La lezione tedesca che non impariamo
Corrado Augias , Corrado Augias
Caro Augias, la Cancelliera Angela Merkel, giunta ormai alla fine della sua carriera, ha confermato di essere un vero leader nell'affrontare la pandemia con decisione e fermezza. Nessun equivoco, niente fraintendimenti per i tedeschi ai quali è stato detto ben chiaro quali siano le regole da seguire. Le restrizioni di novembre non hanno funzionato e 500 morti al giorno sono ritenuti inaccettabili, così la Merkel ha imposto la linea dura per un mese. Senza sterili polemiche politiche, task force o regioni colorate. Con un terzo dei decessi che dobbiamo registrare da noi, la Germania va in clausura totale, noi aspettiamo la terza ondata.
Gabriele Salini gabriele.salini@gmail.com
La Cancelliera Angela Merkel (nata nel 1954) è primo ministro della Germania da 15 anni, ha scavalcato legislature, elezioni più o meno favorevoli, ha una permanenza al governo impensabile in Italia. Non è la sola diversità tra italiani e tedeschi, latini e sassoni…
Gabriele Salini gabriele.salini@gmail.com
La Cancelliera Angela Merkel (nata nel 1954) è primo ministro della Germania da 15 anni, ha scavalcato legislature, elezioni più o meno favorevoli, ha una permanenza al governo impensabile in Italia. Non è la sola diversità tra italiani e tedeschi, latini e sassoni…
Caro Augias, la Cancelliera Angela Merkel, giunta ormai alla fine della sua carriera, ha confermato di essere un vero leader nell'affrontare la pandemia con decisione e fermezza. Nessun equivoco, niente fraintendimenti per i tedeschi ai quali è stato detto ben chiaro quali siano le regole da seguire. Le restrizioni di novembre non hanno funzionato e 500 morti al giorno sono ritenuti inaccettabili, così la Merkel ha imposto la linea dura per un mese. Senza sterili polemiche politiche, task force o regioni colorate. Con un terzo dei decessi che dobbiamo registrare da noi, la Germania va in clausura totale, noi aspettiamo la terza ondata.
Gabriele Salini gabriele.salini@gmail.com
La Cancelliera Angela Merkel (nata nel 1954) è primo ministro della Germania da 15 anni, ha scavalcato legislature, elezioni più o meno favorevoli, ha una permanenza al governo impensabile in Italia. Non è la sola diversità tra italiani e tedeschi, latini e sassoni, cattolici e protestanti. Tempo fa ho dovuto rileggere la Germania di Tacito per rinfrescarmi la memoria prima di alcune piccole conversazioni con un nipote. Ci sono diverse ragioni per sobbalzare alla lettura di quel testo. La descrizione dei popoli germanici rivela così numerosi punti di contatto con l'attuale stato di fatto da diventare quasi il segno di un destino. Cito per esempio: "Per questo anche il tipo fisico, benché così numerosa sia la popolazione, è eguale in tutti: occhi azzurri d'intensa fierezza, chiome rossicce, corporature gigantesche, adatte solo all'assalto". Oppure: "Là i vizi non fanno sorridere e il corrompere e l'essere corrotti non si chiama moda", frase che suona come una sferzata ai costumi romani ormai lontani dal rigore repubblicano (Tacito scriveva alla fine del I secolo). Sorprendente, sempre per esempio, la descrizione di questo tipo di bevanda: "Come bevanda hanno un liquido, ricavato dall'orzo o dal frumento, fermentato pressappoco come il vino". Fermentato quasi come il vino ma evidentemente si tratta di birra. Dove il confronto si fa impietoso, è però in queste parole: "Nelle battaglie [...] l'onta peggiore è abbandonare lo scudo e a chi così si sia disonorato non si concede più di presenziare ai riti o di intervenire alle assemblee, tanto che molti scampati alla guerra posero fine al loro disonore con un laccio al collo". Immediatamente la memoria va all'Ode dove Orazio confessa che nella battaglia che opponeva i triumviri, tra i quali il futuro Augusto, a Bruto e Cassio, uccisori di Cesare: "Soffrii la folle fuga da Filippi, abbandonando senza onore lo scudo". In altre parole, spaventato dallo scontro, il poeta getta le armi e scappa. Filippi è del 42 a.C., Orazio muore nell'8, per più di trent'anni nessuno gli chiede di mettersi un laccio al collo. Mi sono lasciato un po' andare e mi scuso ma confesso che la compostezza politica tedesca m'impressiona molto, soprattutto se paragonata alle risse in corso nella penisola mentre imperversa il Covid e la famosa luce in fondo al tunnel è lontanissima. Anche se certi chiarimenti richiesti al blando governo Conte non sono ingiustificati, fa impressione immaginare la possibilità d'una crisi in un momento come questo. Spaventa la prospettiva di che cosa potrà accadere con i miliardi europei in un paese - lo dico con delicatezza - che non ignora la corruzione.
