MILANO - I suoi occhi azzurri sono luminosi di per sé, ma quando si parla di rugby lo sguardo di Diego Dominguez brilla. Da dicembre l'italo-argentino lavora al fianco di Laporte, coach del Tolone, la squadra che da giugno allenerà al posto dell'ex dirigente del Bayonne. "Mi sto integrando bene. Sto vivendo momenti magici", spiega Dominguez, che in occasione della terza edizione del Gruppo Mediobanca Rugby Camp torna in Italia per insegnare 'il suo sport' a 50 ragazzi dai 14 ai 15 anni, 20 dei quali provenienti dalle Case Famiglia di Roma. "Partecipando al camp tanti ragazzi ritrovano se stessi. Durante i giorni in cui stiamo insieme l'unica cosa che conta è la qualità della vita, perché in fondo, è lo stile a fare la differenza". Totalmente gratuito, il Camp si terrà a Roma presso il centro di preparazione olimpica Acqua Acetosa dal 27 giugno all'1 luglio. L'ex nazionale non si limita solo a parlare di se stesso e dell'iniziativa, Dominguez torna a ribadire il suo malcontento verso la Federazione Italiana Rugby. "In Italia non ci sono strutture adeguate, la formazione è scarsa, il campionato anche, questo porta alla perdita dell'identità dei giovani. Attualmente in federazione ci sono persone incompetenti, se uno non è all'altezza deve andare via".
Il Camp, dopo due anni a Milano, quest'anno si trasferisce a Roma, in più c'è un'interessante novità: 20 dei 50 partecipanti provengono delle case famiglia di Roma e dintorni...
"Il fatto di avere con noi 20 ragazzi delle case famiglia di Roma è un'iniziativa unica al mondo. Inoltre, il fatto di poter andare nel centro Coni dell'Acqua Acetosa è qualcosa di stupendo. Lì vivi al fianco degli atleti, li trovi mentre vai in mensa a mangiare e hai la possibilità di parlare con loro. Dalle tantissime lettere che ho ricevuto posso confermare che per i ragazzi partecipare al Camp è un'esperienza meravigliosa. Io, il mio staff e i ragazzi viviamo insieme per quattro giorni, indossiamo lo stesso abbigliamento, non ci sono telefonini, nessuno ha qualcosa più di altri, insomma: siamo tutti uguali. Questo permette alle diverse personalità di uscire, così come vengono fuori le capacità individuali".
Com'è l'esperienza a Tolone?
"La mia integrazione procede bene. Mi sono trasferito a Tolone a dicembre. Ora mi sto preparando per il mese di giugno quando diventerò il coach. E' una possibilità unica, devo ringraziare Laporte, che è mio amico e mi ha allenato nel 1997, per questa occasione. Sto vivendo momenti magici, quando arriviamo allo stadio - che ha 20 mila posti in una città con 5 milioni di abitanti - ci sono due ali di folla di circa 300 metri che ci accompagna fino all'ingresso dello stadio. Il Tolone è una squadra piena di storia, ed è la storia che fa la ricchezza, non sono i soldi. In questo momento sto facendo la squadra per la prossima stagione insieme al presidente".
Perché l'Italia continua a perdere?
"L'Italia perde perché c'è una pessima gestione sportiva e amministrativa. I risultati dell'Italia parlano da soli, fotografano la situazione, il campo parla, dice la verità...".
Cosa può o dovrebbe fare l'Italia per vincere? Cosa dovrebbe cambiare la FIR?
"In Italia non ci sono strutture adeguate, la formazione è scarsa, il campionato anche, questi fattori portano alla perdita dell'identità dei giovani. La cosa peggiore è che chi c'è ora prospetta ai genitori dei ragazzi, che iniziano a fare rugby, un futuro che non esiste. Chi lo fa invia un messaggio grave per l'equilibrio dei club e dei giovani. Tutto questo mi fa paura. La soluzione non è difficile. Attualmente in federazione ci sono persone incompetenti, sono lì da quattro anni hanno ricevuto 40 milioni facendo nulla. Io penso che se uno non è in grado di cambiare, se non è all'altezza della situazione deve andare via, altrimenti viene perso tutto quello che l'Italia ha acquisito negli ultimi anni. Ad ottobre ci sono le elezioni della Federazione, io sono uno trasparente e sono due anni che denuncio questi fatti. Ho anche mandato una lettera per chiedere le dimissioni. Spero ci sia una grande svolta prima che sia troppo tardi per ridare valore ai club".
C'è o sta nascendo un altro Diego Domiguez che giocherà per l'Italia? Uno preciso come lei nel calciare?
"No, perché non si insegna".
L'Argentina ha fatto grandi passi avanti nel rugby. La squadra dei 'Jaguares' (Giaguari) sta giocando il super 18 dimostrandosi all'altezza dei giocatori della Nuova Zelanda. Da cosa nasce la forza della squadra? L'Argentina potrebbe vincere i prossimi mondiali in programma in Giappone nel 2019?
