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Giuseppe Conte e Luigi Di Maio (ansa)

Quando Pinocchio diventa bambino

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Gentile dottor Augias, sono rimasto sorpreso ascoltandola l'altra sera in tv, nel sentirla "promuovere" i ministri Di Maio e Speranza, che, a suo dire, avrebbero imparato il mestiere di politico! Il primo, col suo curriculum, avrebbe potuto fare il bidello, l'uomo delle fotocopie in un'azienda, il portaborse d'un parlamentare! Lei è in grado di spiegare agli italiani cosa ha imparato? Io penso che abbia insegnato ai giovani il peggio dell'arte del sopravvivere, annullando ogni valore etico morale all'insegnamento scolastico. Il secondo è un caso più complesso ma ugualmente diseducativo: laurea in scienze politiche, attività di apprendista politico con un gruppo che può vantarsi d'avere affossato la riforma del bicameralismo perfetto. Premio: ministero della Salute. Capisco il suo ottimismo della volontà, ma io invocherei quello della ragione: il cui sonno com'è noto genera mostri - o meglio, Dra…
Gentile dottor Augias, sono rimasto sorpreso ascoltandola l'altra sera in tv, nel sentirla "promuovere" i ministri Di Maio e Speranza, che, a suo dire, avrebbero imparato il mestiere di politico! Il primo, col suo curriculum, avrebbe potuto fare il bidello, l'uomo delle fotocopie in un'azienda, il portaborse d'un parlamentare! Lei è in grado di spiegare agli italiani cosa ha imparato? Io penso che abbia insegnato ai giovani il peggio dell'arte del sopravvivere, annullando ogni valore etico morale all'insegnamento scolastico. Il secondo è un caso più complesso ma ugualmente diseducativo: laurea in scienze politiche, attività di apprendista politico con un gruppo che può vantarsi d'avere affossato la riforma del bicameralismo perfetto. Premio: ministero della Salute. Capisco il suo ottimismo della volontà, ma io invocherei quello della ragione: il cui sonno com'è noto genera mostri - o meglio, Draghi!
Gerardo Vespucci
Gerardo.Vespucci@istruzione.it

Osservazione preliminare: la politica si fa con quello che la situazione permette: alleanze, maggioranze, personale politico. Altro modo non c'è, a parte desideri e rimpianti da confidare agli amici o al proprio diario. Vengo al merito. Penso davvero che Luigi Di Maio abbia compiuto un interessante itinerario mentale e politico. Basta ricordare le sue catastrofiche condizioni iniziali. Chiese di mettere in stato d'accusa il presidente della Repubblica per una legittima opinione espressa dal Quirinale; trascinato dagli estremisti del suo Movimento andò a Parigi a cercare l'alleanza dei gilet gialli senza aver capito di quale pericolosa pasta fosse fatta la loro rivolta. Proclamò da un balcone che dopo l'introduzione del reddito di cittadinanza, era stata "abolita la povertà". Dopo aver incontrato il professor Draghi commentò che gli aveva fatto "una buona impressione". Tutti comportamenti di un buon figlio della provincia meridionale che sta scoprendo per la prima volta il mondo. Se devo giudicare dalle ultime manifestazioni quel Di Maio non c'è più. Come nel finale di Pinocchio, il burattino di legno giace inanimato, il Pinocchio bambino prende a vivere. Ho apprezzato la conversione sull'Europa e sull'euro, la sapiente gradualità sull'accettazione di Draghi per avvicinarsi senza provocare sussulti nel Movimento. Tecnica un po' democristiana, se si vuole, proprio per questo collaudata, efficace, politica. Il ministro Speranza era il più esposto, ha gestito la situazione con calma, s'è tenuto lontano dalle beghe, nei limiti concessi ha agito con efficacia; l'opinione pubblica (non la mia) infatti lo ha premiato. Cito un precedente, ad adiuvandum. Gianfranco Fini nel 1994 definì Mussolini "il più grande statista del secolo". Nel 2002 Giuliano Amato lo portò con sé alla convenzione europea per la costituzione. Ne tornò trasformato: probabilmente per la prima volta, Fini aveva visto come funziona il mondo. Rinnegò immediatamente il suo avventato giudizio. Giuseppe Conte, idem. Il suo esordio è stato imbarazzante, nel merito e nelle forme. L'esercizio del governo, l'incontro con personalità straniere, lo hanno trasformato. La politica è una grande scuola per chi è in grado di imparare. Poi ci sono quelli degli ultimi banchi destinati a ripetere l'anno.