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Videotape, hacker, spie e password rubate. La spy story del baseball ha il suo colpevole

Chiusa l'indagine della Fbi su alcuni impiegati dei St. Louis Cardinals che si sarebbero virtualmente intrufolati nel database degli Houston Astros per sottrarre indebitamente informazioni riservate
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Videotape illegali, hacker, spie, password rubate. E stavolta non c'entrano cinesi o russi oppure Hacking Team che regalava un pezzo di Stato italiano a Wikileaks, ma la Major League Baseball e pure la National Football League. Nella Mlb è giunta al termine l'indagine portata avanti dall'Fbi che assieme al Dipartimento di Giustizia statunitense indagava su alcuni impiegati dei St. Louis Cardinals che si sarebbero virtualmente intrufolati nel database degli Houston Astros per sottrarre indebitamente informazioni riservate della franchigia texana.

Un big bang partito con la firma del New York Times che innescava un tam tam mediatico, anche sui social network, mandando in crisi il baseball nazionale, il secondo sport per interesse e giro d'affari, dopo la Nfl. Un cyber-spionaggio che aveva come obiettivo i file sulle trattative di mercato degli Astros, notizie sulle statistiche della squadra e soprattutto sugli avversari nella Lega, materiale prezioso con un calen…
Videotape illegali, hacker, spie, password rubate. E stavolta non c'entrano cinesi o russi oppure Hacking Team che regalava un pezzo di Stato italiano a Wikileaks, ma la Major League Baseball e pure la National Football League. Nella Mlb è giunta al termine l'indagine portata avanti dall'Fbi che assieme al Dipartimento di Giustizia statunitense indagava su alcuni impiegati dei St. Louis Cardinals che si sarebbero virtualmente intrufolati nel database degli Houston Astros per sottrarre indebitamente informazioni riservate della franchigia texana.

Un big bang partito con la firma del New York Times che innescava un tam tam mediatico, anche sui social network, mandando in crisi il baseball nazionale, il secondo sport per interesse e giro d'affari, dopo la Nfl. Un cyber-spionaggio che aveva come obiettivo i file sulle trattative di mercato degli Astros, notizie sulle statistiche della squadra e soprattutto sugli avversari nella Lega, materiale prezioso con un calendario dai ritmi insostenibili. Il colpevole per cinque accessi non consentiti all'area web degli Astros sarebbe l'ex direttore dell'area scouting dei Cardinals, Cristopher Correa, licenziato da St Louis la scorsa estate, che rischia cinque anni di carcere. Sarà giudicato il prossimo 11 aprile, mentre i vertici della franchigia non sarebbero stati coinvolti nella spy story. Tra le ipotesi che hanno proceduto l'esito dell'inchiesta dell'Fbi, la vendetta: non sarebbe andato giù il passaggio da St. Louis a Houston del general manager Jeff Luhnow, quattro anni fa. Un caso di pirateria informatica non isolato. Correa sarebbe entrato in azione per la prima volta nel giugno 2014. La vicenda è grottesca se si tiene conto che i St. Louis Cardinals sono, dopo i New York Yankees con 12 World Series, la franchigia con la bacheca (11 titoli) più piena della Mlb. E che la rivalità con gli Astros - ultima World Series nel 2005, tra i team meno ricchi della Lega, con gli ingaggi più bassi, Forbes - era accesa sino a dieci anni fa, mentre ora St. Louis si trova nella National League e i texani nell'American League. Di sicuro, sugli hacker nella Mlb l'Fbi è stato battuto sul tempo dai Simpson. In un episodio dell'11esima serie del cartone animato, titolo Brother's Little Herper, Bart teme che la Lega del baseball usi dei satelliti per spiare Springfield.

E qualcosa di simile a una spy story si è avuta negli ultimi tempi anche nel football americano con i New England Patriots, che avrebbero avuto a disposizione negli anni passati informazioni riservate, note, fogli, schemi delle franchigie avversarie, anche videocassette. Dettagli svelati da un'inchiesta di Espn. In particolare  -  in attesa di saperne di più dalle indagini in corso - ci sarebbero otto nastri di materiale privato prodotti illegalmente da uomini che lavoravano per i Patriots. E la Nfl, che ha ammesso in parte lo Spygate, attraverso il suo commissioner Roger Goodell avrebbe in poche parole insabbiato il caso, rischiando anche di finire sotto inchiesta al Congresso americano. Per anni, tutto sotto al tappeto, c'erano spifferi, anche negli uffici delle altre 31 società, mai nessuna prova certa, anche perché si legge nel rapporto di Espn che i nastri, le prove sarebbero state distrutte. E la smentita che veniva dai Patriots non reggeva, anche perché il tappo sarebbe saltato dopo il caso Deflategate, lo scandalo dei palloni sgonfi che ha portato alla squalifica di quattro turni, poi rimossa, a Tom Brady, stella di New England voluta dal capo della Nfl Goodell. Per molti nella Lega, una punizione-compensazione per le mancate sanzioni sullo Spygate.