✕

Conte, effimero arcobaleno. Piccolo e il disastro del Pd

(fotogramma)
Le lettere del 6 Novembre 2022
2 minuti di lettura

Caro Merlo, ho visto oggi Conte, pacifista come il Papa e arcobaleno come il trasformismo, e ho pensato che la sua “inautenticità”, le sue “spossessioni” non hanno solo gli aspetti divertenti che lei tante volte ha raccontato. È letteratura passare da Bolsonaro a Lula ma non riesco a seguire il filo dell’identità in un uomo che fu duro verso i migranti che ora lo commuovono. Prima di destra, poi “non sono né di destra né di sinistra”, ora di sinistra parla alla folla come se avesse lavorato per tutta la vita con Gino Strada… Politicamente non mi interessa, ma umanamente sì. Mi piacerebbe che, in un’intervista vera, un grande giornalista riuscisse a fargli dire chi è per davvero. Chissà, potrei anche scoprire che mi piace.
Liliana Gambicchia — Trapani
È vero, sembra molto letterario con lo sfondo effimero dell’arcobaleno, ma dubito che esista un nocciolo, un…

Caro Merlo, ho visto oggi Conte, pacifista come il Papa e arcobaleno come il trasformismo, e ho pensato che la sua “inautenticità”, le sue “spossessioni” non hanno solo gli aspetti divertenti che lei tante volte ha raccontato. È letteratura passare da Bolsonaro a Lula ma non riesco a seguire il filo dell’identità in un uomo che fu duro verso i migranti che ora lo commuovono. Prima di destra, poi “non sono né di destra né di sinistra”, ora di sinistra parla alla folla come se avesse lavorato per tutta la vita con Gino Strada… Politicamente non mi interessa, ma umanamente sì. Mi piacerebbe che, in un’intervista vera, un grande giornalista riuscisse a fargli dire chi è per davvero. Chissà, potrei anche scoprire che mi piace.
Liliana Gambicchia — Trapani
È vero, sembra molto letterario con lo sfondo effimero dell’arcobaleno, ma dubito che esista un nocciolo, una “verità nuda” e soprattutto che possa venire fuori da un “Conte par lui-même”. Chissà, forse già alla nascita era così: “il figlio cambiato”.

Caro Merlo, da oltre cinquant’anni ho fatto “ambientalismo” scrivendo e insegnando “Politica dell’ambiente” alla Federico II. Perciò mi offende che gruppi di imbecilli imbrattatori di quadri nelle pinacoteche europee siano definiti “ambientalisti”.
Ugo Leone — Napoli
Capita anche alle parole più luminose di diventare crocevia di luoghi comuni e spegnersi come le lucciole di Pasolini. A Picasso capitò con la parola “artista”, della quale non si sentiva degno “nei momenti — diceva — in cui rimango da solo”. Giovanni Papini, in un’intervista del 1952, gli attribuì questo pensiero: “Un artista che vede chiaro in questa fine prossima, come è avvenuto a me, cosa può fare? Troppo duro partito sarebbe quello di cambiar mestiere, e pericoloso dal punto di vista alimentare. Ci sono, per lui, soltanto due strade: cercare di divertirsi e cercare di far quattrini… E après ça — concluse — allons boire”. Temo che, drogata dall’uso, anche la parola “ambientalista”, che con studio passione e fatica le permise di smontare i pregiudizi, sia diventata tic linguistico, conformismo estenuato.

Caro Merlo, ho letto Francesco Piccolo che dice: “liberare il Nazareno”. Ne condivido la schiettezza e la franchezza. Sono stato dalemiano, veltroniano, bersaniano, convintamente renziano… e sono ancora qui. Abbiamo preso uno schiaffo forte ma, se andiamo indietro, la sconfitta parte nel 2011 quando Bersani, per non dispiacere Napolitano, non pretese le elezioni che potevamo vincere bene perché Berlusconi era nei guai tra spread, processi e olgettine, i 5s erano nascenti… Invece nel 2013 abbiamo “vinto male”, nel 2018 “perso bene”…. sino al disastro di oggi. Complimenti mio Pd.
Giuseppe Fischetti
Non è solo il Pd ad aver perso le elezioni ma, accanendosi e maramaldeggiando, tutti lo aggrediscono e prendono in giro come se fosse il solo ad averle perse. Perché? Il segretario è uscente ma non è uscito, prigioniero di un gruppo dirigente che “si interroga” ma non si dimette da niente. I tempi del rinnovamento sono lunghissimi, il tono è dimesso, da condannati al patibolo, e sui giornali, come ha scritto Francesco Piccolo, imperversano Bettini, Bersani e D’Alema, con i loro rancori, i loro specchietti retrovisori, ciascuno con la propria copia del Principe di Machiavelli che, come diceva Brancati, è il libro di tutti i perdenti.