Di punta, nell'angolo. E per complicare la sceneggiatura, spesso di mezzo volo, come Roger Federer di rovescio, da fondocampo. Portiere immobile, difensori beffati in pochi centimetri. I gol di Romario, 50 anni oggi, tendevano a far poco rumore. Tanti, oltre mille in carriera (per la Fifa, 929) avanti a Zico, alle spalle del solo Pelè, con il minimo sforzo. Uno spettacolo essenziale. E un personaggio di culto del pallone. In giro attualmente non c'è nessuno come lui. Forse qualcuno più forte, per esempio Messi e Cristiano Ronaldo, che esibiscono una media gol superiore, ma uno che vince da solo con le mani sui fianchi, gatto che diventava lepre per cinque, massimo dieci minuti in una partita, non c'è. Antonio Cassano si muove in pochi metri come lui e nel serbatoio ha qualche colpo simile come il tiro in porta di punta o il dribbling con la palla incollata allo scarpino, forse El Kun Aguero è il suo erede. Ma o Baixinho (il piccoletto, soprannome che l'ha accompagnato in carriera) era un'altra cosa.
Da quasi due anni Romario è senatore per lo stato di Rio de Janeiro del partito socialista, il Psb, dopo quattro anni da deputato, schierato contro il potere del presidente della federcalcio brasiliana José Maria Marin per la sua connivenza con la dittatura militare. E contro Pelè, accusato di essere organico al potere, contro Blatter, considerato un ladro, con dossier e interrogazioni parlamentari sulla corruzione negli appalti e nella realizzazione delle infrastrutture per i Mondiali brasiliani di due anni fa. Un antisistema, Romario, ma ad alta voce, non in incognito, come nell'area di rigore avversaria.
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E' ancora uno dei più amati calciatori brasiliani di sempre, più di Ronaldo, che pure ha messo a segno otto gol ai Mondiali nippocoreani del 2002. I brasiliani lo adorano perché ha declinato al meglio l'essenza de o futebol, allegria e classe, poco importava che si allenasse poco e male, che non abbia mai rincorso un avversario o litigasse spesso con i compagni di squadra oppure che i rapporti con i suoi allenatori fossero sempre stati tesi. Claudio Ranieri festeggiò con paella e sangrìa quando andò via da Valencia, Felipe Scolari non lo volle ai Mondiali 2002 poi vinti dal Brasile, tenendo il punto addirittura con il presidente brasiliano Fernando Cardoso, che personalmente perorava la sua presenza tra i convocati. Con Romario, capocannoniere e miglior calciatore a Usa '94, che era stato costretto per infortunio a saltare anche i Mondiali francesi, quattro anni dopo.
O Baixinho ha riservato energie e vitalità per la vita privata, tra feste, donne, nottate lontano da casa. Ronaldo ha confessato che a lui deve la sua intensa attività sessuale durante la Coppa America 1997, in Bolivia: fuga dal retro del ritiro, taxi per i due attaccanti e notti in dolce compagnia. Johan Cruijff lo allenava al Barcellona nel 1994 e si permise di consigliare al brasiliano di non far troppo tardi, di notte. Per il disturbo, si beccò un "chi crede di essere, mio padre?". E sempre con il tecnico olandese, altra gag poi rivelata dallo stesso Cruijff alla stampa spagnola. Aereo prenotato per il Brasile, Romario chiedeva a Cruijff un paio di giorni di riposo in più dei compagni dopo la partita successiva in Liga, l'olandese avrebbe acconsentito solo in caso di doppietta. Dopo due gol in 20 minuti, l'asso brasiliano si avvicinava alla panchina e gli ricordava la promessa: il suo volo sarebbe partito due ore dopo.
