Cottarelli non ha voltato la gabbana. Fuortes, il “no grazie” lo salverebbe
di Francesco MerloCaro Francesco, mi capita assai di rado, ma questa volta non sono d’accordo con te. È vero, come tu dici, che “viviamo in una democrazia dove gli eletti vengono in realtà nominati dai capi partito e dunque penso che cambiare partito sia la sola libertà che rimane al deputato”. Ma questo la signora Chinnici lo sapeva quando ha accettato la “nomina”.
Salvatore Tropea
Caro Salvatore, come capita a te che di Repubblica sei la storia, provo anche io sdegno per il passaggio di Caterina Chinnici dal Pd a Forza Italia - di Palermo! Chi cambia partito è spesso un voltagabbana, ma cambiare partito è una libertà da proteggere perché a volte ti permette di non voltare la gabbana. Carlo Cottarelli è tornato all’università, ma avrebbe anche potuto scegliere un altro partito. Solo restando dov’era avrebbe voltato la gabbana.
Caro Francesco, mi capita assai di rado, ma questa volta non sono d’accordo con te. È vero, come tu dici, che “viviamo in una democrazia dove gli eletti vengono in realtà nominati dai capi partito e dunque penso che cambiare partito sia la sola libertà che rimane al deputato”. Ma questo la signora Chinnici lo sapeva quando ha accettato la “nomina”.
Salvatore Tropea
Caro Salvatore, come capita a te che di Repubblica sei la storia, provo anche io sdegno per il passaggio di Caterina Chinnici dal Pd a Forza Italia - di Palermo! Chi cambia partito è spesso un voltagabbana, ma cambiare partito è una libertà da proteggere perché a volte ti permette di non voltare la gabbana. Carlo Cottarelli è tornato all’università, ma avrebbe anche potuto scegliere un altro partito. Solo restando dov’era avrebbe voltato la gabbana.
Caro Merlo, davvero aveva creduto che Carlo Fuortes non si sarebbe fatto “spostare” dalla Rai al San Carlo di Napoli? Beata ingenuità, la sua. Nella geniale rassegna stampa delle 08:15 su Radio 24, Paolo Mieli si è divertito con Simone Spetia a trasformare in tormentone la definizione che dello “scambio” ha dato Conte, e che persino lei, che pure le raccoglie con la cura di un biografo, non ci aveva segnalato: commodus discessus, facile via d’uscita. Mi permette un’insolenza? Sia meno ingenuo e non trascuri Conte, per favore.
Gigliola Satta - Sassari
Confesso che ancora adesso stento a credere che Carlo Fuortes, che pure si è dimesso come gli avevano chiesto e come vuole la formula “nell’interesse dell’azienda”, possa davvero diventare una comparsa del Sottopotere trasformato nel vaudeville del “libero scambio” di Feydeau-Meloni. Mieli ha evocato Draghi che bloccò così il vaudeville che volevano preparare per lui: “Guardate, che se ho da trovarmi un lavoro, me lo trovo da me, e non ho certo bisogno di voi”. Ecco, tutti sappiamo che Stéphane Lissner si opporrà alla legge contra personam che lo caccia dal San Carlo di Napoli. Fuortes può ancora appoggiare questa Resistenza, anzi Résistance visto che Lissner è francese, magari solo passivamente con il piccolo sdegno di un chiaro e netto “grazie, no”. Invece di passare alla cassa, come diceva Baudo, passerebbe appunto alla storia. Per quanto riguarda Conte, chiedo scusa: è, ancora, da vaudeville che il veterano di tutte le comode vie d’uscita rinfacci il commodus discessus al neofita. E dunque, da oggi, il commodus discessus aprirà l’elenco dei brocardi contiani. Le rinfresco i principali: “humus per avere una stella polare”, “interlocuzione” , “pretermesso”, “tono dialogico”, “la caducazione” , “la soggettivizzazione del conflitto” “salvo intese”.
Caro Merlo, mi ha commosso Michela Murgia, che vorrei anch’io abbracciare per darle e riceverne coraggio. Ma vorrei anche, solo con un accenno, rendere onore a mia sorella che, con un grandissimo amore per la vita, se n’è andata senza dire niente, se non a quei pochi che, tra i tantissimi che aveva aiutato a vivere, in silenzio l’aiutarono a staccare la spina.
L.C.
Michela Murgia sa trovare le parole più facili per dire le cose più difficili. Ricorda Gianni Rodari? “Fa’ la punta alla matita / corri a scrivere la tua vita. / Scrivi parole diritte e chiare: / amare, lottare, lavorare”. Ma il silenzio di sua sorella non è nascondiglio, è carezza delle cose, degli uomini, della stessa morte: anche la civiltà del silenzio è un’amara saggezza personale.