Che fatica l’Italia delle corporazioni. I ricchi e le gozzoviglie dei riccastri
di Francesco MerloCaro Merlo, di ritorno in treno da Napoli e, abitando a Montesacro, mio figlio, grande fautore e fruitore dei mezzi pubblici, è sceso a Termini tornando a casa in metro più bus. Io, più comodoso, sono sceso a Tiburtina per raggiungere casa in taxi. Chi è arrivato prima? Lui, di circa 40minuti...Non avevo calcolato la fila lunghissima per prendere i taxi che non c'erano
Franco Caruso – Roma
Le corporazioni in Italia rendono pesante la vita, dal prendere un taxi al comprare un'aspirina, dall'aprire un negozio al fare impresa, dal bagno in mare alla stipula di un contratto. Si tratti di pescivendoli, che fanno incetta di licenze, o di politici, che si aumentano gli stipendi, di balneari, notai, farmacisti o, appunto, di tassisti, le corporazioni sono il filo che ha unito fascismo, regime democristiano e sindacato comunista. Sono il tratto distintivo del lavoro italiano, la premodernità, la nostra incapacità di misurarci …
Caro Merlo, di ritorno in treno da Napoli e, abitando a Montesacro, mio figlio, grande fautore e fruitore dei mezzi pubblici, è sceso a Termini tornando a casa in metro più bus. Io, più comodoso, sono sceso a Tiburtina per raggiungere casa in taxi. Chi è arrivato prima? Lui, di circa 40minuti...Non avevo calcolato la fila lunghissima per prendere i taxi che non c'erano
Franco Caruso – Roma
Le corporazioni in Italia rendono pesante la vita, dal prendere un taxi al comprare un'aspirina, dall'aprire un negozio al fare impresa, dal bagno in mare alla stipula di un contratto. Si tratti di pescivendoli, che fanno incetta di licenze, o di politici, che si aumentano gli stipendi, di balneari, notai, farmacisti o, appunto, di tassisti, le corporazioni sono il filo che ha unito fascismo, regime democristiano e sindacato comunista. Sono il tratto distintivo del lavoro italiano, la premodernità, la nostra incapacità di misurarci con il mercato. Infatti, nessuno è riuscito a smantellare le rendite di posizione e i privilegi che hanno trasformato tutte queste categorie in famiglie allargate, tribù, cosche, con una grande forza di ricatto economico ed elettorale. Le liberalizzazioni, che erano il sogno dell'elettore di centrodestra, furono uno dei tradimenti dei governi Berlusconi e sono state combattute da Meloni e da Salvini più della stessa immigrazione. Credo che alla fine in Italia ci abbiano provato solo Bersani (ministro del governo Prodi) e Mario Monti. Di sicuro, con la destra al governo le corporazioni sono più forti che mai. Ecco, non la fascisteria del saluto romano, ma le corporazioni illustrano quella “eternità del fascismo” che fu denunciata da Sciascia e Pasolini.
Caro Merlo, una volta nella vita ci si può concedere la pazzia di un ristorante lussuoso, pagando dieci volte il cibo. Quello che non capisco è buttare via 46mila euro per dormire una notte in Costa Smeralda, 35mila a Roma, 30mila a Firenze. Sono prezzi indicati in un articolo di Carlo Alberto Bucci su Repubblica. E’ un comportamento idiota, anche per un miliardario. Il fatto che quegli alberghi siano sempre pieni è la prova che fra i miliardari l’idiozia è diffusa.
Avv. Guariente Guarienti – Verona
Io li distinguo in ricchi e riccastri. Anche in vacanza, il ricco, persino il ricco italiano - imprenditore, professionista, stilista - , quando è una risorsa per il proprio paese smaterializza la sua ricchezza in discrezione e in sobrietà. Dei riccastri invece potremmo persino disegnare a matita i ritratti fisici, tanto familiari ci sono questi tipi da quarantamila a notte con i corpi rifatti e la volgarità presenzialista che eccita i fotografi di Dagospia.
Caro Merlo, perché in radio e in tv, nessun ospite, nessun intervistato, viene chiamato con il suo titolo, ma solo per cognome come a scuola? Neppure in tribunale si perde l’identità in questo modo. Spariscono signore, professore, dottore. L’educazione non è prevista dal giornalismo?
Laura Carrubba- Brescia
Ci sono nomi (Renzo Piano, o Cacciari, o Sgarbi) che oscurano anche i titoli più brillanti, ma ci sono titoli (professore, avvocato, giudice) che illuminano i nomi oscuri. E’ vero che a volte, in radio e in Tv, i cognomi nudi e crudi suonano come manate sulla spalla. Ma ci sono anche giornalisti bene educati che distinguono e sanno cosa dire.
Caro Merlo: "iconico "
Massimo Rambaldi
Ghigliotttina.