Nespole e Meloni a Hiroshima. Boss, retorica e angeli del fango
di Francesco MerloCaro Merlo, la linea Zelig di Meloni è forse la risposta alla armocromia di Schlein: bianca con il Papa, nera con Zelenzky, nespola con von der Leyen. Se i colori del Papa e di Zelensky erano scontati, come ha fatto ad anticipare la nespola? Ha una spia?
Giovanni Ferrari
Il giorno prima von der Leyen era in rosa-cipria e Meloni in acqua marina. Il giorno dopo (ieri) erano due nespole. Lei esclude che la spia sia di von der Leyen?
Caro Merlo, purtroppo è spesso anche la nostra stampa di sinistra e di cosiddetta inchiesta a promuovere lo sciacallaggio anziché la solidarietà quando le disgrazie riguardano o colpiscono altri.
Nicola Zoller -Trento
Ha ragione, non esiste (ancora) il terzo polo dello sciacallaggio.
Caro Merlo, la mia fede nella musica e nel Boss è indiscutibile: molti anni fa sono andata Firenze per ascoltarlo e il 28 non sarò al Circo Massimo perché, a 88 anni, non posso stare ore …
Caro Merlo, la linea Zelig di Meloni è forse la risposta alla armocromia di Schlein: bianca con il Papa, nera con Zelenzky, nespola con von der Leyen. Se i colori del Papa e di Zelensky erano scontati, come ha fatto ad anticipare la nespola? Ha una spia?
Giovanni Ferrari
Il giorno prima von der Leyen era in rosa-cipria e Meloni in acqua marina. Il giorno dopo (ieri) erano due nespole. Lei esclude che la spia sia di von der Leyen?
Caro Merlo, purtroppo è spesso anche la nostra stampa di sinistra e di cosiddetta inchiesta a promuovere lo sciacallaggio anziché la solidarietà quando le disgrazie riguardano o colpiscono altri.
Nicola Zoller -Trento
Ha ragione, non esiste (ancora) il terzo polo dello sciacallaggio.
Caro Merlo, la mia fede nella musica e nel Boss è indiscutibile: molti anni fa sono andata Firenze per ascoltarlo e il 28 non sarò al Circo Massimo perché, a 88 anni, non posso stare ore in piedi. A dimostrare che la musica è un “lenimento” basterebbero i funerali jazz di New Orleans. Ma trovo indegno (e insopportabile la sua ironia) che il sindaco “leghista” di Ferrara, non annullando il concerto, abbia permesso a 50000 persone, più 900 addetti alla sicurezza (che avrebbero potuto essere utilizzati nel Ravennate) di riunirsi in una città sotto allerta rossa. Springsteen non ha detto una parola sulla tragedia e nessuno ha devoluto parte degli incassi.
Luciana Tatafiore
Eviterei di identificare Springsteen con la Lega che governa la città. Perché il Boss dovrebbe interessarsi al sindaco? E’ vero che due parole sulla tragedia dell’alluvione gli avrebbero procurato qualche applauso in più, appagando “la solita vecchia bugiarda fanfarona, la retorica, signora d’Italia” (Pirandello). Ma lei, che apprezza la differenza tra questi concerti e le esibizioni di Sanremo, capisce bene che intervenire senza conoscere non sarebbe stato degno di Springsteen.
Caro Merlo, grazie per quella stupenda “avrebbero inventato l'acqua che non bagna”.
Mario Menin
E in estate ci vuole il fuoco che non brucia.
Caro Merlo, nella prevedibilità degli eventi catastrofici e nell'inutilità di provvedimenti tardivi istituire una cabina di regia, organizzare un tavolo e aprire un fascicolo paiono prese per il culo.
Stefano Balocco – Genova
Sensi di colpa, paura, scarichi di coscienza. È famoso, nel capitolo dedicato a virtù e fortuna, l’invito di Machiavelli “a costruire ripari et argini, quando sono tempi quieti”. E’ il complesso dell’impiccato: vedono una corda e si toccano il collo.
Caro Merlo, basta “angeli del fango”: ghigliottina.
Giovanni Basilico - Saronno
Nel 1966 chiamammo “angeli del fango”, con una retorica già sgradevole, i ragazzi che da tutto il mondo - si dice fossero 20mila - accorsero a Firenze, travolta dalla terribile alluvione che fu la prima mediatica, così come il Belice nel 1968 fu il primo terremoto mediatico: due modelli, due prototipi che contenevano, senza consapevolezza, un futuro di catastrofi. E infatti si dice oggi quel che già si diceva in quel 1966, sia pure con meno impeto, e cioè che l'incuria umana aveva trasformato un accidente naturale in un disastro. Da allora ogni nuova “fine del mondo” eccita la stessa logorroica, moralistica e scombinata vena di chi racconta, dei sopravvissuti che hanno visto, di noi giornalisti, degli scrittori in cerca dell’Uomo. Sì, angeli del fango, merita la ghigliottina, ma con immensa pena.