Le Lettere

Petrocelli, troiano capo acheo. La buona tv si fa senza auditel

Petrocelli, troiano capo acheo. La buona tv si fa senza auditel
(ansa)
Posta e risposta del 26 marzo 2022
2 minuti di lettura

Caro Merlo, non si sente più parlare delle dimissioni di Vito Petrocelli. Come può un filorusso presiedere la Commissione Esteri del Senato italiano filoucraino? Perché resiste con le unghie e con i denti?
Giorgio Villano — Milano
Forse perché ha convinto i suoi amici russi che fare il troiano a capo degli achei sia una strategia bellica vincente e non la più inutile e classica delle furbate italiane.

Caro Merlo, da una parte leggo la sua risposta sulla “Rai e il Paladino di Putin”, che con acume individua i gravi limiti degli pseudo dibattiti televisivi fra esperti, e nella pagina seguente il bell’articolo di Michele Ainis sulla libertà di parola. Mi ha fatto venire in mente una vecchia storiella ebrea in cui un rabbino, chiamato a dirimere una controversia fra due capifamiglia, dopo avere ascoltato il primo gli dice “credo tu abbia ragione”e, dopo aver ascoltato il secondo, dice anche a lui “credo tu abbia ragione”. Al che il suo assistente gli fa notare “rabbi, ma non possono aver ragione tutti e due”, e il rabbi conclude, “si, credo cha abbia ragione anche tu”. È possibile che sia Merlo sia Ainis abbiano ragione? Si può trovare il modo per valutare criticamente le opinioni che vengono diffuse sui mezzi di comunicazione di massa, senza che questo porti a parlare di censura e di privazione della libertà di espressione? Forse occorre riflettere sulla forma con cui vengono espresse e dibattute le idee in contrasto. La forma delle tesi messe in opposizione fra loro non è adatta, perché non permette alcuna analisi. Lascia infatti che una tesi, che si è dimostrata ad un’analisi critica chiaramente falsa, continui ad essere ripetuta e amplificata sui mezzi di comunicazione di grande impatto. La comunità scientifica dispone di strumenti (la peer review) che, anche se imperfetti, permettono di valutare la validità di una teoria scientifica. Si può immaginare qualcosa di simile per i dibattiti politici?
Bernardino Fantini — Università di Genova
Caro professor Fantini, la libertà di parola è fuori discussione e la critica non è censura. Dunque, il rabbino darebbe ragione pure a lei. Aggiungo alle vostre ragioni che, in tv, si misura con l’audience il successo sia dei programmi politici, che infatti vengono costruiti per insultare o far litigare, e sia i Reality dove due belle ragazze, costrette in case-gabbie, si strappano i capelli. Da più di un decennio Renzo Arbore inutilmente denunzia la tv che scambia la qualità con l’auditel, ma la peer review, la revisione scientifica del testo, non è applicabile a un talk show, ed è bene così perché diventerebbe il cavallo di Troia della censura. Su certi temi, come questa guerra in cui il nostro Paese è coinvolto, basterebbe — certamente in Rai, ma non solo — ridimensionare l’auditel e “fare — cito ancora Renzo Arbore — una buona televisione come si fa un buon film, si fa una buona musica e si fa una buona informazione”. E, ancora, per evitare di attirare solo quel pubblico che Umberto Eco immaginava come “il popolo primitivo dei Bongo”, bisognerebbe aiutare gli spettatori a capire meglio i “tipi” che stabilmente si affrontano in studio in ruoli teatrali più o meno fissi: il pensatore arrabbiato, il populista attaccabrighe, il supercolto che sbuffa, il direttore saggio sono pagati? Ecco: leggete attentamente il Cucù pubblicato qui sotto.

 

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