Caro Merlo, nessuno meglio dei riminesi può capire perché Putin ha esposto anche il cancelliere tedesco all’umiliazione del tavolone kitsch che ingigantisce sino al grottesco la distanza anticovid. Putin pretendeva che Scholz e Macron si sottoponessero al tampone russo perché il nazionalismo sanitario è una delle sue ossessioni. E quanto sia aggressiva lo sperimentiamo a Rimini. I russi minacciano di disertare le nostre spiagge in nome del vaccino Sputnik nonostante all’aeroporto Federico Fellini, in previsione dell’estate, ci sia la sede principale del colosso dei tour operator, il turco Anex, che controlla il ricchissimo mercato russo. Per farla breve, ecco il titolo del Corriere di Romagna che riassume il ricatto russo:“A Rimini l’allarme da Mosca: via libera totale allo Sputnik o niente turisti russi”. Ho letto su Repubblica che secondo la Bild “nessun capo di stato si lascia penetrare il naso da un paese straniero”. Mi chiedo: anche fuori da Mosca? Vedremo cosa accadrà con i tamponi se davvero il furbo Erdogan riuscirà a riunire a Istanbul Putin e l’ucraino Zelenski.
Anna Maria Fabbri — Rimini
Come metafora del canale d’invasione, foro d’ingresso e di conquista, il naso eccita il russo Putin, che ha ovviamente letto Il Naso di Gogol, e non spaventa il mussulmano Erdogan che, tanto, il naso non ce l’ha proprio, visto che gli è stato mozzato da Dante: “vedi come storpiato è Maometto… fesso nel volto dal mento al ciuffetto”. Inviolabile da un bastoncino ostile, di sicuro il naso è molto intimo ma molto esposto, dal bacio eschimese, che lo accarezza, sino al pugno che lo deforma e lo rincagna alla Tyson."Ich habe die Nase vol, ne ho pieno il naso” dicono i tedeschi di Scholz quando perdono la pazienza. E tutti sanno che il Cyrano di Macron difende la grandeur del suo naso con la spada. È vero che sui nasi la bibliografia, nella letteratura e nell’arte, è vastissima e abusatissima sino a diventare luogo comune (ottimo per la nostra “ghigliottina”). Ma nessuno aveva ancora trattato il naso come un confine, come il bastione del nazionalismo, sia pure nella variante sanitaria. E nessuno aveva ancora immaginato un naso a sovranità limitata come l’Ucraina, tranne forse il profeta dell’aforisma Karl Kraus: “Conoscevo un uomo che mentre parlava metteva le dita nel naso. Fosse stato almeno il suo!”. Era Putin.
Caro Merlo, ha ragione, questo lockdown ci ha fatto conoscere obtorto collo una delle disposizioni del regime fascista: il confino. Lei ricorda Gramsci e Solzènicyn reclusi. Possiamo ricordare Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi che, reclusi, hanno indicato la strada verso il riscatto di tutti i popoli d’Europa.
Piero Orrù
È lungo l’elenco degli scrittori che devono i loro capolavori alla disperazione del carcere, da Cervantes a Bertrand Russell. Ma è molto più lungo l’elenco degli uomini a cui il carcere spettina la mente sino alla follia.
Caro Merlo, Giorgia Meloni parla di esproprio delle concessioni balneari. Ma si espropria una proprietà, e in questo caso i proprietari siamo tutti noi, non i gestori dei bagni.
Alessandra Cavina — Faenza
Si ricordi però che il corporativismo, anche se non così impudente e oltranzista come a destra, è la più diffusa prepotenza italiana.
Caro Merlo: la vedo dura.
Paolo Cestaro
Ghigliottina
Caro Merlo: lo scopriremo solo vivendo.
Alberto Zeni
Ghigliottina