Caro Merlo, ho letto che Daniel Vogelmann, editore della Giuntina e figlio di un sopravvissuto ad Auschwitz, unico italiano nella lista di Schindler, si era costituito parte civile, da singolo individuo, nel procedimento giudiziario aperto contro quella donna che aveva sfilato a Predappio il 28 ottobre 2018 sfoggiando una maglietta con scritto “Auschwitzland”, ridacchiando. La signora è stata assolta da un giudice di Forlì, nonostante la legge Mancino del 1993 e quella sul negazionismo del 2016. A volte, girando per grandi città, è facile prendere una contravvenzione da centinaia di euro per essere finito su una corsia preferenziale degli autobus. Conosco architetti che hanno subito sanzioni ufficiali del proprio Ordine professionale, rischiando di non poter esercitare la professione, per aver fatto ironia su progetti di colleghi, mentre in questo caso nemmeno 50 euro simbolici. Mi chiedo cosa succederebbe se al primo maggio una ragazza indossas…
Caro Merlo, ho letto che Daniel Vogelmann, editore della Giuntina e figlio di un sopravvissuto ad Auschwitz, unico italiano nella lista di Schindler, si era costituito parte civile, da singolo individuo, nel procedimento giudiziario aperto contro quella donna che aveva sfilato a Predappio il 28 ottobre 2018 sfoggiando una maglietta con scritto “Auschwitzland”, ridacchiando. La signora è stata assolta da un giudice di Forlì, nonostante la legge Mancino del 1993 e quella sul negazionismo del 2016. A volte, girando per grandi città, è facile prendere una contravvenzione da centinaia di euro per essere finito su una corsia preferenziale degli autobus. Conosco architetti che hanno subito sanzioni ufficiali del proprio Ordine professionale, rischiando di non poter esercitare la professione, per aver fatto ironia su progetti di colleghi, mentre in questo caso nemmeno 50 euro simbolici. Mi chiedo cosa succederebbe se al primo maggio una ragazza indossasse una maglietta con su scritto “Foibeland” ridendo allegramente.
Manuel Orazi – Macerata
In attesa delle motivazioni della sentenza, immagino che il giudice di Forlì, in modo tecnicamente ineccepibile, abbia ritenuto che non ci fosse dolo, vale a dire l’intenzione diretta a suscitare odio razziale. La procura di Forlì è di parere diverso e secondo me qui il giustizialismo delle procure non c’entra nulla. Non mi piacciono le leggi che puniscono i reati d’opinione, anche le più odiose, ma è auspicabile che ci sia un Appello che riformi questa sentenza. L’odio contro gli ebrei sta infatti sempre più pericolosamente trovando nuova forza in tutta Europa. E c’è un’immondizia antisemita, pure a sinistra, che è “dolosa” sempre, anche quando arriva, per esempio negli stadi e sulle magliette, eco di un pensiero confuso com’è confusa la signora con la maglietta. Ma la confusione non assolve il razzismo, che in Italia non è un fenomeno pittoresco da giornalismo spettacolo come sono spesso i saluti romani. Dunque, non mi pare giusto che si possa alimentarlo deridendo la Shoah e paragonando Auschwitz a Disneyland senza rischiare neppure una simbolica sanzione. E per questo, vorrei dire al giudice di Forlì, non c’è bisogno di nuove leggi.
Caro Merlo, leggo sul Venerdì una bella intervista di Staglianò al filosofo giapponese Kohei Saito. Pochi e semplici concetti su un altro modello di sviluppo nel sistema capitalistico. Perché nessuno dei candidati alla segreteria del Pd riesce a dire cose così rivoluzionarie?
Luciano Agati – Roma
L’intervista è divertente non perché Kohei Saito scopre Marx, che in Europa non si smette mai di riscoprire, né perché inventa l’austerità che fu la bandiera di Berlinguer. Ma perché, ci avverte Riccardo Staglianò, solo in Giappone un libro di filosofia può vendere mezzo milione di copie. In Italia ci vorrebbe “non un marxiano, ma un marziano”.
Caro Merlo, il vero (falso) Bonafede non va a Porta a porta, Unomattina, Amici (soprattutto amici): solo silenzio. Digito Antonio Bonafede e viene fuori l’ex ministro, che si chiama Alfonso ed è di Mazara, lì vicino. Poi, coetaneo del falso e del vero Bonafade, Antonio Bonafede (ancora!) di Marsala, dei Chaomama, autore di Meneaito beep beep, hit degli anni 90. La sua ex band era “Powerillusi”. Tutti noi.
Luca Cardinalini
(Forse) Buonafede è il (vero?) capo dei capi e Messina Denaro il (falso?) prestanome.