Non ha giocato in Italia, sarebbe stato uno dei più forti di sempre nella Serie A dei primi anni Novanta che dominava in Europa. Solo un flirt passeggero, pare, con la Juventus, ai tempi del Psv Eindhoven, prima di finire al Barcellona. Contro l'Italia, oltre alla finale mondiale del 1994 a Pasadena che regalava il titolo ai rigori al Brasile, quasi venti anni fa, al Torneo di Francia, edizione pre Mondiali poi rimasta isolata, in coppia con Ronaldo - ma sempre e solo quando entrava in possesso di palla in area di rigore - rendeva impossibile la serata della difesa italiana schierata a tre, con Paolo Maldini, Costacurta e Fabio Cannavaro. In particolare, o Baixinho siglava il 3-3 finale saltando Cannavaro con una finta e dribblando Pagliuca in un piccolo lembo di erba. Quasi da fermo, come sempre, senza far rumore.
Da quasi due anni Romario è senatore per lo stato di Rio de Janeiro del partito socialista, il Psb, dopo quattro anni da deputato, schierato contro il potere del presidente della federcalcio brasiliana José Maria Marin per la sua connivenza con la dittatura militare. E contro Pelè, accusato di essere organico al potere, contro Blatter, considerato un ladro, con dossier e interrogazioni parlamentari sulla corruzione negli appalti e nella realizzazione delle infrastrutture per i Mondiali brasiliani di due anni fa. Un antisistema, Romario, ma ad alta voce, non in incognito, come nell'area di rigore avversaria.
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E' ancora uno dei più amati calciatori brasiliani di sempre, più di Ronaldo, che pure ha messo a segno otto gol ai Mondiali nippocoreani del 2002. I brasiliani lo adorano perché ha declinato al meglio l'essenza de o futebol, allegria e classe, poco importava che si allenasse poco e male, che non abbia mai rincorso un avversario o litigasse spesso con i compagni di squadra oppure che i rapporti con i suoi allenatori fossero sempre stati tesi. Claudio Ranieri festeggiò con paella e sangrìa quando andò via da Valencia, Felipe Scolari non lo volle ai Mondiali 2002 poi vinti dal Brasile, tenendo il punto addirittura con il presidente brasiliano Fernando Cardoso, che personalmente perorava la sua presenza tra i convocati. Con Romario, capocannoniere e miglior calciatore a Usa '94, che era stato costretto per infortunio a saltare anche i Mondiali francesi, quattro anni dopo.
O Baixinho ha riservato energie e vitalità per la vita privata, tra feste, donne, nottate lontano da casa. Ronaldo ha confessato che a lui deve la sua intensa attività sessuale durante la Coppa America 1997, in Bolivia: fuga dal retro del ritiro, taxi per i due attaccanti e notti in dolce compagnia. Johan Cruijff lo allenava al Barcellona nel 1994 e si permise di consigliare al brasiliano di non far troppo tardi, di notte. Per il disturbo, si beccò un "chi crede di essere, mio padre?". E sempre con il tecnico olandese, altra gag poi rivelata dallo stesso Cruijff alla stampa spagnola. Aereo prenotato per il Brasile, Romario chiedeva a Cruijff un paio di giorni di riposo in più dei compagni dopo la partita successiva in Liga, l'olandese avrebbe acconsentito solo in caso di doppietta. Dopo due gol in 20 minuti, l'asso brasiliano si avvicinava alla panchina e gli ricordava la promessa: il suo volo sarebbe partito due ore dopo.
Non ha giocato in Italia, sarebbe stato uno dei più forti di sempre nella Serie A dei primi anni Novanta che dominava in Europa. Solo un flirt passeggero, pare, con la Juventus, ai tempi del Psv Eindhoven, prima di finire al Barcellona. Contro l'Italia, oltre alla finale mondiale del 1994 a Pasadena che regalava il titolo ai rigori al Brasile, quasi venti anni fa, al Torneo di Francia, edizione pre Mondiali poi rimasta isolata, in coppia con Ronaldo - ma sempre e solo quando entrava in possesso di palla in area di rigore - rendeva impossibile la serata della difesa italiana schierata a tre, con Paolo Maldini, Costacurta e Fabio Cannavaro. In particolare, o Baixinho siglava il 3-3 finale saltando Cannavaro con una finta e dribblando Pagliuca in un piccolo lembo di erba. Quasi da fermo, come sempre, senza far rumore.