La storia

Coach vincenti anche se virtuali: in Usa è fantasy sports mania

Successo enorme per questa sorta di fantacalcio, applicato però a varie discipline, che muove un giro di affari per 15 miliardi di dollari, tanto che alcuni stati (esempio quello di New York) mettono dei paletti parlando di gioco d'azzardo. Una situazione che ha convinto i colossi statunitensi del settore a sbarcare sul mercato britannico

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Re per una notte, per un mese o per un anno, da coach di una squadra di basket oppure manager di una squadra di calcio. Con una consolle, un joystick, uno smartphone e un po' di dollari per la quota d'iscrizione. Negli Stati Uniti da tempo è esplosa la mania dei fantasy sports. Giochi online in cui gli utenti possono creare - e vincere, se bravi e fortunati - una squadra virtuale con i professionisti dello sport impegnati in una regular season, con il punteggio che viene calcolato in base alla somma delle prestazioni individuali fornite nella realtà dagli atleti. Come per il fantacalcio, il montepremi va all'utente con la squadra avanti a tutti nella classifica finale. La formula magica per attrarre studenti, operai, professionisti - l'80% degli smanettoni americani sono maschi, di cui il 51,5% single, età media 34 anni - in tornei che durano minuti, ore ma anche giorni o lo spazio di una regular season. Per un mercato potenziale da miliardi di dollari.

Una ricerca della Fantasy Sport Trade Association rivela che gli americani spendono circa 15 miliardi di dollari annui per i fantasy. E sono cifre destinate a essere riviste al rialzo. I due colossi del settore nati solo per il mercato dei giochi virtuali, DraftKings e FanDuel, che gestiscono il 90% del mercato con milioni di iscritti, valgono ben oltre un miliardo di dollari a testa, dopo gli accordi di partnership siglati con Nba, Nfl, Mlb, Nhl, Nascar. E con DraftKings che recentemente ha preso l'aereo per attraversare l'Atlantico, in Premier League per il primo step verso l'espansione globale: accordo commerciale con Arsenal, Liverpool, Watford, con la possibilità di organizzare dei "contest" per gli inglesi in 11 sport, dal calcio al golf, basket, football, rugby. Anche perché in Inghilterra c'è la cultura del betting, che cresce anche in Europa, con i bookmakers che non conoscono crisi. Negli Stati Uniti invece per FanDuel e DraftKings - ma anche altri pezzi grossi come Yahoo, Espn e Cbs - ci sono Stati che si sono messi di traverso, ritenendo giochi d'azzardo l'attività dei siti, non più d'abilità, come avvenuto sino a qualche mese fa grazie all'Unlawful Internet Gambling Enforcement Act, legge emanata durante la presidenza di Goerge Bush junior, nove anni fa, per colpire l'epidemia del poker online e che ritiene il risultato nei tornei fantasy determinato solo da capacità e conoscenze dei concorrenti.

Nel mirino degli Stati soprattutto i fantasy daily sport, tornei che si giocano nell'arco di 24 ore, con le stesse regole di quelli stagionali ma che prevedono vincite immediate ma anche quote d'iscrizione più frequenti. In poche parole, chi perde tende a pagare di nuovo per la foga di riprendere a giocare. Nelle ultime settimane i fantasy sports sono stati banditi in Texas, prima ancora in Illinois, Oregon, Washington, Arizona e Montana. E altri Stati come Colorado, Delaware, Georgia - sulla scia di Pennsylvania e California - riflettono su una legislazione particolare per regolamentare il settore, una manna per le casse statali. Mentre la guerra ai fantasy sports è partita nell'autunno 2015 dallo Stato di New York, con il procuratore generale Eric Schneiderman che imponeva a Fan Duel e Draftkings di non accettare giocate, considerandoli siti di scommesse online, pratica vietata nello Stato. E sempre dalla Grande Mela è stata avviata un'indagine su un presunto caso di insider trading: un impiegato di DraftKings pubblicava in Rete i dati sulle scommesse interne della compagnia e nello stesso fine settimana vinceva circa 350 mila dollari in FanDuel. Le due società incoraggiavano i propri dipendenti a giocare nei loro siti e questo ha fatto sospettare che i dipendenti di FanDuel e DraftKings fossero a conoscenza di dati non accessibili al pubblico. Ma un'inchiesta interna effettuata da DraftKings non riscontrava nessun caso di insider trading, con le due società che da quel momento hanno vietato ai propri dipendenti di giocare ai daily fantasy sport.