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Serracchiani e Meloni-macho sceneggiata da non dimenticare

Posta e risposta del 28 ottobre 2022
2 minuti di lettura

Caro Merlo, è buffo che la Serracchiani, quella che ha dovuto fare un passo avanti all’indomani delle elezioni per dire amaramente in Tv che il Pd, sì, aveva perso, mentre Letta dalla tv faceva un passo indietro, abbia accusato la Meloni di volere le donne un passo indietro agli uomini. Il coraggio non le manca. Dovrebbe essere la prossima a sfondare il tetto di cristallo.
Attilia Giuliani
Non riesco a dimenticare la volgarità della derisione con cui Giorgia Meloni nel giorno della fiducia ha risposto alla seguente critica di Debora Serracchiani: “Questo tetto di cristallo, che è stato infranto, rischia ora di richiudersi a causa di una politica che, ci sembra di scorgere già dalle prime battute del suo governo, vuole le donne un passo indietro rispetto agli uomini e dedite essenzialmente alla famiglia e ai figli. Speriamo di sbagliare”. Nel discorso di replica, dunque a freddo, lo scherno del presidente Meloni è stato sapien…

Caro Merlo, è buffo che la Serracchiani, quella che ha dovuto fare un passo avanti all’indomani delle elezioni per dire amaramente in Tv che il Pd, sì, aveva perso, mentre Letta dalla tv faceva un passo indietro, abbia accusato la Meloni di volere le donne un passo indietro agli uomini. Il coraggio non le manca. Dovrebbe essere la prossima a sfondare il tetto di cristallo.
Attilia Giuliani
Non riesco a dimenticare la volgarità della derisione con cui Giorgia Meloni nel giorno della fiducia ha risposto alla seguente critica di Debora Serracchiani: “Questo tetto di cristallo, che è stato infranto, rischia ora di richiudersi a causa di una politica che, ci sembra di scorgere già dalle prime battute del suo governo, vuole le donne un passo indietro rispetto agli uomini e dedite essenzialmente alla famiglia e ai figli. Speriamo di sbagliare”. Nel discorso di replica, dunque a freddo, lo scherno del presidente Meloni è stato sapientemente recitato, con una lunga e ripetuta gestualità delle braccia e trenta lunghissimi secondi di smorfie e silenzi strappa-applausi: “Onorevole Serracchiani, mi guardi. Le sembra che io stia un passo indietro agli uomini?”. Mancava solo la mano chiusa a pugno sul fianco per diventare una delle protagoniste delle sceneggiate, la Cicca Stonchiti dei Civitoti in Pretura di Nino Martoglio, per esempio, o le femmine sapute di Molière, o la lavandaia goldoniana. E mai applausi e risolini sono stati più corrivi e ingenerosi. Poi, nei giorni successivi (tre con oggi), invano ho cercato qualche commento amaro delle femministe non sul “merito”, che pure è interessante e rimane controverso, ma sul triste spettacolo. Ho trovato invece molti ghigni compiaciuti perché nulla più della donna contro la donna eccita il maschilismo becero e caprone, e solo nell’imperdibile rassegna stampa di Paolo Mieli e Simone Spetia (maschi come me) su Radio24 ho sentito il mio stesso fastidio. Perché ne riparlo dopo tre giorni? Perché vorrei che ci riflettesse chi ha ghignato o solo lodato quella reazione muscolare e chi ha visto in quel machismo, in quell’esibizione di virilità femminile, una vittoria del femminismo. Anche perché la Serracchiani, mentre veniva derisa, non ha fatto come avrebbe poi fatto la Meloni che, a sua volta derisa da Conte in versione macho, si è espressa con la parolaccia di Cambronne “che me…”. Che donna.


Caro Merlo, contante a 10.000 euro per aiutare i poveri e speriamo che abbassino l’iva sulle Ferrari, se mai a un povero gli venisse voglia.
Massimo Silini
Tutti i poveri hanno in tasca 200 banconote da 50 euro.


Caro Merlo, Roma, Stadio Olimpico, 16 ottobre: Lazio-Udinese. Vado alla biglietteria, bella vetusta con feritoie anni ‘60: due biglietti tribuna laterale. Risposta: 80 euro in contanti, 83 (forse 83, 3) con la carta. Vi immaginate allo Stamford Bridge di Londra o all’Allianz Arena di Monaco?
Massimo Bran – Venezia
È ancora l’Italia delle berlinghe, delle parpagliole e degli scudi, avvolti in un cencio e nascosti nel materasso.

 

Caro Merlo, la Meloni non ha citato la Resistenza, ha fondato la nascita della Repubblica nel Risorgimento e ha sottolineato che Grecia e Roma “sono la culla della civiltà”.
Bernardo Risino - Usmate Velate (Monza)
Con la lingua del sulcus primigenius: “Così finimo alla tre”.

Caro Merlo, “in quanto donna”.
Luisa Sampieri - Siena
Ghigliottina.