La storia

Sla, un libro e una doppia missione

In ''Sla, il male oscuro del pallone'' di Massimiliano Castellani quindici anni di interviste e racconti dei volti più o meno famosi che hanno dovuto combattere con la "Stronza", come la chiamava Borgonovo. E un appello lanciato dal dottor Vanacore

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MILANO - Una doppia missione per il calcio. Da affrontare sul campo della malattia più tristemente legata al mondo del pallone negli ultimi anni: la Sla, il morbo di Lou Gehrig che ha ucciso tanti calciatori, da Signorini a Borgonovo. Massimiliano Castellani è il giornalista sportivo italiano che più di tutti continua testardamente a raccontare le storie dei calciatori malati e indagare la possibile esistenza di cause della malattia dipendenti dallo sport. E' da poco uscito il suo nuovo libro: "Sla, il male oscuro del pallone", edito da Goalbook (pagine 200, euro 14).
All'interno quindici anni di interviste e racconti dei volti più o meno famosi che hanno dovuto combattere con la "Stronza", come la chiamava Borgonovo. E un appello lanciato dal dottor Nicola Vanacore, neuro-epidemiologo dell'Istituto superiore di sanità. "Nel nostro studio basato su 24mila giocatori di Serie A, B e C in attività tra il 1960 al 1996, sono emersi otto decessi per Sla con un aumento del rischio di dodici volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Guariniello poi ci fornì un dato ancora più allarmante: 16 calciatori morti di Sla tra il 1996 e il 2004. Quindi si sale a ventiquattro decessi. Se riuscissimo a comprendere perché i calciatori si ammalano con questa elevata frequenza probabilmente potremmo capire perché si ammala il restante 99% delle persone affette da Sla che non hanno mai giocato a calcio in maniera professionale".

Ecco la doppia sfida. Da un lato, capire se davvero il calcio ha qualche influenza sull'insorgere della Sla: pesticidi usati per i prati, traumi, colpi di testa, abuso di antidolorifici. Sono tante le ipotesi, nessuna ancora suffragata da evidenze scientifiche. Dall'altro, utilizzare questi intrecci particolarmente intensi tra calcio e Sla per consentire un passo avanti generale nella ricerca utile anche agli altri ammalati presenti nella popolazione. Anche per questo motivo, oltre a Massimiliano, altre persone vicine al pallone continuano a battagliare contro la Sla. Tra queste in prima fila Vialli e Mauro con la loro Fondazione. Mauro ha ripetuto spesso in questi anni che le istituzione calcistiche avrebbero tutto l'interesse a capire perché ci si ammala di Sla in modo da eliminare ogni sospetto intorno al pallone: un passaggio doveroso pensando a tutti i bambini che si avvicinano allo sport più popolare. Invece, anche dal punto di vista economico, l'aiuto non è mai stato particolarmente intenso.

I libri come quello di Castellani aiutano a tenere viva l'attenzione su un male terribile che finisce per coinvolgere tante famiglie a causa delle enormi difficoltà dell'assistenza: "Psicologicamente fa ammalare tutti quelli che vivono insieme al paziente", scrive Massimiliano che cerca di dare un volto anche alla vicende meno famose. Come quella di Stefano Turchi, bomber dell'Ancona di Vincenzo Guerini, promosso in Serie A nel 1992. "Colpa del calcio? Ho avuto tanti infortuni e preso parecchi farmaci, ma non so se dipenda da questo. Tempo fa ho saputo che ci sono altri calciatori nelle mie condizioni, ma non hanno il coraggio di esporsi pubblicamente. Li capisco, all'inizio è successo anche a me. Però, venire allo scoperto e parlarne fa stare un po' meglio. Più voci siamo e più possiamo essere tutelati. E magari un giorno, come ce l'ho fatta ad andare in Serie A, potrò dire: ho sconfitto la Sla".