Meglio di lui, secondo Wilt Chamberlain, nessuno con gli Harlem Globetrotters. Meadowlark Lemon, morto a 83 anni, era il simbolo, la fotografia venuta meglio della squadra che fa divertire il mondo della palla a spicchi da quasi 90 anni. Lemon era il Clown Prince, il personaggio centrale nella sceneggiatura riproposta quasi tutte le sere sul parquet. Casacca numero 36, nei palazzetti dello sport americani - e non solo - a far girar la testa ai ragazzini dal 1954, per 22 anni in fila, 350 partite l'anno, dal 1954 al 1978. Prima del sogno Trotters, per lui l'incubo guerra, con due anni nell'esercito americano, in Austria. Con la prima palla a due per gli Harlem aveva realizzato il suo sogno, comune a quello di tanti neri dell'America del Sud - veniva dal North Carolina - che avevano notizie dei Globetrotters al cinegiornale.
Lemon era un artista dell'arancia, come chiamano la palla negli Stati Uniti, che spesso finiva a un compagno dopo essere scivolata lungo il suo braccio, oppure dopo un passaggio dietro la schiena, con l'avversario di turno, quasi sempre uno dei perdenti per definizione contro i Trotters, gli Washington Generals, immobile con gli occhi sgranati. Ma è stato proprio un suo tiro sbagliato a consegnare il primo, storico successo dei Generals, nel 1971 a Martin Tennessee, con i Trotters che in quell'occasione non riuscivano a recuperare punti di svantaggio accumulati tra gag e show con il pubblico. Tra le sue specialità, il gancio, il tiro poi portato nella leggenda da Kareem Abdul Jabbar nei Los Angeles Lakers degli anni Settanta e Ottanta ma da metà campo, come provano a fare i tifosi durante gli intervalli delle partite Nba, con mazzette di dollari in palio.
Lemon è stato in squadra con Chamberlain nel 1958 (in questi giorni ricorre l'anniversario per Mister 100 punti di una partita da 78 punti e 43 rimbalzi nel 1971, terza prestazione di sempre al tiro dopo il suo primato e gli 81 punti di Kobe Bryant ai Toronto Raptors nel 2006). Chamberlain rinunciava all'ultimo anno di college ritardando l'arrivo nella Nba dove era già tracciata la sua corsa verso la leggenda (128 record personali) per giocare con gli Harlem, assieme a un assegno da 65 mila dollari. Un duo che scriveva pagine di pallacanestro ogni sera, in ogni posto. Con Chamberlain che riteneva Lemon più forte di tutti, di Michael Jordan, di Julius Erving, di Bill Russell. E Lemon, come l'ex fenomeno di Lakers e Philadelphia 76ers, si è visto ritirare la maglia, la numero 36, onore che è spettato solo ad altri due, Marques Haynes e Reece "Goose" Tatum (la sua ispirazione su un campo da basket), leggende dei Globetrotters.
Tra i suoi ammiratori anche Dino Meneghin, che nella sua autobiografia - "Passi da gigante: La mia vita vista dall'alto" - spiegava che al canestro si è avvicinato grazie a Lemon, un amore poi rifinito ammirando Bill Walton, lo stesso Jabbar. Lemon aveva lasciato gli Harlem nel 1978, forse nella fase meno felice della storia della squadra giramondo, per una disputa salariale. Ma 16 anni dopo faceva il percorso inverso, dopo tante partite con altre squadre esibizione, dai Bucketeers agli Shooting Stars. Nulla come gli Harlem, un marchio, un brand che l'ha portato alla gloria e alla riconoscenza eterna degli amanti della pallacanestro.
Lemon era un artista dell'arancia, come chiamano la palla negli Stati Uniti, che spesso finiva a un compagno dopo essere scivolata lungo il suo braccio, oppure dopo un passaggio dietro la schiena, con l'avversario di turno, quasi sempre uno dei perdenti per definizione contro i Trotters, gli Washington Generals, immobile con gli occhi sgranati. Ma è stato proprio un suo tiro sbagliato a consegnare il primo, storico successo dei Generals, nel 1971 a Martin Tennessee, con i Trotters che in quell'occasione non riuscivano a recuperare punti di svantaggio accumulati tra gag e show con il pubblico. Tra le sue specialità, il gancio, il tiro poi portato nella leggenda da Kareem Abdul Jabbar nei Los Angeles Lakers degli anni Settanta e Ottanta ma da metà campo, come provano a fare i tifosi durante gli intervalli delle partite Nba, con mazzette di dollari in palio.
Lemon è stato in squadra con Chamberlain nel 1958 (in questi giorni ricorre l'anniversario per Mister 100 punti di una partita da 78 punti e 43 rimbalzi nel 1971, terza prestazione di sempre al tiro dopo il suo primato e gli 81 punti di Kobe Bryant ai Toronto Raptors nel 2006). Chamberlain rinunciava all'ultimo anno di college ritardando l'arrivo nella Nba dove era già tracciata la sua corsa verso la leggenda (128 record personali) per giocare con gli Harlem, assieme a un assegno da 65 mila dollari. Un duo che scriveva pagine di pallacanestro ogni sera, in ogni posto. Con Chamberlain che riteneva Lemon più forte di tutti, di Michael Jordan, di Julius Erving, di Bill Russell. E Lemon, come l'ex fenomeno di Lakers e Philadelphia 76ers, si è visto ritirare la maglia, la numero 36, onore che è spettato solo ad altri due, Marques Haynes e Reece "Goose" Tatum (la sua ispirazione su un campo da basket), leggende dei Globetrotters.
Tra i suoi ammiratori anche Dino Meneghin, che nella sua autobiografia - "Passi da gigante: La mia vita vista dall'alto" - spiegava che al canestro si è avvicinato grazie a Lemon, un amore poi rifinito ammirando Bill Walton, lo stesso Jabbar. Lemon aveva lasciato gli Harlem nel 1978, forse nella fase meno felice della storia della squadra giramondo, per una disputa salariale. Ma 16 anni dopo faceva il percorso inverso, dopo tante partite con altre squadre esibizione, dai Bucketeers agli Shooting Stars. Nulla come gli Harlem, un marchio, un brand che l'ha portato alla gloria e alla riconoscenza eterna degli amanti della pallacanestro.