Non è sempre un bello spettacolo
di Corrado Augias , di Corrado Augias
Caro Augias, condivida con me questo slogan: "A Natale regala un virus!". Se tuo nonno se ne sta chiuso in casa, tu che sei giovane puoi aiutarlo: vai a farti una birretta in compagnia senza mascherina e poi va' da lui per gli auguri a Natale, sbaciucchialo con affetto. Vedrai, tempo due settimane e sarà fuori dalla sua noiosa routine. Non vuoi regalare alla tua anziana zia i soliti sali da bagno? Donale la bara montabile svedese: passerà il tempo esercitando la sua manualità e una volta assemblata potrà conservarla comodamente sotto al letto, pronta per la terza ondata. Sei asintomatico? Porta una ventata di novità nella tua famiglia, organizzando un bel cenone con trenta invitati. Vedrai che il prossimo anno sarete in meno, tutti più giovani. Sei stanco di aspettare un'eredità e hai progetti che non vuoi rimandare? A Natale regala un virus! E il 2021 sarà un anno fantastico! Ricorda: Covid: un virus giovane, a…
Caro Augias, condivida con me questo slogan: "A Natale regala un virus!". Se tuo nonno se ne sta chiuso in casa, tu che sei giovane puoi aiutarlo: vai a farti una birretta in compagnia senza mascherina e poi va' da lui per gli auguri a Natale, sbaciucchialo con affetto. Vedrai, tempo due settimane e sarà fuori dalla sua noiosa routine. Non vuoi regalare alla tua anziana zia i soliti sali da bagno? Donale la bara montabile svedese: passerà il tempo esercitando la sua manualità e una volta assemblata potrà conservarla comodamente sotto al letto, pronta per la terza ondata. Sei asintomatico? Porta una ventata di novità nella tua famiglia, organizzando un bel cenone con trenta invitati. Vedrai che il prossimo anno sarete in meno, tutti più giovani. Sei stanco di aspettare un'eredità e hai progetti che non vuoi rimandare? A Natale regala un virus! E il 2021 sarà un anno fantastico! Ricorda: Covid: un virus giovane, amico dei giovani! (Messaggio pubblicitario a cura della CO.VI.D - Convivialità Virale Domestica)
Massimo Marnetto - Roma
Sorridiamo per non piangere, ragioni per farlo ne avremmo più d'una. Non riesco a capire le difficoltà che ancora troppe persone, giovani soprattutto, hanno di afferrare la gravità della situazione per trarne le conseguenze. Al di là degli ondeggiamenti governativi, le conseguenze vogliono dire essenzialmente che ognuno deve fare la sua parte, che poi non è così difficile: starsene il più possibile appartati, coprire l'emissione di alito e goccioline di saliva. Stiamo vivendo una tragedia di dimensioni planetarie, questo vuol dire "pandemia'": una pestilenza che scavalca le montagne, attraversa gli oceani, si diffonde velocemente attraverso i continenti, invade l'intero il pianeta. Se c'è una vera "guerra mondiale" è questa, anche se non ci sono le bombe che ti piovono sulla testa e i nazisti non rastrellano le strade per portarsi via gli uomini validi (memorie personali). La studentessa che - sulla Repubblica di ieri - si lamenta perché "ti manca la sigaretta che ti fumi all'uscita, i saluti in corridoio, l'ansia condivisa prima di una verifica", non è ancora entrata in questo ordine di idee, la prima cosa che dovrebbe studiare, sola con se stessa, è la sua visione del mondo. Così l'eurodeputato Angelo Ciocca (leghista all'antica) che chiede la precedenza nei vaccini per i lavoratori lombardi rispetto ai nullafacenti impiegati laziali. Siamo a un passo dalle leggi razziali anche se Angelo Ciocca probabilmente non lo sa. Il signor Nicola Corbelli (Tolmezzo - UD) mi ha scritto definendola acutamente "una nuova forma di darwinismo su base economico-regionale". Così il presidente di Confindustria di Macerata che ha detto parole di effimera celebrità: "Le persone sono un po' stanche e vorrebbero venirne fuori, anche se qualcuno morirà, pazienza". Poi qualcuno lo ha avvertito e si è dimesso dalla carica. Sarebbe sbagliato considerarle voci dal sen fuggite, sono istinti profondi, spinte lungamente covate che in tempi normali sono represse e durante le pestilenze vengono più facilmente fuori. Anche questo fa parte delle epidemie, come già notava Boccaccio, farsi rivelatrici della natura di ognuno. Dispiace dirlo: non è sempre un bello spettacolo.
Massimo Marnetto - Roma
Sorridiamo per non piangere, ragioni per farlo ne avremmo più d'una. Non riesco a capire le difficoltà che ancora troppe persone, giovani soprattutto, hanno di afferrare la gravità della situazione per trarne le conseguenze. Al di là degli ondeggiamenti governativi, le conseguenze vogliono dire essenzialmente che ognuno deve fare la sua parte, che poi non è così difficile: starsene il più possibile appartati, coprire l'emissione di alito e goccioline di saliva. Stiamo vivendo una tragedia di dimensioni planetarie, questo vuol dire "pandemia'": una pestilenza che scavalca le montagne, attraversa gli oceani, si diffonde velocemente attraverso i continenti, invade l'intero il pianeta. Se c'è una vera "guerra mondiale" è questa, anche se non ci sono le bombe che ti piovono sulla testa e i nazisti non rastrellano le strade per portarsi via gli uomini validi (memorie personali). La studentessa che - sulla Repubblica di ieri - si lamenta perché "ti manca la sigaretta che ti fumi all'uscita, i saluti in corridoio, l'ansia condivisa prima di una verifica", non è ancora entrata in questo ordine di idee, la prima cosa che dovrebbe studiare, sola con se stessa, è la sua visione del mondo. Così l'eurodeputato Angelo Ciocca (leghista all'antica) che chiede la precedenza nei vaccini per i lavoratori lombardi rispetto ai nullafacenti impiegati laziali. Siamo a un passo dalle leggi razziali anche se Angelo Ciocca probabilmente non lo sa. Il signor Nicola Corbelli (Tolmezzo - UD) mi ha scritto definendola acutamente "una nuova forma di darwinismo su base economico-regionale". Così il presidente di Confindustria di Macerata che ha detto parole di effimera celebrità: "Le persone sono un po' stanche e vorrebbero venirne fuori, anche se qualcuno morirà, pazienza". Poi qualcuno lo ha avvertito e si è dimesso dalla carica. Sarebbe sbagliato considerarle voci dal sen fuggite, sono istinti profondi, spinte lungamente covate che in tempi normali sono represse e durante le pestilenze vengono più facilmente fuori. Anche questo fa parte delle epidemie, come già notava Boccaccio, farsi rivelatrici della natura di ognuno. Dispiace dirlo: non è sempre un bello spettacolo.