Meloni, orizzonte democratura. Il Pd cerca ancora l’identità
di Francesco MerloCaro Merlo, non chiamiamolo fascismo perché sarebbe ridicolo, ma come si fa non vedere che Giorgia Meloni persegue un progetto autoritario? Ieri Francesco Bei, senza allarmismi, ha elencato le Istituzioni di Garanzia che quotidianamente il governo attacca: Banca d’Italia, Corte dei conti, magistratura, Rai, Commissione europea, i giornali non allineati, persino il capo dello Stato criticato, nientemeno, dal ministro Musumeci che pure passa per un politico prudente e rispettoso. Vuoi che non avesse informato Giorgia della quale è un fedelissimo? Come si concilia questa carica eversiva con il progetto di diventare la leader conservatrice che l’Italia non ha mai avuto?
Marialia Stefanini - Livorno
Non si concilia. Io non credo che Giorgia Meloni abbia mai pensato a se stessa come alla Merkel o alla Thatcher italiana, che sono figure molto lontane dalla sua formazione e anche dal suo carattere. Penso che si immagini molto di più come Orbán o magari …
Caro Merlo, non chiamiamolo fascismo perché sarebbe ridicolo, ma come si fa non vedere che Giorgia Meloni persegue un progetto autoritario? Ieri Francesco Bei, senza allarmismi, ha elencato le Istituzioni di Garanzia che quotidianamente il governo attacca: Banca d’Italia, Corte dei conti, magistratura, Rai, Commissione europea, i giornali non allineati, persino il capo dello Stato criticato, nientemeno, dal ministro Musumeci che pure passa per un politico prudente e rispettoso. Vuoi che non avesse informato Giorgia della quale è un fedelissimo? Come si concilia questa carica eversiva con il progetto di diventare la leader conservatrice che l’Italia non ha mai avuto?
Marialia Stefanini - Livorno
Non si concilia. Io non credo che Giorgia Meloni abbia mai pensato a se stessa come alla Merkel o alla Thatcher italiana, che sono figure molto lontane dalla sua formazione e anche dal suo carattere. Penso che si immagini molto di più come Orbán o magari come Trump. Sicuramente vuol cambiare le regole, allentare i controlli, squilibrare il sistema dei bilanciamenti. Ci prova, insomma, benché non sia facile, a portare anche l’Italia in quella zona grigia tra democrazia e autocrazia, la zona delle “democrature” o delle “democrazie illiberali”, che è la grande novità geopolitica della nostra epoca. Il modello prevede un leader autocratico ma eletto democraticamente, nazionalista e paladino di una religione identitaria, ma tollerato dall’Occidente democratico. Prima però deve rifare le istituzioni di garanzia che, perciò, attacca quotidianamente come ha appunto spiegato Francesco Bei. Le attacca perché, nonostante tutto, in Italia funzionano. Non le sarà facile addomesticare tutti, anche noi.
Caro Merlo, come mi sembrava di aver studiato cinquant’anni orsono all’università, Walter Gropius oltre ad essere stato il fondatore del Bauhaus e un eccellente insegnante è stato anche un ottimo progettista (cfr. Bruno Zevi, Storia dell’architettura moderna, Einaudi). Non so se “non prese mai in mano una matita” abbia altri significati.
Pier Ugo Demarziani
Significa letteralmente quel che dice: non disegnava, lo facevano i suoi assistenti. Non era insomma l’architetto classico che fa gli schizzi, quello con la matita in mano. È vero che ha realizzato dei progetti, e l’edificio della Bauhaus è il più famoso, mentre gli edifici americani sono per lo più anonimi. Come Portoghesi, con il quale non aveva null’altro in comune, è stato ben più grande come professore. E Bruno Zevi, che pure era stato suo studente ad Harvard, lo criticava persino con asprezza, anche nel libro che lei cita.
Caro Merlo, nel 2003 Michele Salvati (“Perché voglio il Partito democratico”) delineò su Repubblica il percorso del Pd, nato dalla riunione di tutte le correnti riformistiche: un partito di sinistra moderata (o centro-sinistra), con un nome semplice ed evocativo. Confinare il Pd nel vagheggiamento di un’identità di “sinistra” lontana dal senso comune del Paese e degli elettori, è una responsabilità grave. Preclude, infatti, una prospettiva democratica di opposizione e lascia il campo a ogni prevaricazione di chi governa al centro come in periferia. Questo è il vero vulnus provocato da Elly Schlein.
Enrico Giovanni Michelin
A me pare, invece, che il problema non sia l’eccesso di “un’identità di sinistra” ma, ben più grave, la mancanza, per ignavia, di un’identità.