La storia

Mangiacapre, da bullo a guardia: "Punto a Rio, poi entro nel mondo Usa"

Vincenzo Mangiacapre 
La parabola del ragazzo di Marcianise. Bullo in una banda giovanile, poi il ring gli ha cambiato la vita ed ora fa parte delle Fiamme azzurre, la polizia penitenziaria. Farà i Giochi, poi il sogno offertogli dal mitico Bob Arum: "Mi affido alla persona più competente che possa esistere sulla terra"
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Dopo le Olimpiadi di Rio viaggerà alla scoperta del pianeta professionistico americano. Vincenzo Mangiacapre pugile per bene e ragazzo con la schiena dritta va giù duro. Senza peli sulla lingua e un po' nouvelle Cristoforo Colombo lancia la sfida: "Vado alla ricerca di un altro mondo, Bob Arum mi aspetta, non ho voglia di correre dietro manager italiani che di professionismo non capiscono niente, mi affido alla persona più competente che possa esistere sulla terra". E sì che l'ebreo ultraottantenne di Las Vegas l'aveva già cercato una volta, Vincenzo. Fu dopo le olimpiadi di Londra ed il re della boxe americana si era invaghito di quello scugnizzo, tutta velocità e doppi colpi, che l'avevano mostrato alla grande platea. Subito non furono rose e fiori, l'amore  infatti non venne ricambiato: "Ero troppo giovane e con la voglia di godermi la personale passerella, ecco non ero maturo", ricorda Mangiacapre. Ma stavolta si cambia e vada come vada dopo Rio, verrà calato il sipario sui ring italiani ed europei per aprirsi magicamente nei quattro o cinque anni successivi, negli states, nel paradiso del pugilato. Da dilettante d'oro a professionista coi fiocchi: per uno che la favola della boxe l'ha strappato alla strada e alle sue regole violente dove i principi vengono infranti quotidianamente, non è poco, è tanto, un'immensità.

A Marcianise, città in cui  diventi campione oppure  t'impantani nell'illegalità diffusa, Vincenzo vive sulla sua pelle la legge del contrappasso e da bullo, passa col tempo e la maturità, a guardia penitenziaria. Descrive Federico Cenci nel libro Campioni di vita edito da AresZenitbooks quel periodo selvaggio dagli otto ai 18 anni del campione casertano: "Fu così che la strada strappò questo pugile in erba alla palestra. Pugni dati e ricevuti ma non con i guantoni e dentro un apparato di regole, se non quelle ruvide che regnano nei bar e sui muretti diroccati". Mangiacapre piccolo s'iscrive alla  palestra  e non disdegna di fare il bullo con la baby gang che di lì a poco tempo lo eleggerà a suo alfiere prediletto. Gli studi non fanno per lui, Ragioneria viene abbandonata al terzo anno.  I libri sono pesanti ed è  più facile campare di espedienti. Gli assalti per strada quelli sì che lo coinvolgono. Botte, risse e infine l'episodio che segnerà il suo futuro: l'agguato ad un uomo che viene scaraventato a terra per sfilargli il telefonino dalle tasche. I teppistelli vengono identificati, Vincenzo nega e negherà  sempre di aver sottratto la refurtiva.

Si fa qualche giorno ai domiciliari e un altro anno lo impegna ai lavori socialmente utili, ad accompagnare i disabili: "Ho meditato a lungo in quel lasso di tempo, madonna quanto ho riflettuto". Raffaele Bergamasco Ct della Nazionale lo prende in disparte e fissandolo dritto negli occhi gli getta addosso l'ultimatum, un salvagente determinante: "O cambi o per te è finita". Passa un anno e Mangiacapre vince il bronzo ai campionati europei, tre anni dopo entra a far parte delle Fiamme azzurre, la polizia penitenziaria. Che strana la vita: a guardarla al di là e al di qua delle sbarre è un attimo ma in quel secondo ti cambia tutto.  Allenamenti, sacrifici, un terzo posto a Londra: risalire la china, una volta che hai voltato l'angolo si può e si deve. Mangiacapre è eletto ambasciatore simbolico della Steadfast Onlus che si occupa degli ultimi  e diseredati in Nigeria.  Prova a combattere in  un circuito semiprofessionistico a Milano. Il Wsb (World Series of boxing), in cui per gareggiare è costretto ad aumentare il suo peso da 64 kg a 74 kg. Vince tre match ma torna alle origini, alla sua vera nazionale e al centro federale di Assisi dove prepara i minimi particolari, in modo maniacale e francescano tutto casa e palestra: "Voglio salire sul podio più alto di Rio dei Superleggeri  -  confessa  -  e anche se ho la schiena acciaccata ci riuscirò".  A pezzi ma diritta visto che a 18 anni i guantoni gli hanno cambiato la vita. "Cosa vuoi che sia?  -  confessa Vincenzo  -  questi dolori lancinanti sono nulla di fronte agli obiettivi che mi sono posto". E così invece di eseguire gli allunghi in velocità sulla pista di atletica scende in acqua, nella piscina con Bergamasco che impartisce gli ordini. Poi provvede il sacco a fargli da avversario per il resto della giornata. Prima che le luci della ribalta lo riportino in alto, ancora più su del gradino in cui si è sistemato provvisoriamente alle Olimpiadi di Londra. In attesa di Bob Arum e Las Vegas arriva al di là dell'oceano quello che una volta era il  bulletto di Marcianise. Porterà con sé una vecchia valigia dei migranti, strapiena di stracci da gettare, e ben  visibile, un sogno mondiale che si sta materializzando.