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Nel lutto il coraggio dei sentimenti Pride, Rocca e il ballo del qua qua

Silvio Berlusconi (ansa)
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Caro Merlo, tanti anni fa ho partecipato al funerale di un vecchio. Il sacerdote, amico di famiglia, disse: "Dio abbia pietà della sua anima". Notevole. Non succederà, questa volta.

Bruna Dalla Pozza -Padova
Coraggio e sentimento, nel giorno della tenerezza nazionale.

 

Caro Merlo, luci e ombre nella vita di Berlusconi, che ha marcato per decenni la storia italiana. "Ai posteri l'ardua sentenza " se siano prevalse le luci o le ombre. Personalmente lo ricordo come imprenditore capace, intelligente, visionario, con “la lucida follia" di chi ha grandi capacità organizzative che consentono di raggiungere obiettivi considerati impossibili 

Chiara Lena-Sestri Levante

Anche per questo sentimento ci vuole coraggio. C’è sempre un cadavere ingombrante nella storia d’Italia, da Mussolini a Craxi e, come abbiamo visto in questi giorni, anche Berlinguer. Berlusconi, era un sopravvissuto che la morte ci ha res…

Caro Merlo, tanti anni fa ho partecipato al funerale di un vecchio. Il sacerdote, amico di famiglia, disse: "Dio abbia pietà della sua anima". Notevole. Non succederà, questa volta.

Bruna Dalla Pozza -Padova
Coraggio e sentimento, nel giorno della tenerezza nazionale.

 

Caro Merlo, luci e ombre nella vita di Berlusconi, che ha marcato per decenni la storia italiana. "Ai posteri l'ardua sentenza " se siano prevalse le luci o le ombre. Personalmente lo ricordo come imprenditore capace, intelligente, visionario, con “la lucida follia" di chi ha grandi capacità organizzative che consentono di raggiungere obiettivi considerati impossibili 

Chiara Lena-Sestri Levante

Anche per questo sentimento ci vuole coraggio. C’è sempre un cadavere ingombrante nella storia d’Italia, da Mussolini a Craxi e, come abbiamo visto in questi giorni, anche Berlinguer. Berlusconi, era un sopravvissuto che la morte ci ha restituito vivo. Ha spaccato l’Italia in due metà e le ha cambiate tutte e due.

Caro Merlo, uno che si scusa con sé stesso, poi, nel segreto delle proprie stanze, si autoflagella con tanto di cilicio e gatto a nove code?

Edoardo Brusaporci - Roma

Il Roma Pride è stato un grande successo anche senza il patrocinio della Regione Lazio e forse, anzi, l’assenza di Francesco Rocca ha fatto bene al mondo gay perché l’offesa del potere - “promuovono comportamenti illegali” - ne ha rilanciato l’orgoglio. Gli omosessuali, perseguitati per secoli, sono più allenati alla difesa e al contrattacco che alla ritualità, alla routine da cerimonia, all’ipocrisia del politicante di turno. E il patrocinio è un dovere di civiltà e non certo un dono, un favore condiscendente. Tanto più che Rocca l’aveva prima “concesso” e poi, con lo stesso animo padronale, l’ha negato per ragioni politiche non nobili ma comprensibili: compiacere il governo Meloni e il partito al quale deve l’elezione. Sarebbe stato più dignitoso chiuderla lì. Ma si è troppo vergognato dell’offesa e, agitandosi, l’ha resa tortuosa e contorta e via via più greve e più grave, arrivando a scusarsi sì, ma con sé stesso. Più che un mistero esoterico da autoflagellazione e cilicio io ci vedo quella vecchia canzone per bambini di Romina Power: “con un salto vai più in là / con le ali torna qua / ma che grande novità /  è il ballo del qua qua”. Anzi del quaquaraquà.

Caro Merlo, Bruno Vespa, pagato con i soldi del canone Rai, organizza un forum nella sua masseria promuovendo sé stesso e la sua azienda vinicola. Il governo e Conte accorrono. Nessuno ha nulla da dire? Nessun conflitto di interessi? Se Fabio Fazio avesse fatto una cosa del genere nella sua cioccolateria?

 Germano Grossi Frosinone

Bruno Vespa non è stato inventato da Giorgia Meloni né da Giuseppe Conte. E neppure da Berlusconi, che, tra tutti i potenti italiani che via via Vespa ha servito, è quello che se n’è servito al meglio (o, se vuole, al peggio).

 

Caro Merlo, solo un intenditore mangia i ricci rigorosamente crudi e con una "slinguata" (e magari inorridisce di fronte al cucchiaino): che bella immagine, ho sorriso. Anche io così, non sarà mica perché siamo siciliani?  Ne approfitto per una ghigliottina al limone sui ricci.

Valeria Ancione (Corriere dello Sport) - Roma

Cara Valeria, c’è però l’“Ahimè” della dimenticata poesia di Gesualdo Bufalino: “che il riccio punge entro la mano / e il cuore geloso nel cuore.”