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Meloni, la storia rivela il carattere. Con Fuortes “se fumarono a Zazà”

Posta e risposta del 16 maggio 2023
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Caro Merlo, ho letto le inchieste, su Repubblica e anche su Domani, sulla storia della famiglia di Giorgia Meloni che non mi pare svelino reati che la riguardano. Ma sono rimasta incantata: del padre si sapeva già molto, tutto quell’hashish nella barca, la galera e la brutta malattia finale, ma qui ci sono i rapporti di amore odio con due sorellastre e c’è questo Matano, che era compagno di vita della madre, ma poi ha sposato una delle sorellastre, ed era anche socio d’affari dell’ex marito. Sembra un romanzo d’appendice ben lontano dal libro Io sono Giorgia.
Giulia Masera - Torino
Libro di propaganda, né migliore né peggiore di tutti i libri di propaganda, Io sono Giorgia raccontava un mondo di candore e accreditava come romanzo di formazione una povera epica autobiografica - “mamma, cristiana, italiana” - che ne segnò il successo elettorale. Invece ora sappiamo che c’era davvero da raccontare una gran…

Caro Merlo, ho letto le inchieste, su Repubblica e anche su Domani, sulla storia della famiglia di Giorgia Meloni che non mi pare svelino reati che la riguardano. Ma sono rimasta incantata: del padre si sapeva già molto, tutto quell’hashish nella barca, la galera e la brutta malattia finale, ma qui ci sono i rapporti di amore odio con due sorellastre e c’è questo Matano, che era compagno di vita della madre, ma poi ha sposato una delle sorellastre, ed era anche socio d’affari dell’ex marito. Sembra un romanzo d’appendice ben lontano dal libro Io sono Giorgia.
Giulia Masera - Torino
Libro di propaganda, né migliore né peggiore di tutti i libri di propaganda, Io sono Giorgia raccontava un mondo di candore e accreditava come romanzo di formazione una povera epica autobiografica - “mamma, cristiana, italiana” - che ne segnò il successo elettorale. Invece ora sappiamo che c’era davvero da raccontare una grande storia di vite spericolate alla Vasco Rossi che, le dico la verità, darà finalmente spessore a Giorgia Meloni. Senza nulla togliere alla sua innocenza, che rimarrà certamente intatta, prende infatti forma la forza di carattere e la sapienza di vita che stanno segnando una leadership inaspettata. I bravi giornalisti non sono poliziotti e non cercano reati. Qui c’è il grasso della vita, ci sono affetti a tinte forti che diventano affari, e affari, avventurosi e sregolati, che fanno nascere affetti a tinte forti, con l’alternanza sentimentale dell’amore e dell’odio che, anche nella politica italiana, come nei versi di Catullo, si confondono e si perdono l’uno nell’altro.

La sfavorita


Caro Merlo, la Rai ha perso Fazio, campione di ascolti e buon giornalismo, prima ancora che la destra arrivasse al potere in viale Mazzini. Trovo scandaloso che Carlo Fuortes, prima di dimettersi, non abbia rinnovato il contratto di Fazio permettendo ai caporali della destra di liberarsene senza sporcarsi le mani. A pensare male ci si azzecca: nel gioco di scambio tra Fuortes e il governo c’era compreso Fazio?
Angela Torre - Como
Ma no, Fuortes se n’è sicuramente dimenticato in quella convulsa e affollata trattativa: la Scala, anzi il San Carlo, anzi tutte e due... Come nella festa di San Gennaro “nel momento culminante/del finale travolgente/se fumarono a Zazá”.

Caro Merlo, solo chi non è giovane ricorda il sostantivo “epurazione”
Paola Scarpa - Venezia
L’Italia è cambiata, le parole sono le stesse: epurare, purificare, depurare e dunque trasformare il dissentire, “non sentire” allo stesso modo, nel dissidére ,”sedersi a parte”: via, sciò. Però l’epurato non è più l’eretico come Il manifesto di Pintor e Parlato che portò via dal Pci la fiammella della sinistra illuminista. Oggi è uno sfrattato come Fazio. Non rinnegato come Vittorini, ma licenziato come Giletti. L’epurazione in Rai è appena cominciata? Noi giornalisti pubblichiamo liste di epurandi. “Bisogna essere forti per non epurare”, disse - pensate - Umberto Bossi, che sulla propria pelle scoprì la saggezza. “Quelli che la pensano come noi sono quelli che non la pensano come noi” scriveva Sciascia. E Lyndon Johnson, più sboccato: “Meglio averli dentro la tenda che pisciano fuori, piuttosto di averli fuori che pisciano dentro”. Il simpatico Francesco Storace, quando Berlusconi era padrone di tutto, si compiaceva del soprannome di Epurator poi esteso alla figlia che, ignara e innocente, divenne Epurina.