La Moratti e il volpino Calenda. Marsigliese, Mameli e la patria
di Francesco Merlo , di Francesco MerloCaro Merlo, dunque aveva ragione lei per la Moratti: inutile votarla.
Daniela Volante – Padova
Carlo Calenda, volpino machiavellico, l’ha usata per combattere eroicamente la sinistra. Ricorda Craxi su Andreotti? Le volpi no, ma i volpini “finiscono in pellicceria”.
Caro Merlo, solo gli ignoranti, ce ne sono parecchi anche qui in Francia, vorrebbero cambiare le parole troppo aggressive della Marsigliese. Cantandola, un francese diventa per qualche minuto uno di quei volontari che accorsero alle armi per salvare la Repubblica e la Patria che sono da allora tutt’uno: l’État-Nation. La si canta con gioia, fervore e fierté.
Michel Cestone - Scy-Chazelles (Metz)
Anche in Italia “si canta con gioia, con fervore e con fierté” l’inno di Mameli, sottratto, grazie all’allora presidente Ciampi, alla retorica del “Dio patria e famiglia” alla quale vorrebbero farlo regredire sia l’estrema destra al …
Caro Merlo, dunque aveva ragione lei per la Moratti: inutile votarla.
Daniela Volante – Padova
Carlo Calenda, volpino machiavellico, l’ha usata per combattere eroicamente la sinistra. Ricorda Craxi su Andreotti? Le volpi no, ma i volpini “finiscono in pellicceria”.
Caro Merlo, solo gli ignoranti, ce ne sono parecchi anche qui in Francia, vorrebbero cambiare le parole troppo aggressive della Marsigliese. Cantandola, un francese diventa per qualche minuto uno di quei volontari che accorsero alle armi per salvare la Repubblica e la Patria che sono da allora tutt’uno: l’État-Nation. La si canta con gioia, fervore e fierté.
Michel Cestone - Scy-Chazelles (Metz)
Anche in Italia “si canta con gioia, con fervore e con fierté” l’inno di Mameli, sottratto, grazie all’allora presidente Ciampi, alla retorica del “Dio patria e famiglia” alla quale vorrebbero farlo regredire sia l’estrema destra al governo, sia certi cretini cognitivi di estrema sinistra che, come da voi in Francia, prendono alla lettera le parole degli inni. Quando Giuseppe Antonio Borgese, del quale raccomando la lettura di Golia (La nave di Teseo 2022), rifiutò di giurare fedeltà al fascismo - solo 13 professori universitari su 1256 si rifiutarono - scrisse: “Come posso io giurare di educare fascistamente la gioventù? Tranne l’amor di patria, che io però non so concepire come odio alle patrie altrui, nulla in me è fascista”.
Caro Francesco, la lettera di Paola Scarpa che cita la “carezza” ai tombini mi ha fatto ricordare che a Torino, vicino alla Mole credo, ci sono diversi tombini con scritte in arabo. Pare che la traduzione rimandi alla città di Tripoli, ma non sanno dire se provengano proprio da lì oppure se, prodotti da una ditta torinese per la Libia in tempo di guerra, una volta persa la colonia ci siano rimasti come “avanzi di guerra” e per non sprecarli li abbiano riutilizzati.
Sara Prando - Torino
Ci sono, sparpagliati nel Nord Italia, tombini sui quali stanno scritti nomi di città del Sud. A Venezia su un chiusino di una valvola del gas c’è il francese Gaz e a Campobasso Eau. A Squillace in Calabria c’è un tombino SPQR. A San Lorenzello in via Missone ce n’è uno con lo scudo di Ferrara. Secondo Alfonso Morone, autore di Tombini d’Italia (Lettera Ventidue), questa incoerenza geografica racconta l’evoluzione delle industrie che solo oggi puntano sull’adeguamento di un prodotto alle esigenze del singolo cliente. Sarà certamente vero, ma, in generale, nel disordine dei tombini ritrovo il disordine della storia d’Italia.
Caro Merlo, avevo letto di un “Museo del saxofono” a Maccarese e mi era venuto da ridere ripensando alla “Pinacoteca di Pachino” vanamente cercata in quel fantastico sud della Sicilia. E invece no, il Museo del saxofono esiste veramente, l’ho visitato, è bellissimo: ospita la più grande collezione di saxofoni al mondo, grazie al maestro Attilio Berni, coinvolgente narratore della storia di ogni singolo pezzo. Un plauso anche al Comune di Fiumicino.
Bernardo Coccoli - Roma
Le credo e andrò senz’altro a visitarlo. Intanto, grazie a lei, ho ripreso in mano un vecchio, affascinante libro, Il sax basso (Adelphi 1993) di Josef Skvorecky (1924-2012), uno scrittore raffinatissimo, forse più bravo di Kundera. I suoi libri sono introvabili nelle librerie italiane piene solo dei libroidi scritti da attori, cantanti, domatori di pulci, giornalisti, magistrati, trapezisti e politici.