Le Olimpiadi ai tempi del Terzo Reich, una storia di passione e di ferocia
di GIACOMO LUCHINI"L'ultima estate di Berlino” è il titolo del romanzo di Federico Buffa e Paolo Frusca, ambientato durante i Giochi del 1936. Straordinarie storie di sport si intrecciano con il dramma delle persecuzioni razziali, con in primo piano la vera vicenda di un ufficiale tedesco di origini ebraiche
Sport e grande storia si fondono mirabilmente nel primo romanzo di Federico Buffa. Scritto a quattro mani con Paolo Frusca, "L'ultima estate di Berlino", edito da Rizzoli, racconta le Olimpiadi del 1936 e la faraonica macchina organizzativa messa in moto dal Terzo Reich per stupire il mondo intero con una sensazionale dimostrazione di potenza e potere. A contaminare l'affascinante clima dei Giochi, però, sono gli inequivocabili segnali del delirio nazista che, in un'inarrestabile proliferazione di odio e follia ben percepibili nelle pagine del libro, trascinerà il genere umano negli abissi della guerra e nell'orrore dell'Olocausto.
Tra le tante vicende minori che si intrecciano e si sovrappongono con la macro-storia, o che semplicemente la sfiorano, la più significativa è quella del capitano Wolfgang Fürstner, ufficiale della Wehrmacht e responsabile del Villaggio olimpico che, per le sue origini ebraiche, viene des…
Tra le tante vicende minori che si intrecciano e si sovrappongono con la macro-storia, o che semplicemente la sfiorano, la più significativa è quella del capitano Wolfgang Fürstner, ufficiale della Wehrmacht e responsabile del Villaggio olimpico che, per le sue origini ebraiche, viene des…
Sport e grande storia si fondono mirabilmente nel primo romanzo di Federico Buffa. Scritto a quattro mani con Paolo Frusca, "L'ultima estate di Berlino", edito da Rizzoli, racconta le Olimpiadi del 1936 e la faraonica macchina organizzativa messa in moto dal Terzo Reich per stupire il mondo intero con una sensazionale dimostrazione di potenza e potere. A contaminare l'affascinante clima dei Giochi, però, sono gli inequivocabili segnali del delirio nazista che, in un'inarrestabile proliferazione di odio e follia ben percepibili nelle pagine del libro, trascinerà il genere umano negli abissi della guerra e nell'orrore dell'Olocausto.
Tra le tante vicende minori che si intrecciano e si sovrappongono con la macro-storia, o che semplicemente la sfiorano, la più significativa è quella del capitano Wolfgang Fürstner, ufficiale della Wehrmacht e responsabile del Villaggio olimpico che, per le sue origini ebraiche, viene destituito dall'incarico. La bieca attuazione della politica razziale del Terzo Reich non conosce ostacoli e non si ferma neppure di fronte a un decorato della prima guerra mondiale, un patriota, un soldato disposto a dare la vita per la sua Nazione. La Germania nazista lo rifiuta, costringendolo ad una drammatica presa di coscienza che lo spinge a guardare da tutt'altra prospettiva la realtà che lo circonda. L'iniziale entusiasmo di Fürstner finisce annichilito dall'asfissiante morsa delle persecuzioni razziali e soltanto lo sport e le gesta olimpiche garantiscono al capitano un effimero rifugio.
Accanto alla vera storia - condita da poche licenze romanzesche - di Wolfgang Fürstner, che narra le vicende del libro in prima persona, compaiono personaggi di fantasia ma anche tanti protagonisti di quella Olimpiade. Figure di sportivi leggendari come Jesse Owens, il tedesco Carl Lutz Long e il maratoneta Sohn Kee-chung, capaci con le loro gesta di abbattere le barriere della discriminazione, lanciando un messaggio di speranza che fa da contraltare al clima d'odio che, oltre alla Germania nazista, contagiava altri Paesi e continenti. Owens, nonostante le quattro medaglie d'oro conquistate, godette sempre di scarsa considerazione negli Usa a causa del colore della sua pelle e solo nel 1976, quattro anni prima di morire, gli Stati Uniti si ricordarono di lui, conferendogli la medaglia presidenziale. L'amicizia con Lutz Long e la controversa questione dell'aiuto che il tedesco avrebbe dato ad Owens nelle qualificazioni della gara di salto in lungo è una straordinaria pagina di storia di sport riportata alla luce da Buffa e Frusca, alla stregua di quella di Sohn Kee-chung, autore di un mesto trionfo nella maratona perché costretto a gareggiare sotto la bandiera nipponica nel periodo della dominazione giapponese sulla Corea.
