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Ferragni è meglio di Cartier-Bresson. Anche per Putin siamo “maccheroni"

Posta e risposta del 19 maggio 2022
2 minuti di lettura

Caro Merlo, Liliana Segre ha invitato Chiara Ferragni a visitare insieme a lei il Memoriale della Shoa di Milano perché, ha detto, potrebbe dare una mano nella lotta contro l’indifferenza. Ho pensato che è una trovata geniale.
Gina Corti- Milano
“Chiara Ferragni sa usare la fotografia e le immagini molto meglio di Cartier-Bresson”, sostiene Oliviero Toscani. E Liliana Segre lo ha capito.

Caro Merlo, quelli che vorrebbero che l’Ucraina si arrendesse alla Russia pur di finirla presto con una guerra che minaccia anche noi, per spaventarci profetizzano nei soliti, orribili, talk show, un’Italia affamata senza pasta. Credo sia inutile spiegare che non corriamo questo rischio. Temo infatti che contro la propaganda anti-Ucraina dei putiniani travestiti da apocalittici, non basteranno neppure le rassicurazioni che arrivano dal convegno annuale sul grano duro che si sta tenendo a Foggia. Noi non importiamo il grano duro dell’Est Europa per l&r…

Caro Merlo, Liliana Segre ha invitato Chiara Ferragni a visitare insieme a lei il Memoriale della Shoa di Milano perché, ha detto, potrebbe dare una mano nella lotta contro l’indifferenza. Ho pensato che è una trovata geniale.
Gina Corti- Milano
“Chiara Ferragni sa usare la fotografia e le immagini molto meglio di Cartier-Bresson”, sostiene Oliviero Toscani. E Liliana Segre lo ha capito.

Caro Merlo, quelli che vorrebbero che l’Ucraina si arrendesse alla Russia pur di finirla presto con una guerra che minaccia anche noi, per spaventarci profetizzano nei soliti, orribili, talk show, un’Italia affamata senza pasta. Credo sia inutile spiegare che non corriamo questo rischio. Temo infatti che contro la propaganda anti-Ucraina dei putiniani travestiti da apocalittici, non basteranno neppure le rassicurazioni che arrivano dal convegno annuale sul grano duro che si sta tenendo a Foggia. Noi non importiamo il grano duro dell’Est Europa per l’italianissima ragione che non tiene la cottura. Importiamo quello che ci manca da Canada e California. E, dello stesso grano tenero, utilizzato per pane e dolci, importiamo dai due paesi in guerra solo il 5% per cento. La siccità sta facendo più danni della guerra di Putin che devasta l’Ucraina, ma non ci priverà del piatto di spaghetti al dente. Eppure, basta dire che mancherà la pasta e gli italiani, sulla pelle dei martirizzati ucraini, si convertono alle ragioni di Grillo, Salvini e Conte: in fondo Putin ha le sue ragioni, la Nato e le armi pesanti: “Francia o Spagna purché se magna”.
Marcellina Bruno - Foggia
C’è qualcosa di vero nello stereotipo della pasta che rende l’Italia grassa e le ottunde i sensi, l’idea marcia degli spaghetti come forza che fa deboli gli italiani: maccheroni siamo per americani inglesi, francesi e tedeschi; maccheroni erano i napoletani per Cavour; maccheroni siamo anche per Putin.

Caro Merlo, a me la serie Servant of the People piaceva, molto. Anche a mia madre, che lunedì alle 21,30, telefona e mi chiede, in piemontese: ”stasera iè nen Zelensky?” Eh no, mamma, Zelensky al lunes iè pi nen (Zelensky al lunedi non c’è più). Non faceva audience, share (ghigliottina). E allora pazienza tanta pazienza, lo recupereremo in altro modo, forse lo trasmetteranno in seconda serata (per quelli che lavorano, e si alzano alle sei del mattino). Scusi lo sfogo, caro Merlo. Slava Ukraïni!
Gloria Moretti-Cuneo
Herojam slava!

Caro Merlo, bella la sua risposta a Marco Paci di Prato: “Stefania” è la nuova “Bella ciao” e sarà presto canticchiata da tutti. Mio padre, prima militare e poi deportato della seconda guerra, mi diceva, quando avevo 10 anni (1969): “Io non avevo mai sentito Bella Ciao allora, ma ora mi rappresenta molto e mi piace di più”.
Daniele Benfatti – Pegognaga (Mantova)
La cantano sotto le bombe, la cantano i prigionieri di Azovstal e i cittadini di Odessa aggrediti dai missili: è la colonna sonora della guerra partigiana contro gli invasori russi, proprio come il canto della libertà italiana lo fu della Resistenza al nazifascismo. E in futuro, ogni volta che verrà cantato, l’inno a “mamma Stefania” riaccenderà le emozioni originarie che “Bella ciao” riaccese in suo padre nonostante che, da soldato deportato, non l’avesse neppure sentita cantare. Finita la guerra, la mamma Ucraina, come il fiore di montagna, diventerà educazione civica.