La storia

Dalla Somalia ai ghiacci della Svezia, con pattini e mazza per battere la xenofobia

Un gruppo di immigrati somali di Borlange - città a nord di Stoccolma - ha formato una squadra di bandy (uno sport simile all'hockey molto diffuso in Scandinavia) e si è iscritto al campionato: sono arrivati ultimi, ma sono anche diventati un caso in un Paese che sta facendo i conti con la questione immigrazione

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LONDRA - L'unico ghiaccio che avevano mai visto, per gran parte della loro vita, era quello dei cubetti dentro i bicchieri di Coca-Cola. Ma un gruppo di giovani immigrati somali, qualche mese dopo essere arrivati in Svezia, si sono messi i pattini ai piedi, hanno impugnato una mazza e sul ghiaccio adesso corrono tutte le settimane. La squadra che hanno formato si chiama come il loro paese d'origine, Somalia, e compete nel campionato svedese di bandy, uno sport simile all'hockey su ghiaccio: la differenza fondamentale è che il campo è grande come uno da football e in rete bisogna tirare una piccola palla di materiale duro. Giocano a Borlange, una cittadina 200 chilometri a nord di Stoccolma, diventata la nuova casa di circa 3 mila immigrati somali, e sono immediatamente diventati qualcosa di più di una società sportiva: due tivù svedesi hanno dedicato documentari alla loro squadra, tutti i media nazionali se ne sono occupati, stamane anche il Guardian di Londra dedica loro un articolo. Vengono considerati un modo per contribuire all'integrazione della loro comunità etnica in Svezia e per battere la xenofobia in un paese reso nervoso, come altri, dalla tragedia dei migranti (tanto da avere appena deciso di reimporre i controlli alla frontiera, in pratica rinunciando agli accordi di Schengen).

Insomma, si può ben dire che gli undici ragazzi con pattini e mazza hanno "rotto il ghiaccio" di cui era circondata l'immigrazione somala nella nazione scandinava. "L'integrazione da noi non ha funzionato come doveva", dice Hans Grandin, uno svedese che fa parte dei dirigenti della squadra di somali. "Richiede tempo, specialmente in Svezia, dove la gente è fredda e lenta". C'era già una squadra di calcio composta tutta da rifugiati di varia provenienza: Grandin, insieme ad altri cittadini di Borlange, ha pensato che si potesse fare altrettanto con il bandy, insomma con il quasi hockey su ghiaccio, mandando in campo una formazione di immigrati tutti giunti dal medesimo paese africano.

Il contrasto fra la Somalia, dove il ghiaccio è appunto soltanto nella Coca-Cola, e uno sport che è giocato sulla gelida superfice bianca, non è sfuggito a nessuno a Stoccolma e dintorni. La squadra si è registrata con la federazione internazionale di bandy, gioco particolarmente popolare in Russia e in tutta la Scandinavia, partecipando in rappresentanza appunto della Somalia ai campionati mondiale del 2014. E' arrivata ultima: "Abbiamo stabilito il record per la peggiore prestazione a un campionato di bandy", ammette il dirigente Grandin. Ma i giocatori avevano avuto solo sei mesi per prepararsi e se la sono comunque cavata con onore. Adesso sono allenati meglio e sperano di fare meglio ai mondiali del 2018. Intanto c'è anche un'altra partita che giocano con sorprendente abilità: quella per sconfiggere il razzismo. La canzoncina a ritmo di rap della squadra, "Guul Guul Guul Somalia" (secondo il Guardian significa grosso modo "avere successo e vincere", ma evoca un triplice gol-gol-gol), furoreggia sul web e viene cantata anche da band musicali affermate. La loro gara, i ragazzi africani che giocano a hockey su ghiaccio, l'hanno già vinta.