Marina, Giorgia e i loro papà. Per gli accenti il metodo Totò
di Francesco MerloCaro Merlo, per partecipare al bunga-bunga le ragazze facevano la fila, come a migliaia nel falansterio sessuale di Tombolo. Per amicizia, bisogno, illusione, calcolo?
Franco Palmieri – Roma
Sdentato, malvestito, povero, rivedo il padre di Ruby che, tentando di cacciare i giornalisti che lo inseguivano, urlava in dialetto sicilian-marocchino: “Itivinni, itivinni”. E quando gli dissero che Ruby lo accusava di averla picchiata perché era diventata cattolica: “Ma quali botte. Ma quale cattolica. Quella di televisione si era ammalata”.
Caro Merlo, ero in piazza Maggiore a Bologna a sentire lei e Ceccarelli che ci avete divertito su casa Meloni e leggendo ora della grande sintonia tra Marina e Giorgia, mi è venuto in mente, a proposito di famiglia e di figlie femmine, che queste due donne, oggi così potenti, sono entrambe eredi di un avventuriero, Berlusconi appunto e Francesco Meloni che, anche lui, comprò ville e t…
Caro Merlo, per partecipare al bunga-bunga le ragazze facevano la fila, come a migliaia nel falansterio sessuale di Tombolo. Per amicizia, bisogno, illusione, calcolo?
Franco Palmieri – Roma
Sdentato, malvestito, povero, rivedo il padre di Ruby che, tentando di cacciare i giornalisti che lo inseguivano, urlava in dialetto sicilian-marocchino: “Itivinni, itivinni”. E quando gli dissero che Ruby lo accusava di averla picchiata perché era diventata cattolica: “Ma quali botte. Ma quale cattolica. Quella di televisione si era ammalata”.
Caro Merlo, ero in piazza Maggiore a Bologna a sentire lei e Ceccarelli che ci avete divertito su casa Meloni e leggendo ora della grande sintonia tra Marina e Giorgia, mi è venuto in mente, a proposito di famiglia e di figlie femmine, che queste due donne, oggi così potenti, sono entrambe eredi di un avventuriero, Berlusconi appunto e Francesco Meloni che, anche lui, comprò ville e tentò grandi e visionarie imprese economiche. Dove Berlusconi è riuscito, quello è fallito. Marina e Giorgia Portano entrambe sulle spalle il destino del padre?
Lauretta Bonifazi- Ancona
La sua suggestione è intrigante. E’ infatti vero che anche Francesco Meloni voleva, come Silvio Berlusconi, mangiare il mondo, ma il mondo l’ha mangiato. E ci sono le navi di crociera dove il giovane Silvio cantava e le barche a vela dove Meloni si rifugiava. Le similitudini non finiscono lì. Ci sono gli amori disordinati, i tanti figli, una vocazione all’imbroglio e poi c’è Roma fuori Roma, la Garbatella come Arcore, che è Milano fuori Milano, periferie di mondi molto diversi ma con la stessa voglia di costruire sogni, la stessa fame e le stesse furbizie di chi dai margini assale il centro. Detto questo, Berlusconi per 14 anni ha considerato Giorgia Meloni una bizzarria di cui non ammetteva neppure l'esistenza e addirittura, quand'era sua ministra, non ricordava neanche il nome: "dov'è la piccola?". Giorgia lo ricambiò con un "non mi piace questo Berlusconi" dichiarato con impudenza a Retequattro. Adesso gioca a fare la più berlusconiana di tutti, balla sulla sua tomba per mangiarsi gli elettori di Forza Italia. Insomma, c’era del falso in quel funerale, proprio come il marcio in Danimarca. E infine: i loro padri si somigliavano, ma le due figlie non si somigliano. Per ora hanno solo bisogno l’una dell’altra, ma la natura, le ambizioni e gli interessi le separeranno presto.
Caro Merlo, sono felice di aver imparato qualcosa sull’accento e anche di essere riuscita a parlare d'altro. Insomma, grazie. E per continuare a sorridere mi recito in silenzio Rodari: Per colpa di un accento / un tale di Santhià / credeva d'essere alla meta ed era appena a metà. / Per analogo errore/ un contadino a Rho/ tentava invano di cogliere / le pere da un però./ Non parliamo del dolore / di un signore di Corfù / quando, senza più accento / il suo cucu nn cantò più.
Rita Stella - Milano
La trama era: il suo “se stesso” contro il nostro “sé stesso”. Ma tramare contro gli accenti, che sono virgole a mezz’aria, non paga mai. Il risultato è piattezza, inarticolazione o comico disordine. In questo senso, meglio di sbagliare non mettendoli è spargerli come coriandoli, proprio come Totò faceva con le virgole.