Bianca e la logica del cognome. Maxxi, meglio Sgarbi del frastuono
di Francesco MerloCaro Merlo, non sono sicura che, se fosse vivo suo padre, Bianca sarebbe andata a Mediaset.
Mariella Benzoni — Como
Non è giusto schiacciare i figli sui padri come non è giusto che i figli si approprino — come custodi o come eredi morali — di padri che non appartengono a loro, ma alla storia d’Italia, si chiamino Berlinguer, Berlusconi, Craxi, Falcone, Borsellino, Sciascia, Calvino… Bianca ha costruito un’immagine, una carriera e anche valori autonomi. La logica del cognome del familismo italiano un giorno non le perdona di essere “figlia di” e il giorno dopo di non esserlo abbastanza.
Caro Merlo, l’estate allenta i freni inibitori degli italiani. Sgarbi e Morgan sono andati a dire parolacce, non in un bar, ma al Maxxi, il Museo della arti del XXI secolo, che noi del quartiere Flaminio odiamo, perché ci ammorba le notti con la sua musicaccia. L’estate fa impazzire i savi o stana i pazzi? Siamo a inizio luglio e abbiamo già ministri che in convegni all’aperto rivalutano le ex colonie,…
Caro Merlo, non sono sicura che, se fosse vivo suo padre, Bianca sarebbe andata a Mediaset.
Mariella Benzoni — Como
Non è giusto schiacciare i figli sui padri come non è giusto che i figli si approprino — come custodi o come eredi morali — di padri che non appartengono a loro, ma alla storia d’Italia, si chiamino Berlinguer, Berlusconi, Craxi, Falcone, Borsellino, Sciascia, Calvino… Bianca ha costruito un’immagine, una carriera e anche valori autonomi. La logica del cognome del familismo italiano un giorno non le perdona di essere “figlia di” e il giorno dopo di non esserlo abbastanza.
Caro Merlo, l’estate allenta i freni inibitori degli italiani. Sgarbi e Morgan sono andati a dire parolacce, non in un bar, ma al Maxxi, il Museo della arti del XXI secolo, che noi del quartiere Flaminio odiamo, perché ci ammorba le notti con la sua musicaccia. L’estate fa impazzire i savi o stana i pazzi? Siamo a inizio luglio e abbiamo già ministri che in convegni all’aperto rivalutano le ex colonie, un cantante che parla di Stato e/o internet criminale, (e via con le parolacce), imprenditori che sperano che non si laurei più nessuno pena l’estinzione dei falegnami... La stagione calda si fa sentire.
Elvira Baccelli — Roma
La nuova egemonia culturale ha liberato un plotone di svalvolati che non ricordo composti e arguti nelle stagioni fredde. Per dirne una, Dante è diventato di destra in gennaio. Però è vero che l’aria opprimente e il sole corrodono i nervi e la testa estiva non ce la fa, forse perché pensa solo a rinfrescarsi il corpo. E riprendo il suo esempio solo apparentemente fuori tema: ad ogni estate, dal Maxxi, dove si sono appunto esibiti Sgarbi e Morgan, si diffonde una brutta musica assordante che, come lei dice, ammorba le notti del quartiere Flaminio producendo in chi è costretto ad ascoltarla pensieri molto cattivi sulle “Arti del XXI secolo” che quel “Museo Nazionale” esibisce. Il frastuono proviene dal ristorante del Museo che rivendica, dentro il Maxxi, un’autonomia dal Maxxi. Inutilmente, da qualche anno gli abitanti del quartiere protestano esponendo ai balconi lenzuoli e cartelli. Era così durante la gestione Melandri, di sinistra, ed è ancora così durante la gestione Giuli, di destra. Voglio dire, cara Baccelli, che Sgarbi e Morgan sono stati un sollievo per le teste che al Flaminio fermentano insieme alla spazzatura estiva. “Odio l’estate” cantava Bruno Martino.
Caro Merlo, leggo che Sgarbi sostiene che “l’arte moderna è dissacrazione”. Ora, un Duchamp è un dissacratore, ma mille “duchamps” sono mille cretini o truffatori. Che io sappia dissacrazione e conformismo sono antitetici. Quindi, o la frase di Sgarbi è una idiozia (poco male), oppure c’è un gigantesco problema con l’arte moderna.
Claudio Procesi Professore Emerito
Forse solo un professore di matematica come lei potrebbe riuscire a non farsi confondere dalla modernità di uno squalo in formaldeide. Il ministro Sangiuliano, che coltiva l’egemonia come un fiore, le ricorderebbe però che i futuristi nel 1940 scrissero il manifesto della matematica. Voglio dire che “il gigantesco problema” che lei evoca non è l’arte moderna ma la modernità.
Caro Merlo, “grazie, davvero” deve continuare a esistere o si impone una ghigliottinata solenne?.
Emanuele Aliotta, San Gillio (To)
Ghiglioittina rifiutata. Va infatti promossa la parola “grazie”, con tutti i suoi rafforzativi.