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Cospito e Ciavardini visti allo specchio. Cuperlo e quel d’Annunzio fuori posto

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Caro Merlo, il ministro Sangiuliano si è imposto la lettura di un libro al mese, “per disciplina, come si va Messa”.

Elena Pozzo - Vicenza

E tutti i santi giorni cosa fa? Jogging?

 

Caro Merlo, andammo a trovare Cospito in seguito a un appello (da Flick a Ciotti, da Caiazza a Palma, Manconi, Colombo…) in cui si denunciava il rischio che morisse. Lo abbiamo fatto, cercheremo di farlo se e quando a conoscenza di notizie del genere. E quando si conoscono “dopo”, protestiamo come l’altro ieri a proposito dei due detenuti suicidi ad Augusta. Chiara Colosimo è stata imposta al vertice dell’Antimafia nonostante un appello di tanti familiari e associazioni di vittime di stragi mafiose e terroristiche che hanno denunciato contatti e frequentazioni con terroristi neri, ambienti della galassia dell’estremismo stragista. Se ora, raccogliendo il suo invito, ci guardassimo allo specchio vedremmo immagini opposte a quelle dello …

Caro Merlo, il ministro Sangiuliano si è imposto la lettura di un libro al mese, “per disciplina, come si va Messa”.

Elena Pozzo - Vicenza

E tutti i santi giorni cosa fa? Jogging?

 

Caro Merlo, andammo a trovare Cospito in seguito a un appello (da Flick a Ciotti, da Caiazza a Palma, Manconi, Colombo…) in cui si denunciava il rischio che morisse. Lo abbiamo fatto, cercheremo di farlo se e quando a conoscenza di notizie del genere. E quando si conoscono “dopo”, protestiamo come l’altro ieri a proposito dei due detenuti suicidi ad Augusta. Chiara Colosimo è stata imposta al vertice dell’Antimafia nonostante un appello di tanti familiari e associazioni di vittime di stragi mafiose e terroristiche che hanno denunciato contatti e frequentazioni con terroristi neri, ambienti della galassia dell’estremismo stragista. Se ora, raccogliendo il suo invito, ci guardassimo allo specchio vedremmo immagini opposte a quelle dello specchio in cui dovessero guardarsi questa destra e la stessa Colosimo.
Silvio Lai, Andrea Orlando, Debora Serracchiani, Walter Verini

 

Sarei venuto con voi a trovare Cospito. Ma penso che la visita in carcere a Ciavardini di Chiara Colosimo, dalla quale mi sento tanto distante quanto a voi mi sento vicino, sia, fino a prova contraria, innocente come la vostra. Solo per quella visita vi ho invitati a guardarvi allo specchio e a vedervi in lei. So bene che per tutto il resto non vi somigliate. Avete, invece, ragione: la scelta della presidente dell’Antimafia dovrebbe essere condivisa. Aggiungo che in quella commissione non dovrebbero stare tre imputati di gravi reati.

 

 Caro Francesco, sul dilemma statua-panchina mi permetto una chiosa. Lassù dove sono nato, al confine più tragico, di statue ce n’erano già tre. Aron Hector Schmitz (l’immenso Svevo), Umberto Saba e James Joyce transitato da quelle parti e onorato come si deve. Prive di basamento, te le trovi davanti a camminare, e la posa è così quotidiana che salutarle viene spontaneo. Bon, poi capita che qualche anno fa, nella ricorrenza dell’impresa fiumana, in Piazza della Borsa sia comparsa una quarta statua, dedicata a D’Annunzio. Tra il Vate e Saba (in bronzo entrambi) correranno sì e no 300 metri, sufficienti però a ricordare come in una vecchia lettera a Slataper il triestino avesse comparato i versi “mediocri e immortali” del Manzoni (tutto torna, anche nelle ricorrenze) alla poesia disonesta, nel senso di insincera, dell’altro. Allora la differenza delle statue dove sta? Svevo, Saba e Joyce, come detto, stanno in piedi. D’Annunzio è su una panchina con qualche libro. I turisti ai tre a passeggio rivolgono un deferente saluto e al quarto ci si siedono di fianco - è una panchina! - e via tra le risa a scattarsi selfie (che sia un contrappasso per un dannunzianesimo fuori tempo?). Morale? Nel mio piccolo voto per le statue. Le panchine a volte sono peggio.

Gianni Cuperlo

 

Caro Gianni, il poeta seduto, a Lisbona, è Pessoa, che vi era nato. Invece, d’Annunzio a Trieste è fuori posto. Lì non c’è infatti il geniale letterato, giustamente elogiato anche dal triestino Claudio Magris, che è al di sopra di ogni sospetto. C’è il conquistatore di Fiume, l’irredentista. E’ vero che gli hanno messo accanto dei libri, ma nessuno a Trieste, vedendo la statua di cui la panchina è parte, pensa alla Figlia di Jorio. Tutti pensano ai legionari e alla Reggenza del Carnaro.