Gabriele Salini gabriele.salini@gmail.com
La Cancelliera Angela Merkel (nata nel 1954) è primo ministro della Germania da 15 anni, ha scavalcato legislature, elezioni più o meno favorevoli, ha una permanenza al governo impensabile in Italia. Non è la sola diversità tra italiani e tedeschi, latini e sassoni, cattolici e protestanti. Tempo fa ho dovuto rileggere la Germania di Tacito per rinfrescarmi la memoria prima di alcune piccole conversazioni con un nipote. Ci sono diverse ragioni per sobbalzare alla lettura di quel testo. La descrizione dei popoli germanici rivela così numerosi punti di contatto con l'attuale stato di fatto da diventare quasi il segno di un destino. Cito per esempio: "Per questo anche il tipo fisico, benché così numerosa sia la popolazione, è eguale in tutti: occhi azzurri d'intensa fierezza, chiome rossicce, corporature gigantesche, adatte solo all'assalto". Oppure: "Là i vizi non fanno sorridere e il corrompere e l'essere corrotti non si chiama moda", frase che suona come una sferzata ai costumi romani ormai lontani dal rigore repubblicano (Tacito scriveva alla fine del I secolo). Sorprendente, sempre per esempio, la descrizione di questo tipo di bevanda: "Come bevanda hanno un liquido, ricavato dall'orzo o dal frumento, fermentato pressappoco come il vino". Fermentato quasi come il vino ma evidentemente si tratta di birra. Dove il confronto si fa impietoso, è però in queste parole: "Nelle battaglie [...] l'onta peggiore è abbandonare lo scudo e a chi così si sia disonorato non si concede più di presenziare ai riti o di intervenire alle assemblee, tanto che molti scampati alla guerra posero fine al loro disonore con un laccio al collo". Immediatamente la memoria va all'Ode dove Orazio confessa che nella battaglia che opponeva i triumviri, tra i quali il futuro Augusto, a Bruto e Cassio, uccisori di Cesare: "Soffrii la folle fuga da Filippi, abbandonando senza onore lo scudo". In altre parole, spaventato dallo scontro, il poeta getta le armi e scappa. Filippi è del 42 a.C., Orazio muore nell'8, per più di trent'anni nessuno gli chiede di mettersi un laccio al collo. Mi sono lasciato un po' andare e mi scuso ma confesso che la compostezza politica tedesca m'impressiona molto, soprattutto se paragonata alle risse in corso nella penisola mentre imperversa il Covid e la famosa luce in fondo al tunnel è lontanissima. Anche se certi chiarimenti richiesti al blando governo Conte non sono ingiustificati, fa impressione immaginare la possibilità d'una crisi in un momento come questo. Spaventa la prospettiva di che cosa potrà accadere con i miliardi europei in un paese - lo dico con delicatezza - che non ignora la corruzione.