"I Jaguares sono una franchigia che sta giocando il super 18. Sono molto forti e sono l'osso duro della nazionale Argentina. La loro politica è stata quella di far tornare in Argentina tanti giocatori che giocavano all'estero. Penso che l'Argentina sarà una delle potenze ai prossimi Mondiali del 2019, è una candidata seria alla vittoria della coppa del Mondo. In fondo, tutto può succedere".
IL CAMP - Il Camp, dedicato all'insegnamento del rugby attraverso gli allenamenti fisici e tecnici messi a punto dalla stella della nazionale italiana e al suo staff, è un'occasione unica per trasferire ai ragazzi i valori universalmente riconosciuti di questo sport: lealtà, senso di responsabilità, determinazione e gioco di squadra.
Il Camp, dopo due anni a Milano, quest'anno si trasferisce a Roma, in più c'è un'interessante novità: 20 dei 50 partecipanti provengono delle case famiglia di Roma e dintorni...
"Il fatto di avere con noi 20 ragazzi delle case famiglia di Roma è un'iniziativa unica al mondo. Inoltre, il fatto di poter andare nel centro Coni dell'Acqua Acetosa è qualcosa di stupendo. Lì vivi al fianco degli atleti, li trovi mentre vai in mensa a mangiare e hai la possibilità di parlare con loro. Dalle tantissime lettere che ho ricevuto posso confermare che per i ragazzi partecipare al Camp è un'esperienza meravigliosa. Io, il mio staff e i ragazzi viviamo insieme per quattro giorni, indossiamo lo stesso abbigliamento, non ci sono telefonini, nessuno ha qualcosa più di altri, insomma: siamo tutti uguali. Questo permette alle diverse personalità di uscire, così come vengono fuori le capacità individuali".
Com'è l'esperienza a Tolone?
"La mia integrazione procede bene. Mi sono trasferito a Tolone a dicembre. Ora mi sto preparando per il mese di giugno quando diventerò il coach. E' una possibilità unica, devo ringraziare Laporte, che è mio amico e mi ha allenato nel 1997, per questa occasione. Sto vivendo momenti magici, quando arriviamo allo stadio - che ha 20 mila posti in una città con 5 milioni di abitanti - ci sono due ali di folla di circa 300 metri che ci accompagna fino all'ingresso dello stadio. Il Tolone è una squadra piena di storia, ed è la storia che fa la ricchezza, non sono i soldi. In questo momento sto facendo la squadra per la prossima stagione insieme al presidente".
Perché l'Italia continua a perdere?
"L'Italia perde perché c'è una pessima gestione sportiva e amministrativa. I risultati dell'Italia parlano da soli, fotografano la situazione, il campo parla, dice la verità...".
Cosa può o dovrebbe fare l'Italia per vincere? Cosa dovrebbe cambiare la FIR?
"In Italia non ci sono strutture adeguate, la formazione è scarsa, il campionato anche, questi fattori portano alla perdita dell'identità dei giovani. La cosa peggiore è che chi c'è ora prospetta ai genitori dei ragazzi, che iniziano a fare rugby, un futuro che non esiste. Chi lo fa invia un messaggio grave per l'equilibrio dei club e dei giovani. Tutto questo mi fa paura. La soluzione non è difficile. Attualmente in federazione ci sono persone incompetenti, sono lì da quattro anni hanno ricevuto 40 milioni facendo nulla. Io penso che se uno non è in grado di cambiare, se non è all'altezza della situazione deve andare via, altrimenti viene perso tutto quello che l'Italia ha acquisito negli ultimi anni. Ad ottobre ci sono le elezioni della Federazione, io sono uno trasparente e sono due anni che denuncio questi fatti. Ho anche mandato una lettera per chiedere le dimissioni. Spero ci sia una grande svolta prima che sia troppo tardi per ridare valore ai club".
C'è o sta nascendo un altro Diego Domiguez che giocherà per l'Italia? Uno preciso come lei nel calciare?
"No, perché non si insegna".
L'Argentina ha fatto grandi passi avanti nel rugby. La squadra dei 'Jaguares' (Giaguari) sta giocando il super 18 dimostrandosi all'altezza dei giocatori della Nuova Zelanda. Da cosa nasce la forza della squadra? L'Argentina potrebbe vincere i prossimi mondiali in programma in Giappone nel 2019?
"I Jaguares sono una franchigia che sta giocando il super 18. Sono molto forti e sono l'osso duro della nazionale Argentina. La loro politica è stata quella di far tornare in Argentina tanti giocatori che giocavano all'estero. Penso che l'Argentina sarà una delle potenze ai prossimi Mondiali del 2019, è una candidata seria alla vittoria della coppa del Mondo. In fondo, tutto può succedere".
IL CAMP - Il Camp, dedicato all'insegnamento del rugby attraverso gli allenamenti fisici e tecnici messi a punto dalla stella della nazionale italiana e al suo staff, è un'occasione unica per trasferire ai ragazzi i valori universalmente riconosciuti di questo sport: lealtà, senso di responsabilità, determinazione e gioco di squadra.