
Osama Abdul Moshen, infatti, è stato allenatore dell'Al-Fotuwa squadra della prima divisione siriana prima di …
Osama Abdul Moshen, infatti, è stato allenatore dell'Al-Fotuwa squadra della prima divisione siriana prima di …
MADRID - Probabilmente il nome di Osama Abdul Moshen non dirà nulla a la maggior parte di chi legge queste righe. Eppure il video del suo viso sgomento, del suo correre disperato con in braccio il figlio e del tragico sgambetto che ha subito da parte della "giornalista" ungherese Petra Laszlo ha fatto il giro del Mondo. Sì, Osama Abdul Moshen è proprio quel profugo siriano che viene sgambettato dalla bionda cameraman mentre cerca di allontanarsi dalla polizia ungherese, uno dei molti esempi delle vicissitudini che deve affrontare la marea di rifugiati in questi giorni in Europa. Ma il destino, si sa, a volte ama l'ironia, e uno sgambetto che ha reso famoso suo malgrado Osama Abdul, che in qualsiasi campo verrebbe fischiato come un fallo da ammonizione, potrebbe riportarlo ad allenare una squadra di calcio. Questa volta in Spagna.
Osama Abdul Moshen, infatti, è stato allenatore dell'Al-Fotuwa squadra della prima divisione siriana prima di vedersi costretto a scappare dal proprio Paese a causa della guerra. Il suo passato sui campi di calcio è salito alla luce in Spagna grazie a un articolo pubblicato dal quotidiano El Mundo, notizia che ha messo in moto la solidarietà da parte del Cenafe (Centro Nacional de Formacion de Entrenadores) che, tramite il presidente Miguel Angel Galan, ha fatto in modo che Osama Abdul e due dei suoi figli Mohammed di 18 e Zaid di 7 (il piccolo che il padre teneva in braccio nel video incriminato) da ieri notte sono a Madrid e che le porte della scuola per allenatori si aprano per l'ex allenatore siriano.
A disposizione della famiglia Moshen è stato messo un appartamento di 114 metri quadrati in quel di Getafe, città alle porte della capitale, anche se la moglie di Osama e gli altri due figli della coppia sono ancora bloccati in Turchia. "Sono lì da due settimane, - ha spiegato Moshen alla stampa, - ma spero che presto possano raggiungerci. Siano felice di quel che ci sta succedendo, ma anche preoccupato per mia moglie i miei altri due figli. Il presidente Galan mi ha assicurato che vivremo tutti insieme".
Per Moshen, che pur non parlando una spagnolo lunedì dovrebbe cominciare i corsi di allenatore presso la scuola del Cenafe, sono arrivate anche le prime proposte concrete di lavoro. La squadra del Mostoles, altra cittadina dell'Hinterland madrileno, che milita nelle serie regionali avrebbe avanzato l'ipotesi che Moshen possa sedere sulla panchina come primo allenatore. Ma non è solo nei confronti di Osama Abdul che la gara di solidarietà dei madrileni si sta sviluppando, una scuola di calcio di Villaverde ha offerte al piccolo Zaid (così come a tutti i figli dei rifugiati) l'iscrizione gratuita per poter dare i prima calci al pallone lontano dall'incubo della guerra.
È una nuova vita quella che aspetta Moshen e la sua famiglia, una vita lontana dalla guerra, dai cordoni di polizia, dai treni bloccati e dalle frontiere chiuse. Un nuovo inizio e una nuova speranza. Scendendo dal treno che nella notte lo ha portato da Barcellona a Madrid, dopo un viaggio che ha avuto inizio a Monaco di Baviera per poi passare per Parigi, Osama Abdul ha trovato ad aspettarlo una marea di giornalisti che lo hanno sommerso di domande. L'ex-allenatore siriano ha già capito che i giornalisti spagnoli sanno essere insistenti, pressanti, indiscreti, ma se non altro non gli faranno mai uno sgambetto.
Osama Abdul Moshen, infatti, è stato allenatore dell'Al-Fotuwa squadra della prima divisione siriana prima di vedersi costretto a scappare dal proprio Paese a causa della guerra. Il suo passato sui campi di calcio è salito alla luce in Spagna grazie a un articolo pubblicato dal quotidiano El Mundo, notizia che ha messo in moto la solidarietà da parte del Cenafe (Centro Nacional de Formacion de Entrenadores) che, tramite il presidente Miguel Angel Galan, ha fatto in modo che Osama Abdul e due dei suoi figli Mohammed di 18 e Zaid di 7 (il piccolo che il padre teneva in braccio nel video incriminato) da ieri notte sono a Madrid e che le porte della scuola per allenatori si aprano per l'ex allenatore siriano.
A disposizione della famiglia Moshen è stato messo un appartamento di 114 metri quadrati in quel di Getafe, città alle porte della capitale, anche se la moglie di Osama e gli altri due figli della coppia sono ancora bloccati in Turchia. "Sono lì da due settimane, - ha spiegato Moshen alla stampa, - ma spero che presto possano raggiungerci. Siano felice di quel che ci sta succedendo, ma anche preoccupato per mia moglie i miei altri due figli. Il presidente Galan mi ha assicurato che vivremo tutti insieme".
Per Moshen, che pur non parlando una spagnolo lunedì dovrebbe cominciare i corsi di allenatore presso la scuola del Cenafe, sono arrivate anche le prime proposte concrete di lavoro. La squadra del Mostoles, altra cittadina dell'Hinterland madrileno, che milita nelle serie regionali avrebbe avanzato l'ipotesi che Moshen possa sedere sulla panchina come primo allenatore. Ma non è solo nei confronti di Osama Abdul che la gara di solidarietà dei madrileni si sta sviluppando, una scuola di calcio di Villaverde ha offerte al piccolo Zaid (così come a tutti i figli dei rifugiati) l'iscrizione gratuita per poter dare i prima calci al pallone lontano dall'incubo della guerra.
È una nuova vita quella che aspetta Moshen e la sua famiglia, una vita lontana dalla guerra, dai cordoni di polizia, dai treni bloccati e dalle frontiere chiuse. Un nuovo inizio e una nuova speranza. Scendendo dal treno che nella notte lo ha portato da Barcellona a Madrid, dopo un viaggio che ha avuto inizio a Monaco di Baviera per poi passare per Parigi, Osama Abdul ha trovato ad aspettarlo una marea di giornalisti che lo hanno sommerso di domande. L'ex-allenatore siriano ha già capito che i giornalisti spagnoli sanno essere insistenti, pressanti, indiscreti, ma se non altro non gli faranno mai uno sgambetto.