Al capitano Fürstner si affianca e si alterna un'altra voce narrante, quella del giornalista statunitense Dale Warren, corrispondente dell'Herald Tribune per le Olimpiadi del 1936. Un punto di vista ovviamente diverso, focalizzato sullo spettacolo sportivo dei Giochi e sul futuro radioso che l'intero popolo americano è convinto di avere di fronte. Ne scaturisce un racconto a più velocità, principalmente narrato con uno stile incalzante e asciutto, attraverso un linguaggio che però non manca di poesia e riesce a regalare pennellate di straordinaria efficacia. A chiusura del romanzo, oltre alla postfazione di Emilio Russo - direttore artistico del Teatro Menotti - è collocata un'interessante sezione in cui sono sviluppate in breve le storie dei personaggi realmente esistiti che popolano le pagine de "L'ultima estate di Berlino".
Tra le tante vicende minori che si intrecciano e si sovrappongono con la macro-storia, o che semplicemente la sfiorano, la più significativa è quella del capitano Wolfgang Fürstner, ufficiale della Wehrmacht e responsabile del Villaggio olimpico che, per le sue origini ebraiche, viene destituito dall'incarico. La bieca attuazione della politica razziale del Terzo Reich non conosce ostacoli e non si ferma neppure di fronte a un decorato della prima guerra mondiale, un patriota, un soldato disposto a dare la vita per la sua Nazione. La Germania nazista lo rifiuta, costringendolo ad una drammatica presa di coscienza che lo spinge a guardare da tutt'altra prospettiva la realtà che lo circonda. L'iniziale entusiasmo di Fürstner finisce annichilito dall'asfissiante morsa delle persecuzioni razziali e soltanto lo sport e le gesta olimpiche garantiscono al capitano un effimero rifugio.
Accanto alla vera storia - condita da poche licenze romanzesche - di Wolfgang Fürstner, che narra le vicende del libro in prima persona, compaiono personaggi di fantasia ma anche tanti protagonisti di quella Olimpiade. Figure di sportivi leggendari come Jesse Owens, il tedesco Carl Lutz Long e il maratoneta Sohn Kee-chung, capaci con le loro gesta di abbattere le barriere della discriminazione, lanciando un messaggio di speranza che fa da contraltare al clima d'odio che, oltre alla Germania nazista, contagiava altri Paesi e continenti. Owens, nonostante le quattro medaglie d'oro conquistate, godette sempre di scarsa considerazione negli Usa a causa del colore della sua pelle e solo nel 1976, quattro anni prima di morire, gli Stati Uniti si ricordarono di lui, conferendogli la medaglia presidenziale. L'amicizia con Lutz Long e la controversa questione dell'aiuto che il tedesco avrebbe dato ad Owens nelle qualificazioni della gara di salto in lungo è una straordinaria pagina di storia di sport riportata alla luce da Buffa e Frusca, alla stregua di quella di Sohn Kee-chung, autore di un mesto trionfo nella maratona perché costretto a gareggiare sotto la bandiera nipponica nel periodo della dominazione giapponese sulla Corea.
Al capitano Fürstner si affianca e si alterna un'altra voce narrante, quella del giornalista statunitense Dale Warren, corrispondente dell'Herald Tribune per le Olimpiadi del 1936. Un punto di vista ovviamente diverso, focalizzato sullo spettacolo sportivo dei Giochi e sul futuro radioso che l'intero popolo americano è convinto di avere di fronte. Ne scaturisce un racconto a più velocità, principalmente narrato con uno stile incalzante e asciutto, attraverso un linguaggio che però non manca di poesia e riesce a regalare pennellate di straordinaria efficacia. A chiusura del romanzo, oltre alla postfazione di Emilio Russo - direttore artistico del Teatro Menotti - è collocata un'interessante sezione in cui sono sviluppate in breve le storie dei personaggi realmente esistiti che popolano le pagine de "L'ultima estate di Berlino".