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Le disinformazioni sulla Nato. La guerra "vista" e la scrittura

Mariupol, gli edifici sventrati dalla guerra e i cittadini che cercano salvezza (reuters)
Posta e risposta del 17 marzo
2 minuti di lettura

Caro Merlo, sono un vecchio militante della sinistra, avendone percorso tutto l’itinerario dal Pci all’odierno Pd condividendo perfettamente la linea di Letta. Non condivido lo schematismo nel quale lei riconduce le possibili posizioni di un militante di sinistra e, in particolare, di un ex comunista: o con l’Occidente o con Putin. Non ho nessuna simpatia per Putin che considero un dittatore che insegue un mondo addirittura presovietico. Mi considero pienamente a mio agio nel mondo occidentale. Questo però non mi può esimere dal criticare la Nato, che invece di ridurre il suo attivismo ha allargato i suoi confini, sino ad andare a fare le dimostrazioni di forza in Ucraina. Nel contempo sono d’accordo a inviare armi all’Ucraina, considerando il diritto alla difesa inalienabile e anche utile in sede di trattativa. Però Zelensky non può pensare di coinvolgere l’Occidente in una guerra mondiale. Concludo: criticare la Nato e …

Caro Merlo, sono un vecchio militante della sinistra, avendone percorso tutto l’itinerario dal Pci all’odierno Pd condividendo perfettamente la linea di Letta. Non condivido lo schematismo nel quale lei riconduce le possibili posizioni di un militante di sinistra e, in particolare, di un ex comunista: o con l’Occidente o con Putin. Non ho nessuna simpatia per Putin che considero un dittatore che insegue un mondo addirittura presovietico. Mi considero pienamente a mio agio nel mondo occidentale. Questo però non mi può esimere dal criticare la Nato, che invece di ridurre il suo attivismo ha allargato i suoi confini, sino ad andare a fare le dimostrazioni di forza in Ucraina. Nel contempo sono d’accordo a inviare armi all’Ucraina, considerando il diritto alla difesa inalienabile e anche utile in sede di trattativa. Però Zelensky non può pensare di coinvolgere l’Occidente in una guerra mondiale. Concludo: criticare la Nato e l’ambiguo atteggiamento degli Usa non vuol dire essere con Putin.
Enzo Scalone
Non solo la Nato non ha mai fatto dimostrazioni di forza in Ucraina, ma non vi ha mai messo piede. Purtroppo, aggiungo. Ha infatti ragione Enrico Letta: “Quello che è successo dimostra che la Nato doveva fare entrare l’Ucraina prima”. Se l’Ucraina, insomma, fosse stata ammessa e integrata nella Nato già una ventina d’anni fa, l’invasione non ci sarebbe stata. Adesso è troppo tardi e infatti anche Zelensky ci ha rinunciato proprio per evitare che Putin scateni la terza guerra mondiale. Più in generale, è un’altra falsità, nella quale ancora cadono per ingenuità e per riflesso condizionato antiamericano i vecchi e onesti militanti della sinistra come lei, dire che la Nato ha allargato i suoi confini come se avesse, via via, invaso i paesi che “ora — sostiene Putin — minacciano la sicurezza della Russia”. La verità è che, nel 1991, quando finì la guerra fredda, in tutti i Paesi che avevano fatto parte del Patto di Varsavia, si sviluppò un forte sentimento antirusso. E l’adesione alla Nato, con processi lenti e lunghi, fu per ciascuno di loro una libera scelta politica e non un’annessione o una sottomissione, perché ogni stato democratico ha il diritto di decidere la propria politica estera e il proprio futuro. Non certificano l’imperialismo della Nato ma, al contrario, la sua natura di “difesa della democrazia in Europa”, come ha detto ancora Enrico Letta,
le adesioni di Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Romania, Slovacchia e Slovenia, e pure delle ex repubbliche sovietiche Estonia, Lituania e Lettonia. Nessuno, a parte la Bielorussia, ha scelto un’alleanza con la Russia, che pure ci riprovò con la Comunità degli stati indipendenti (Csi). Tutti si sentono più sicuri “sotto l’ombrello della Nato” che dà alla democrazia ancora più garanzie di quante già ne dava nel lontano 1976, quando conquistò Enrico Berlinguer.

Caro Merlo, troppo spesso le immagini che ci arrivano dalla guerra sono truccate dalla propaganda. L’istinto mi porta a credere solo alle immagini che confermano l’idea che della guerra mi sono già fatta. Ma forse dovrei metterle tutte in dubbio?
Eva Zanatta — Treviso
Immagini di guerra ce n’erano tante, ma questa è la prima “guerra di immagini”, la prima guerra “vista”. Faccia come me: cerchi conforto nella scrittura, nei reportage, nelle firme che conosce e riconosce.