Niente Coppa d'Asia. Così ha deciso suo marito. La vicenda umana e professionale di Niloufar Ardalan, 30enne calciatrice iraniana e icona sportiva nazionale riaccende i fari sulla difficile condizione di vita per le donne nel Paese asiatico, tra limitazioni, divieti e carcere. Per Lady Gol, così conosciuta in patria, dopo 19 anni di carriera, c'era finalmente la vetrina internazionale: la fase finale della Coppa d'Asia con la nazionale di futsal, una variante del calcio a cinque, al via dal 21 al 26 settembre. Invece è rimasta a casa. Non si è unita alle compagne di squadra perché la legge della Repubblica Islamica consente ai mariti il diritto di impedire alle mogli di recarsi all’estero. E il consorte, un giornalista sportivo iraniano, Mehdi Toutounchi si è rifiutato di firmare il rinnovo del passaporto della moglie dopo un litigio coniugale – sempre la legge prevede la firma del coniuge per rinnovare il documento valido per l'espatrio – perché la calciatrice sarebbe dovuta restare accanto al figlio, all'avvio dell'anno scolastico. In pratica, in punizione senza pallone.
E addio al sogno di una vita. La prima reazione della calciatrice dopo il veto del marito è stata un messaggio su Instagram sulla legge che andrebbe modificata, aggiungendo che sarebbe stata una donna musulmana in campo per tenere alto l'onore del proprio Paese, “un soldato che si batte per issare la bandiera nazionale”. Dalla sua parte si è schierata via Instagram Maryam Tousi, sprinter detentrice dei primati iraniani nei 100, 200, 400 metri piani, mentre un fumettista l'ha raffigurata in campo mentre cerca di calciare con un piede ammanettato. Per Lady Gol, impegnata da anni nella lotta per i diritti delle donne iraniane, niente carcere. In questi giorni Sadi Sadr, il direttore del gruppo per la difesa dei diritti umani Justice for Iran, ha detto a Radio Free Europe: “Questo caso mostra quanto impatto estendere questa legge potrebbe avere sulla vita delle donne. Anche se una donna ottiene incarichi importanti in politica, nello sport o nella cultura, ha ancora bisogno del consenso del marito per quanto riguarda uno dei suoi diritti fondamentali: viaggiare all’estero”, aggiungendo che questo caso potrebbe portare altre donne a farsi avanti, cominciando a creare crepe nel muro dell'omertà.
La stessa Ardalan circa dieci anni fa assieme alle compagne di squadra otteneva l'autorizzazione dalla federazione calcistica iraniana ad assistere a una partita di calcio all'aperto, allo stadio Azadi di Teheran. Per aver provato a godersi Iran – Italia di pallavolo maschile (il Paese asiatico ha bandito il volley tre anni fa) nello stesso impianto invece è finita dietro alle sbarre nel giugno 2014 la giovane avvocatessa britannica di origine iraniana Ghoncheh Ghavami, malgrado il divieto imposto dalla rigida morale islamico-sciita. Colpevole di propaganda contro il sistema di governo. La ragazza era già stata rilasciata una prima volta su cauzione ma poi arrestata di nuovo. In carcere a Teheran - prima rilasciata su cauzione poi di nuovo arrestata -, aveva anche iniziato uno sciopero della fame, suscitando attenzione e solidarietà di migliaia di persone firmatarie anche di una petizione per la sua liberazione, avvenuta cinque mesi dopo.
E addio al sogno di una vita. La prima reazione della calciatrice dopo il veto del marito è stata un messaggio su Instagram sulla legge che andrebbe modificata, aggiungendo che sarebbe stata una donna musulmana in campo per tenere alto l'onore del proprio Paese, “un soldato che si batte per issare la bandiera nazionale”. Dalla sua parte si è schierata via Instagram Maryam Tousi, sprinter detentrice dei primati iraniani nei 100, 200, 400 metri piani, mentre un fumettista l'ha raffigurata in campo mentre cerca di calciare con un piede ammanettato. Per Lady Gol, impegnata da anni nella lotta per i diritti delle donne iraniane, niente carcere. In questi giorni Sadi Sadr, il direttore del gruppo per la difesa dei diritti umani Justice for Iran, ha detto a Radio Free Europe: “Questo caso mostra quanto impatto estendere questa legge potrebbe avere sulla vita delle donne. Anche se una donna ottiene incarichi importanti in politica, nello sport o nella cultura, ha ancora bisogno del consenso del marito per quanto riguarda uno dei suoi diritti fondamentali: viaggiare all’estero”, aggiungendo che questo caso potrebbe portare altre donne a farsi avanti, cominciando a creare crepe nel muro dell'omertà.
La stessa Ardalan circa dieci anni fa assieme alle compagne di squadra otteneva l'autorizzazione dalla federazione calcistica iraniana ad assistere a una partita di calcio all'aperto, allo stadio Azadi di Teheran. Per aver provato a godersi Iran – Italia di pallavolo maschile (il Paese asiatico ha bandito il volley tre anni fa) nello stesso impianto invece è finita dietro alle sbarre nel giugno 2014 la giovane avvocatessa britannica di origine iraniana Ghoncheh Ghavami, malgrado il divieto imposto dalla rigida morale islamico-sciita. Colpevole di propaganda contro il sistema di governo. La ragazza era già stata rilasciata una prima volta su cauzione ma poi arrestata di nuovo. In carcere a Teheran - prima rilasciata su cauzione poi di nuovo arrestata -, aveva anche iniziato uno sciopero della fame, suscitando attenzione e solidarietà di migliaia di persone firmatarie anche di una petizione per la sua liberazione, avvenuta cinque mesi dopo.