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Venezia e la cultura balneare. Italiani poveri ma allegri

Laura Magnan a Piazza San Marco 
Posta e risposta del 21 giugno 2023
2 minuti di lettura

Caro Merlo, confesso: odio i ricchi e non mi piacciono i poveri.

Laura Bracco – Savona

Spero che lei, nel giusto mezzo, si piaccia senza odiarsi.

Caro Merlo, sono tornato al Lido di Venezia dopo molti anni, in un periodo lontano dal festival del cinema, e ho trovato un mare antico, del secolo scorso quantomeno: i bagnanti sono solo veneziani, nessuno altro, veneto o straniero, va a giugno al Lido per la scomodità del viaggio con l’auto sul traghetto. I veneziani usano cabine numerate sul retro e tutte uguali, sebbene divise in quattro o cinque stabilimenti, sempre quelli da un secolo a questa parte. Un mare senza turisti e per questo irreale, solo bagnanti locali ormai tutti esponenti di una medesima classe media che si aggirano fra gli eleganti villini e condomini immersi nel verde in bicicletta o in autobus. Tutto il contrario cioè del chiasso anche visivo delle tende tirreniche o degli ombrelloni adriatici della “cultura balneare” che Ugo La Pietra nel 1985 descriveva come assente…

Caro Merlo, confesso: odio i ricchi e non mi piacciono i poveri.

Laura Bracco – Savona

Spero che lei, nel giusto mezzo, si piaccia senza odiarsi.

Caro Merlo, sono tornato al Lido di Venezia dopo molti anni, in un periodo lontano dal festival del cinema, e ho trovato un mare antico, del secolo scorso quantomeno: i bagnanti sono solo veneziani, nessuno altro, veneto o straniero, va a giugno al Lido per la scomodità del viaggio con l’auto sul traghetto. I veneziani usano cabine numerate sul retro e tutte uguali, sebbene divise in quattro o cinque stabilimenti, sempre quelli da un secolo a questa parte. Un mare senza turisti e per questo irreale, solo bagnanti locali ormai tutti esponenti di una medesima classe media che si aggirano fra gli eleganti villini e condomini immersi nel verde in bicicletta o in autobus. Tutto il contrario cioè del chiasso anche visivo delle tende tirreniche o degli ombrelloni adriatici della “cultura balneare” che Ugo La Pietra nel 1985 descriveva come assente: “L’industria delle vacanze si muove ancora con strumenti improvvisati, non conosce le proprie risorse, non sa programmare il proprio futuro: è continuamente sollecitata da mode, da psicosi collettive, dai falsi miti costruiti dai mass media”. Nella giostra turistica infernale di Venezia, il Lido con le sue cabine spoglie e monotone resta un’oasi da preservare?

Manuel Orazi

Zanzare, delitti, gastriti, sbracatezza: l’estate è una disgrazia nazionale. Per difenderci dai 40 gradi all’ombra pratichiamo l’immobilità nei lidi dell’indolenza. “Tanto per non morire” canta Paolo Conte. Una volta - tu dici “nel secolo scorso”, caro Orazi, - gli stabilimenti erano il mondo degli altoparlanti e dei bagnini, che aprivano e chiudevano le cabine per famiglie e ritrovavano i bimbi che si smarrivano. Alle 13 l’altoparlante del “Lido azzurro” annunciava: “Si avvertono i signori bagnanti che è arrivata la pasta al forno”. Allora prevalevano il bianco e il blu del liberty, una sorta di pastiche felliniano in cui la Costa azzurra si mescolava con Rimini. Oggi, tende e ombrelloni sono quasi sempre bianchi e, molto peggio di allora, sullo sfondo, ci sono le barche d’agosto: topless, champagne e panzuti che non sanno nuotare. Esiste davvero “la cultura balneare” quando il mare, ridotto a bidè, esala e rammollisce? Se esiste, ma dove?, è spazio, decoro, educazione, silenzio. Solo d’inverno il mare ritrova la sua maestosità e torna apertura di sguardo e paesaggio. Persino le rare spiagge rarefatte che si trasmettono con l’eredità, come lo spaesante Lido di Venezia, solo d’inverno offrono una bella ricchezza di emozioni e un piacevole esercizio fisico. Ed è, finalmente, “cultura balneare” nuotare d’inverno.

Caro Merlo, penso che conosci bene la situazione di povertà in Italia. Ma forse gli italiani non sanno che i parlamentari italiani guadagnano il doppio di quelli inglesi, più dei francesi e dei tedeschi, sei volte più degli spagnoli. E abbiamo il debito più alto d’Europa. C’è da rallegrarsi?

Valerio Pasquin – Giappone

E però lei in Giappone ha dimenticato che, come Mangiafuoco starnutiva invece di piangere, qui ci rallegriamo quando non c’è da stare allegri: peggio ce la passiamo e più ridiamo di noi.

Caro Merlo, gli occhiali di Apple a 3.499 dollari, la lavatrice a 399,99 euro, i sottaceti a 4,99. E se ghigliottinassimo il 9,99?

Enrico Bonomini - Brescia

Ghigliottina.

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