Caro Merlo, non crede che contro Filippo Facci si stia esagerando? Ha scritto una brutta frase sessista e l’ha pure ammesso. Io non lo conosco molto, ma da quello che ho capito, nell’attuale Rai di soldatini di destra sarebbe una specie di Feltri più giovane.
Mirella Campigli - Varese
È vero, sarebbe meno soldatino e meno prevedibile della ministra Roccellagarbugli, meno finto di Sangiuliano, meno reazionario del Tg1 e del Tg2. Di sicuro, questo accanimento lo nobilita.
Caro Francesco, leggo su Repubblica che si sta girando in Sicilia la serie Netflix del Gattopardo, che mi auguro abbia successo, ma è inevitabile il confronto con il film di Visconti, un capolavoro assoluto. Un giorno raccontai a una ragazza scozzese appena conosciuta la prima scena, il muoversi leggero delle tende nella controra, che mi faceva sentire fisicamente il caldo. La ragazza, che non aveva visto il film, mi disse: “Anche mia madre ha avuto la stessa sensazione”. Ecco questa è arte, quando un’opera riesce a emozionare con dettagli persone sconosciute, in luoghi distanti e senza legami, la Puglia e la Scozia.
Rosanna Lampugnani
La moglie di Tomasi di Lampedusa, la psicanalista Alexandra Wolff von Stomersee, detta Licy, non sopportava il caldo, che è uno protagonisti del Gattopardo, e perciò raramente raggiungeva il marito a Palermo. Il loro fu dunque Un matrimonio epistolare che è il titolo del libro (Sellerio) che ne raccoglie la corrispondenza. Tomasi di Lampedusa attribuiva al caldo lo scetticismo e l’indolenza dei siciliani, ed è probabile che oggi, nel catalogo del cambiare tutto per non cambiare nulla, aggiungerebbe il climate change. Per non morire di caldo, i siciliani, ben prima che venisse diagnosticato il surriscaldamento del pianeta Terra, praticavano l’immobilità (gli aristocratici nella “stanza dello scirocco”), che è la più riconoscibile caratteristica dei cadaveri, ed è il paradosso di un popolo che gesticola, grida e si fa il segno della croce davanti alle madonne negli incroci. Ma forse solo gli iperattivi sanno oziare, solo loro possono oziare senza darsi al demonio.
Caro Merlo, nel 1983, studiavo a Roma e abitavo vicino a Santa Maria Maggiore. Tutte le mattine, intorno alle quattro e trenta, veniva allestito il mercatino: parti metalliche delle bancarelle che cascavano a terra nel montaggio, vociare allegro dei venditori e immancabile Grazie Roma di Venditti a tutto volume (e fu scudetto). Ero disperata, ma mia mamma comprò in farmacia i tappi di cera per le orecchie che uso tutt’ora, avendo poi sposato un tizio che russa. Forse i residenti di via Asiago, finestre chiuse e tappi conficcati nelle orecchie, avrebbero potuto gestire così la presenza di Fiorello.
Silvana Dessì – Cagliari
Già Marziale, pur nulla sapendo della chiassosa simpatia di Fiorello, raccontava i virtuosi rumori di Roma che, sin da allora, non era città “per pensare né per riposare”: le lezioni del maestro la mattina, il vocio dei panettieri di notte, il martello del fabbro durante il giorno, persino il tintinnio delle monete del banchiere. E si chiedeva: “chi può enumerare i danni della mancanza di sonno?”.
“VivaRai2 toglie il disturbo”. L’addio al veleno di Fiorello al condominio in rivolta di Via Asiago
Caro Merlo, in una delle più caratteristiche baie liguri, raggiungibili solo via mare o per ripidi sentieri, odo l’espressione: “… non soddisfa pienamente le mie aspettative”. E rifletto.
Rosa Aliotta - Druento (Torino)
Ghigliottina.