La storia

Eroi veri ed eroi per caso. Quando la passione passa per una maratona

La corsa come comunicazione dove felicità e sofferenza si inseguono per 42 km. C'è tutto questo in 'Popoli in corsa', il libro scritto da Marco Patucchi FOTO

1 minuti di lettura
C'è un mondo che corre, là fuori, sono tanti e mentre corrono scrivono la loro storia e quella di chi gli sta accanto. La corsa e la penna. Scrivere e correre srotolano asfalto, lettere, pensieri, fatica. Ambedue sono strada. Già autore di "Maratoneti", Marco Patucchi ha raccolto dentro "Popoli in corsa - Storie di vittorie e sconfitte" (Correre, 160 pp., 18 euro), quattro anni di "Mappe", la sua rubrica di "Repubblica Sera". Come sente e vive l'autore, che sa di corsa, la fragilità del proprio corpo diventa forza immane. Perdere energie corrisponde a un nutrimento continuo, a un passaggio di corrente fra testa e cuore. Non c'è un perché, eppure funziona così. Accostando aneddoti e sogni, scarpe, lacci e sudore, nomi storici e piccole verità nascoste, queste mappe dicono che non esiste un grande e un piccolo quando si parla di chilometri uno sull'altro, non c'è Zola Budd o Valeria Straneo, né Gebrselassie, né Paula Radcliffe, non ci sono i Calacaterra, i Bikila, non conta essere kenyani capaci di scendere sotto le due ore e cinque minuti, ognuno strappato al suo fenomenale o leggendario andare, se poi manca l'indistinto "everyman" che impiega sette ore per sorridere quando effettua l'ultimo dei suoi milioni di passi, fra crampi e paure.
[[ge:rep-locali:repubblica:135715050]]
La maratona è una "koinè" attraverso la quale comunicano persone che non avrebbero altra occasione, a questo mondo, di incontrarsi. La diversità si scongela producendo una tipologia umana attratta dalla stessa cosa, nello stesso momento, senza sottrazione d'amore, possano essere campioni o podisti che stemperano con la gioia di correre più a lungo possibile, long may you run, i tormenti di un'epoca intossicata dalle disuguaglianze. I "popoli in corsa" non vanno mai uno contro l'altro, forse è questo il vero messaggio del libro. Si mescolano, si fanno coraggio tra guerre, scontri di civiltà e recessioni economiche. Sono vitali persino quando una maratona viene attaccata dalla natura perversa dell'uomo (gli attentati di Boston) o dalla natura infuriata del pianeta (l'uragano Sandy che blocca la maratona di New York). Nel road movie che leggerete sfila, tra eroi veri ed eroi per caso, una disciplina interiore e fisica che vive ancora di se stessa, per puro slancio. Nello sport d'alto livello contano i soldi di chi lo pratica. Nelle maratone si paga per essere felici. Per questo non hanno prezzo.