✕

Non pacifista, dunque per la pace. La lagna illiberale sui talk show

La marcia della pace Perugia-Assisi (fotogramma)
2 minuti di lettura

Carissimo Merlo, temo che la famosa domanda “Siamo pronti a rinunziare al condizionatore per la pace?” sia fuorviante. La domanda vera agli italiani è se, in cambio della pace, siano disponibili a entrare in una recessione che potrebbe provocare fallimenti, disoccupazione, problemi di ordine pubblico e di tenuta delle istituzioni. Consiglio alla classe politica di essere molto franca con gli elettori. Per inciso, io non ho risposte. Spero ce l’abbia lei.
Tiziano Peres — Verona
La domanda che Draghi semplificò sino al paradosso è la sua stessa domanda, caro Peres: la recessione o la pace? Non sono pacifista e dunque scelgo la pace.

Caro Merlo, le sue risposte ai lettori che si lamentano della faziosità, assurdità, schiamazzo dei troppi talk-show non fanno una grinza: spegni o cambia canale. Peccato che la maggioranza degli spettatori vengano guidati, plagiati, informati male dalla tv. Gli attacchi al governo Draghi e alla sini…

Carissimo Merlo, temo che la famosa domanda “Siamo pronti a rinunziare al condizionatore per la pace?” sia fuorviante. La domanda vera agli italiani è se, in cambio della pace, siano disponibili a entrare in una recessione che potrebbe provocare fallimenti, disoccupazione, problemi di ordine pubblico e di tenuta delle istituzioni. Consiglio alla classe politica di essere molto franca con gli elettori. Per inciso, io non ho risposte. Spero ce l’abbia lei.
Tiziano Peres — Verona
La domanda che Draghi semplificò sino al paradosso è la sua stessa domanda, caro Peres: la recessione o la pace? Non sono pacifista e dunque scelgo la pace.

Caro Merlo, le sue risposte ai lettori che si lamentano della faziosità, assurdità, schiamazzo dei troppi talk-show non fanno una grinza: spegni o cambia canale. Peccato che la maggioranza degli spettatori vengano guidati, plagiati, informati male dalla tv. Gli attacchi al governo Draghi e alla sinistra “pro Ukraina”, che si infittiscono in tutti i talk-show, incideranno massicciamente sulle elezioni. Noi che cambieremo i canali continueremo a stupirci di fronte a fenomeni mediatici che producono danni al Paese.
Luciano Ghelli — Melegnano
In Italia c’è una sovrapproduzione di informazione, un caotico pluralismo e non le fa onore l’idea che ad esser plagiati siano quelli che non la pensano come lei. Ci siamo battuti, noi di Repubblica, quando giornalisti della Rai e di Mediaset concordavano i servizi e i servizietti da offrire a Berlusconi che era capo del governo e proprietario delle reti Mediaset. Ma persino allora, quando subivo (e vincevo) le querele dei prestigiosi colleghi di quella che chiamammo “la struttura delta”, pensavo che un giornalista potesse legittimamente schierarsi, decisamente e faziosamente, con una parte politica, anche con Berlusconi e il suo partito. Nell’attuale Italia delle fazioni “armate”, penso addirittura che sia affidabile il giornalista consapevolmente fazioso, perché la consapevolezza, che è una dichiarazione di lealtà verso i lettori o i telespettatori, gli detta la deontologia e lo costringe a rispettare le notizie. Certo, ci sono i calunniatori, le fake news e i giornalisti che ogni mattina si tuffano nel giornalismo… degli altri per insultare tutti. Ma anche questi, riconosciuti e riconoscibili, ci sono sempre stati, da Pisanò a Pecorelli agli sbruffoni di Grillo, e sono certo che lei, caro Ghelli, non scambierà per prepotenza altrui la sua incapacità di districarsi nello schiamazzo e di capire che la realtà è questo ingorgo alluvionale di punti di vista. Basta con questa lagna illiberale: cambi canale.

Caro Merlo, la destra si conferma per quel che è: a Modena, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno chiesto al sindaco di sospendere, togliendo anche i manifesti, lo spettacolo portoghese al Teatro Storchi: “Catarina e a beleza de matar fascistas”.
Carmelo De Rosa — Modena
Mi fido, come sempre, di Concita De Gregorio che, qui accanto a me, ha raccontato di averlo visto due volte perché attratta dalle reazioni del pubblico, che ha trovato ben peggiore dello spettacolo. Sono contento che il sindaco di Modena non abbia ceduto ai tentativi di censura che, fra l’altro, come sanno bene i pubblicitari, invece di reprimere promuovono. Visti titolo, trama e dibattito, io mi rifugio nel grande Emilio Cecchi: “non l’ho visto, ma non mi piace”.