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La giornata delle 'giant killers', quando le piccole sgambettano le super squadre

Per una curiosa coincidenza domenica in Italia, Spagna e Olanda le ultime della classifica hanno fermato le prime: poco male per la Juve, mentre Atletico Madrid e Ajax ci hanno rimesso il titolo. In Inghilterra il termine è usato per le sorprese in FA Cup, ma in serie A la Roma, la stessa Juve e il Milan hanno pessimi precedenti

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C'è persino un sito a tema, giantkillers.co.uk, che racconta vita morte e miracoli delle piccole squadre (inglesi) che un giorno per caso o per meriti di giornata, o perché la favorita ha giocato da schiappa, si sono mangiate le grandi. La leggenda delle "giant killers" nasce in Fa Cup. L'identità della "giant killer" si basa sullo scarto di categoria. Ultimamente si sono aggiunti anche calcoli economici. Nel corso degli anni è stato anche inventato il verbo "to cupset", un mix di "cup" e "upset", che vuol dire surclassare in coppa, ovviamente a sorpresa. Ma in Fa Cup la "giant killer" che batte lo United o il Chelsea ha un suo preciso interesse a effettuare la clamorosa eliminazione: sono tutti scontri diretti. Se vince, la piccola non fa solo la storia, ma va avanti. Così fu anche il leggendario Alcorcon di Segunda Division B che in Copa del Rey ridicolizzò il Real Madrid con un 4-0 che rese per un momento paradossali le macroscopiche differenze fra i due club (lo stipendio di un giocatore di quella squadra corrispondeva alla paga giornaliera di Ronaldo, 36 mila euro).
 
Esistono  "giant killers" molto più inquietanti: perché non hanno nulla da chiedere. Si mettono in mezzo alla fine del campionato soltanto per rispettare le regole, magari sono piene di guai fino ai capelli, sono retrocesse, sono contestate. Eppure ogni tanto accade qualcosa di diverso, una scintilla. Capita che ne combinino di tutti i colori, che tolgano scudetti già cuciti, che si scoprano decisive con l'ultimo sussulto d'orgoglio. Il Verona batte l'imbattibile Juventus. D'accordo. Toni si divere col cucchiaio. Per carità. Un delizioso spettacolo rovesciato. Ma è niente se lo si confronta con la "fatal Perugia" di 16 anni fa dove giocando a pallanuoto (per volere di Collina) i bianconeri persero contro i padroni di casa all'ultima curva di campionato (segnò Calori) e sotto la pioggia cucirono lo scudetto sulle maglie della Lazio.
 
Il Milan scrisse la sua personale favola dark della "fatal Verona": vicenda totalmente surreale imperniata sulla figura dell'imprendibile Livio Luppi, che divenne protagonista assoluto e fu imprendibile solo quel giorno del 1973 (lo stesso giorno in cui morirono Pasolini e Saarinen). Reduce dalla vittoria in Coppa delle Coppe, il Milan di Rocco si presentò al Bentegodi con le gambe a pezzi ma comunque convinto di sfangarla. Aveva disputato un campionato esemplare. E invece, travolto 5-3, regalò il titolo alla Juventus di Cuccureddu (fu suo il gol scudetto all'Olimpico contro la Roma), che aveva avuto il merito di non mollare (ma anche la Lazio stava alla finestra).
 
El Ghazi, giocatore dell'Ajax, consolato a fine gara da un avversario (ansa)
In teoria l'Inter avrebbe ancora una "fatal Mantova" da dimenticare. Ma è arduo compito. Più i ricordi invecchiano e più si rinsaldano. L'avvocato Prisco una volta disse: "Mantova? Me la dimenticherò solo da morto". Chissà se c'è riuscito. La papera di Sarti consegnò il titolo alla Juventus e l'immagine del portiere che sbatte la testa sul palo è rimasta nella storia. Era il 1 giugno 1967.
 
La Roma non sa che aggettivo collegare alla parola "Lecce". Ma siamo lì. Fatal, brutal, anormal. Si presenta all'Olimpico dopo la grande rimonta del girone di ritorno. Foschi presagi al passaggio sulla pista d'atletica del sindaco Vetere che benedice due sposini in tribuna. La festa è annunciata. Segna Graziani. Poi di giallorosso si vedono solo i salentini già aritmeticamente in serie B. Il danno è tale, nel cuore del mondo romanista, che la parola "Lecce" provoca solo artimie.
 
A volte nemmeno le piccole se l'aspettano. I tifosi del De Graafschap, i "contadini" (i "boeren") retrocessi che domenica hanno pareggiato con l'Ajax scucendo lo scudetto dalle loro maglie, per consegnarlo al Psv, avevano già preparato una torta per rendere omaggio ai nuovi campioni d'Olanda. A Barcellona c'è un sito dedicato al giorno del "tamudazo": 9 giugno 2007. Parla di quando Tamudo dell'Espanyol segnò una doppietta nel derby col Barça, che all'Espanyol chiamano "Far$a" e lo scrivono con la "s" di dollaro. Era l'ultima giornata. Sino a dieci minuti dalla fine il Barça vince 2-1 e il Real Madrid perde 2-1 col Saragozza. Tamudo raddoppia, per il Real Madrid pareggia Van Nistelrooy. Titolo a Capello negli ultimi due minuti. E adesso il Levante di Pepito Rossi, anche lui già retrocesso, si permette senza un motivo (è il bello del calcio capovolto, quando giochi così sciolto che ti viene tutto...), per mera lealtà, di escludere dalla corsa alla Liga l'Atletico Madrid finalista di Champions. Potenza di chi potenza non ha. O non dovrebbe avere.