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(ansa)

Quanto conta lo stile oratorio

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Caro Augias, Marco Fabio Quintiliano, oratore romano e maestro di retorica, vissuto nel primo secolo dopo Cristo, sosteneva che fosse meglio scrivere su tavole cerate per la facilità delle cancellature: scrivere su pergamene comportava l'interruzione dello slancio per la necessità di intingere la penna. Riteneva che scrivendo fosse necessario lasciare spazi bianchi per annotazioni, pensieri che possono irrompere durante la stesura di un testo e che si rischierebbe di perdere. Aggiungeva quello che oggi sarebbe un utile suggerimento ergonomico per i moderni produttori di appendici tecnologiche: "Vorrei che le tavolette fossero più piccole: chi tiene discorsi li misura in base al numero di righe, e nonostante i richiami continua ad essere troppo prolisso, difetto sparito con il cambiamento di formato". Considerati i fiumi d'inchiostro spesso versati con ridondanza, l'appello alla concisione mi sembra attualissimo.

Mauro Luglio - Monfalcone

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Caro Augias, Marco Fabio Quintiliano, oratore romano e maestro di retorica, vissuto nel primo secolo dopo Cristo, sosteneva che fosse meglio scrivere su tavole cerate per la facilità delle cancellature: scrivere su pergamene comportava l'interruzione dello slancio per la necessità di intingere la penna. Riteneva che scrivendo fosse necessario lasciare spazi bianchi per annotazioni, pensieri che possono irrompere durante la stesura di un testo e che si rischierebbe di perdere. Aggiungeva quello che oggi sarebbe un utile suggerimento ergonomico per i moderni produttori di appendici tecnologiche: "Vorrei che le tavolette fossero più piccole: chi tiene discorsi li misura in base al numero di righe, e nonostante i richiami continua ad essere troppo prolisso, difetto sparito con il cambiamento di formato". Considerati i fiumi d'inchiostro spesso versati con ridondanza, l'appello alla concisione mi sembra attualissimo.

Mauro Luglio - Monfalcone

Vorrei riportare le considerazioni su Quintiliano del signor Luglio all'oratoria del presidente Draghi ascoltato ieri al Senato. Per stare all'oratoria e alla scrittura classica sappiamo che Tacito nel suo periodare amava la brevitas, Cicerone la concinnitas; il primo puntava sull'efficacia di frasi assertive con l'elisione di sostantivi e predicati; il famoso principe del Foro invece usava uno stile ridondante con periodi ricchi di subordinate però impreziosite da raffinati parallelismi. Mario Draghi? Premesso che nutro personalmente grandi speranze nel governo da lui presieduto, devo aggiungere che le scelte oratorie non sono il suo forte. L'esposizione è stata piana, senza sussulti né sottolineature nemmeno quando le parole le avrebbero rese opportune o addirittura necessarie. Draghi ha richiamato per esempio "lo spirito repubblicano", espressione carica di significato raramente usata dai nostri politici. Ha ricordato che in una drammatica fase quale l'attuale "prima dell'appartenenza viene la cittadinanza", parole intense anche queste che potrebbero richiamare addirittura i valori risorgimentali che hanno alimentato le lotte per l'unità del Paese. Infatti, ha anche detto: "Oggi, l'unità non è un'opzione, l'unità è un dovere". Ha ricordato un altro enorme difetto nazionale: la scarsa stima che molti di noi hanno di noi stessi, C. E. Gadda bollava questo diffuso sentimento con parole di fuoco chiamandola "la porca rogna dell'autodenigrazione". Draghi, forte della sua lunga esperienza all'estero, ha detto: "Il giudizio degli altri è spesso migliore del nostro. Dobbiamo ritrovare l'orgoglio". Ha parlato con accenti di rara forza e convinzione della funzione della scuola. Ricordo che altri presidenti del Consiglio (taccio il nome) non la pronunciarono nemmeno la parola scuola. In definitiva un ottimo discorso però detto con tono uniforme quasi a voler mantenere una freddezza espositiva che non spingesse all'applauso. Gioverà o no a Mario Draghi la tendenza ad una fredda laconicità? Potrebbe essere apprezzata come antidoto agli eccessi verbali ma potrebbe anche giocare contro in un Paese dove la facondia all'occasione insaporita da qualche volgarità trova, soprattutto in certe zone, non pochi estimatori. Molto credo dipenderà dai fatti.