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Il giornalismo di Hemingway e l’alluvione. Bonaccini saprà affrontare gli sciacalli

Il giornalismo di Hemingway e l’alluvione. Bonaccini saprà affrontare gli sciacalli
(reuters)
Posta e risposta del 20 maggio 2023
2 minuti di lettura

Caro Merlo, invidio il mio vecchio padre, che si trova alla periferia di Forlì quasi in campagna. Grazie al cielo sta bene e la casa non è stata danneggiata. Non ha però l’elettricità e non gli funziona più niente. Certo, starebbe meglio con il frigorifero e con il forno a microonde, ma almeno non vede in tv le interviste a raffica ai superstiti. Ne sono disgustato: “Come si sente? Cosa ha provato? Dove si trovava?”. Ma vaff…
Luigi Dallara - Forlì
Nel settembre del 1923 il Toronto Daily Star, inviando il giornalista Ernest Hemingway a raccontare il terremoto di Yokohama, gli fornì un prontuario, un manuale di antiretorica per scrivere di sciagure: mai speculare sui morti, mai usare iperboli per raccontare il dolore, rimanere freddi, rivolgere ai sopravvissuti solo domande secche, scrivere con frasi brevi, non violare la privacy né dei vivi né dei morti… Hemingway cominciò il suo articolo così: “Questa è una storia senza nomi”.


Caro Merlo, non è che il mio amato Bonaccini verrà accusato di essere il colpevole della tragedia in Emilia-Romagna?
Margherita Smeraldi - Venezia
Stefano Bonaccini, appartiene ala stirpe dei grandi e bravi amministratori dell’Emilia-Romagna e sa come affrontare e resistere allo sciacallaggio che è l’antagonista della solidarietà, il suo esatto contrario. Ambedue stanno sulla vittima, lo sciacallaggio per mangiarsela, per divorarla – come fa la iena – e la solidarietà per confortarla, rianimarla e curarla. Subito dopo il terremoto del 1693, come primo atto di decenza, il Viceré di Sicilia Giovan Francesco Paceco, duca di Uzeda, esibì i corpi penzolanti degli sciacalli che aveva fatto impiccare. A quei tempi gli sciacalli rovistavano tra le rovine e tagliavano le dita dei cadaveri per rubare le fedi d’oro. Oggi vanno in televisione e di nuovo si avventano sulle vittime. Non più per strappare vestiti e gioielli, ma per fare di quei poveri corpi il podio e la cattedra della peggiore demagogia nazionale. Indicano ogni giorno un qualche responsabile nuovo. Espongono alla rabbia collettiva un capro espiatorio, sanno sempre cosa sarebbe stato necessario fare, come e quanto avrebbe dovuto essere previsto. Se fosse dipeso da loro, i lungimiranti sciacalli non avrebbero perso tempo con non si sa quale burocrazia e avrebbero certamente inventato la pioggia che non bagna.


Caro Merlo, che tempismo, che piglio, che sostanza politica Elly Schlein quando dice che non è il momento delle polemiche e aggiunge che “noi come Pd siamo a disposizione se serve come braccia per spalare il fango e siamo disponibili a lavorare col governo per la messa in sicurezza dei territori, per ristori e indennizzi”.
Luciano Marrocu - Cagliari
L’Emilia-Romagna è governata dal centrosinistra. Dunque, nell’Italia in cui lo sciacallaggio è una banalità ormai automatica, anche io ho trovato, tra i tanti pensieri che Elly Schlein ha affidato a Repubblica, civili e coraggiosi i progetti di futuro: “Non dividiamoci anche sul dissesto idrogeologico. Troviamo le risorse”.


Caro Merlo, volevamo dirle grazie, io e la mia amica, che abbiamo assistito al concerto del Boss, nostro coetaneo e ancora così pieno di energia e vita. Meglio di una pastiglia per lenire il dolore! (Già oggi rientriamo nei ranghi: concerto di Gatti a Pordenone e domani Ottava di Mahler alla Scala).
Attilia Giuliani (e Rossella)
E Springsteen ha pure evitato la facile retorica.

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