Tra guerra e discriminazioni, la lunga corsa di Yohannes
di ANDREA BARCHIESI31 anni, eritreo, ha vissuto sulla propria pelle il conflitto contro l'Etiopia e l'esilio per motivi religiosi. Dopo la fuga, l'incontro casuale con Gianni Perricelli, ex gloria dell'atletica azzurra, gli ha cambiato la vita. Domenica scorsa ha vinto il trofeo Montestella passando davanti al suo centro di accoglienza
ROMA - Ha finito la sua corsa in un centro di accoglienza vicino al Parco del Trenno di Milano lo scorso novembre. Yohannes Girmay, nato nel 1984 in Eritrea e campione militare mondiale degli 800 metri nel 2012 in Brasile ne ha viste di tutti i colori, ha corso mille pericoli nella sua vita colma di avventure, sfiorando la morte in ogni istante. Non ne poteva più, optando per la fuga prima in Francia, poi da un parente in Svizzera e quindi in Italia a Milano dove ha ottenuto il permesso di soggiorno, in attesa dell'asilo politico. In Eritrea, terra in cui la quotidianità non gli ha concesso mai tanto sfarzo, presto, anzi prestissimo, comincia a saggiare la resistenza delle sue fragili membra. Nel 1999 a soli 15 anni, Girmay viene prestato al servizio militare dove combatte con molti coetanei contro l'Etiopia. Visto che ha delle attitudini per la corsa, dove eccelle rispetto agli altri compagni, gode di uno dei primi rari lussi della …
ROMA - Ha finito la sua corsa in un centro di accoglienza vicino al Parco del Trenno di Milano lo scorso novembre. Yohannes Girmay, nato nel 1984 in Eritrea e campione militare mondiale degli 800 metri nel 2012 in Brasile ne ha viste di tutti i colori, ha corso mille pericoli nella sua vita colma di avventure, sfiorando la morte in ogni istante. Non ne poteva più, optando per la fuga prima in Francia, poi da un parente in Svizzera e quindi in Italia a Milano dove ha ottenuto il permesso di soggiorno, in attesa dell'asilo politico. In Eritrea, terra in cui la quotidianità non gli ha concesso mai tanto sfarzo, presto, anzi prestissimo, comincia a saggiare la resistenza delle sue fragili membra. Nel 1999 a soli 15 anni, Girmay viene prestato al servizio militare dove combatte con molti coetanei contro l'Etiopia. Visto che ha delle attitudini per la corsa, dove eccelle rispetto agli altri compagni, gode di uno dei primi rari lussi della propria vita: riceve alcuni permessi premio che gli servono per allenarsi meglio e tenere alto il nome del suo Paese in campo internazionale.
E proprio in Eritrea subisce anche il primo pesante schiaffo dai superiori a causa della propria religione: non solo rischia la pelle nelle incursioni contro gli etiopi ma visto che è cristiano evangelico viene spedito al confino. Prima, però, fa in tempo a vincere in Brasile i mondiali militari degli 800 metri con 1.47.26 e stabilire alcuni primati personali nei 1.500 con 3.43, 5.000 con 14.04 e 10.000 con 29.03. Tutto bello, importante, tempi e vittorie che lo fanno considerare un campione e che non gli evitano però il castigo dell'esilio al confino per motivi religiosi. Non si sa come e perché ma viene inserito nella comitiva militare eritrea che approda in Francia per alcune competizioni. Ed è lo sport a salvarlo. Fugge di notte, ovviamente di corsa. Si nasconde ed evita di rientrare con la nazionale militare che torna a casa. Dalla Francia raggiunge la vicina Svizzera e qui l'Italia, al parco del Trenno. Una vita di stenti, finalmente al riparo dei combattimenti in un centro di accoglimento dei profughi.
Meglio che niente con una porta aperta alla speranza di risorgere. Un giorno si mette in contatto per puro caso, durante una corsa in quella zona, con Gianni Perricelli, ex atleta attualmente in quota al gruppo delle Fiamme Azzurre, la polizia penitenziaria. E qui avviene un altro miracolo, un altro lusso che la vita grama concede a Yohannes. Perricelli non fa altro che avvertire il Cus Pro Patria e Giorgio Rondelli. Così Girmay viene indirizzato nella struttura di una delle società italiane più gloriose di sempre. Iniziano gli allenamenti diversi da tutti quelli che aveva svolto sin lì, non più quelli in cui era il bersaglio prediletto delle bombe nemiche. E il Cus Pro Patria non solo lo tessera e gli offre una casa ideale ma pensa a curare anche la parte amministrativa, cercandogli un lavoro part-time e facendolo correre nella StraMilano e Dee Jay Ten dove Yohannes vince senza avversari. Domenica ha corso e vinto il trofeo Montestella, di 10 km, passando davanti al suo centro di accoglienza, sostenuto dal calore e dagli stiscioni degli altri rifugiati politici. Una corsa a perdifiato iniziata in uno stato in guerra che, dopo infinite salite, poche discese e curve a gogo, ancora deve terminare. Una conferma se ce ne fosse bisogno che lo sport fa bene alla salute e spesso salva la vita.
E proprio in Eritrea subisce anche il primo pesante schiaffo dai superiori a causa della propria religione: non solo rischia la pelle nelle incursioni contro gli etiopi ma visto che è cristiano evangelico viene spedito al confino. Prima, però, fa in tempo a vincere in Brasile i mondiali militari degli 800 metri con 1.47.26 e stabilire alcuni primati personali nei 1.500 con 3.43, 5.000 con 14.04 e 10.000 con 29.03. Tutto bello, importante, tempi e vittorie che lo fanno considerare un campione e che non gli evitano però il castigo dell'esilio al confino per motivi religiosi. Non si sa come e perché ma viene inserito nella comitiva militare eritrea che approda in Francia per alcune competizioni. Ed è lo sport a salvarlo. Fugge di notte, ovviamente di corsa. Si nasconde ed evita di rientrare con la nazionale militare che torna a casa. Dalla Francia raggiunge la vicina Svizzera e qui l'Italia, al parco del Trenno. Una vita di stenti, finalmente al riparo dei combattimenti in un centro di accoglimento dei profughi.
Meglio che niente con una porta aperta alla speranza di risorgere. Un giorno si mette in contatto per puro caso, durante una corsa in quella zona, con Gianni Perricelli, ex atleta attualmente in quota al gruppo delle Fiamme Azzurre, la polizia penitenziaria. E qui avviene un altro miracolo, un altro lusso che la vita grama concede a Yohannes. Perricelli non fa altro che avvertire il Cus Pro Patria e Giorgio Rondelli. Così Girmay viene indirizzato nella struttura di una delle società italiane più gloriose di sempre. Iniziano gli allenamenti diversi da tutti quelli che aveva svolto sin lì, non più quelli in cui era il bersaglio prediletto delle bombe nemiche. E il Cus Pro Patria non solo lo tessera e gli offre una casa ideale ma pensa a curare anche la parte amministrativa, cercandogli un lavoro part-time e facendolo correre nella StraMilano e Dee Jay Ten dove Yohannes vince senza avversari. Domenica ha corso e vinto il trofeo Montestella, di 10 km, passando davanti al suo centro di accoglienza, sostenuto dal calore e dagli stiscioni degli altri rifugiati politici. Una corsa a perdifiato iniziata in uno stato in guerra che, dopo infinite salite, poche discese e curve a gogo, ancora deve terminare. Una conferma se ce ne fosse bisogno che lo sport fa bene alla salute e spesso salva la vita.