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I militari italiani sono “arrivano i nostri”. Il Superenalotto, vizio senza speranza

Posta e risposta del 6 giugno 2023
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Caro Merlo, è vero che Michela Murgia ha scambiato un normale saluto militare per il saluto romano e che gli incursori del Comsubin non sono la X Flottiglia Mas, ma è inutile negarlo: La Russa si è eccitato per il braccio alzato, il saluto degli incursori, tutte le uniformi, i pennacchi e le fanfare. Dunque: se non era fascismo era voglia di fascismo.
Gianluigi Perricone - Palermo
Lei è un simpatico sofista, ma alla parata del 2 giugno nessuno si sarebbe mai permesso di esibire, davanti al Capo dello Stato o al suo fianco, né braccia fasciste né voglie di fascismo. E a proposito di eccitati e di eccitanti, me lo lasci ripetere, dobbiamo tutti liberarci dei fantasmi, soprattutto in un momento come questo, con i postfascisti al governo. I militari in democrazia non sono "vogliamo i colonnelli", ma "arrivano i nostri": dopo terremoti, attentati terroristici, catastrofi, e anche durante una pandemia, come ha dimostrato il gener…

Caro Merlo, è vero che Michela Murgia ha scambiato un normale saluto militare per il saluto romano e che gli incursori del Comsubin non sono la X Flottiglia Mas, ma è inutile negarlo: La Russa si è eccitato per il braccio alzato, il saluto degli incursori, tutte le uniformi, i pennacchi e le fanfare. Dunque: se non era fascismo era voglia di fascismo.
Gianluigi Perricone - Palermo
Lei è un simpatico sofista, ma alla parata del 2 giugno nessuno si sarebbe mai permesso di esibire, davanti al Capo dello Stato o al suo fianco, né braccia fasciste né voglie di fascismo. E a proposito di eccitati e di eccitanti, me lo lasci ripetere, dobbiamo tutti liberarci dei fantasmi, soprattutto in un momento come questo, con i postfascisti al governo. I militari in democrazia non sono "vogliamo i colonnelli", ma "arrivano i nostri": dopo terremoti, attentati terroristici, catastrofi, e anche durante una pandemia, come ha dimostrato il generale Figliuolo che ha benissimo organizzato il territorio contro il Covid. Che siano impegnati nelle zone di guerra o sulle strade, le divise italiane rassicurano e proteggono. E vale anche per i carabinieri e per la polizia. Quando ci capita, purtroppo, di doverli giudicare male, non è certo perché somigliano alle divise che indossano ma, al contrario, perché le offendono.


Caro Merlo, se lo Stato stampasse un quotidiano ed obbligasse tutti i cittadini ad abbonarsi ci sarebbe una rivolta. E invece, nell'indifferenza quasi generale, alla Rai, tv di stato, siamo obbligati ad abbonarci anche se non la guardiamo. Hanno inventato il "servizio pubblico" ma i servizi della tv di stato non differiscono per nulla da quelli forniti gratuitamente da una miriade di tv private. Mi sbaglio?
Pietro Volpi - Lovere (Bergamo)
Non si sbaglia. Si paga anche il privilegio di non possedere la tv e soprattutto si paga il piacere di spegnerla.


Caro Merlo, ho un carissimo amico, in pensione come me, che gioca almeno trecento euro ogni settimana al Superenalotto. Non è certo ricco, ma non è nemmeno povero. È serenamente nonno, sta bene in salute, ma penso che questo dispendioso vizietto, pur non mandandolo in bancarotta, molto amaramente gli imponga qualche sacrificio e non lo renda neppure felice. Infatti, ad ogni estrazione, impreca e sospira: "Non ne abbiamo noi, di fortuna". Quando i suoi amici e i suoi familiari, pur con rispetto, lo rimproverano, risponde ridendo che dopotutto sono soldi suoi, e che ci sono giochi d'azzardo ben più pericolosi dai quali si tiene lontano anche perché non gli piacciono le carte, non ha mai messo piede in un casinò ed è pure astemio e ha smesso di fumare. Ma io penso che sia immorale non il vizio del mio amico, che è una povera debolezza umana, ma lo sfruttamento da parte dello Stato.
Elio Rosati - Prato
Non è certo il caso di vietare il gioco d'azzardo come non si vieta la vendita di tabacco e di alcol. Bisognerebbe però sapere e far sapere che il Superenalotto è un gioco d'azzardo di Stato che - lei lo dice molto bene - non ti rovina, ma ti svuota le tasche, ti alleggerisce anche degli spiccioli. E ti convince pure che, se non vinci, sei solo sfortunato e devi dunque riprovarci mentre gli studiosi di aritmetica probabilistica sostengono che è più facile essere colpiti da un fulmine che fare 6 al Superenalotto.


Caro Merlo, "e qui mi taccio": ghigliottina?
Margherita Smeraldi - Venezia
Ghigliottina.