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I La Russa e il telefono di Pirandello. Il servizio sanitario e il ruolo del Pci

Ignazio e Leonardo La Russa 

 (ansa)
Posta e risposta del 16 luglio 2023
2 minuti di lettura

Caro Merlo, cosa può combinare un ventenne con la sim intestata al Presidente del Senato? C’è più di uno spunto per un romanzo.

Fabrizio Corrà –Verona

Si indaga sul telefono delle male intenzioni, perché era usato solo dal figlio, ma non si può entrare nella zona protetta della carta sim, perché intestata a papà. Nella famosa doppiezza italiana e nel familismo amorale entra dunque il telefono di Pirandello, che parla e ascolta con bocca e orecchie che non sono sue: “Sì, erano quelle che io mi conoscevo, ma appartenevano a me?”.

Caro Merlo, se rubo compio il reato di furto. Saprebbe lei spiegarmi in poche parole e senza ricorrere a un esperto cosa devo fare per incorrere nel reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”?

Pietro Volpi - Lovere (Bg)

Lascio, come mi chiede, agli esperti il dibattito giuridico e cerco le poche parole che vuole: supportare la mafia pur senza farne parte è il concorso esterno. Si può persino stare in questa zona grigia di interessi convergenti con…

Caro Merlo, cosa può combinare un ventenne con la sim intestata al Presidente del Senato? C’è più di uno spunto per un romanzo.

Fabrizio Corrà –Verona

Si indaga sul telefono delle male intenzioni, perché era usato solo dal figlio, ma non si può entrare nella zona protetta della carta sim, perché intestata a papà. Nella famosa doppiezza italiana e nel familismo amorale entra dunque il telefono di Pirandello, che parla e ascolta con bocca e orecchie che non sono sue: “Sì, erano quelle che io mi conoscevo, ma appartenevano a me?”.

Caro Merlo, se rubo compio il reato di furto. Saprebbe lei spiegarmi in poche parole e senza ricorrere a un esperto cosa devo fare per incorrere nel reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”?

Pietro Volpi - Lovere (Bg)

Lascio, come mi chiede, agli esperti il dibattito giuridico e cerco le poche parole che vuole: supportare la mafia pur senza farne parte è il concorso esterno. Si può persino stare in questa zona grigia di interessi convergenti con la presunzione di prendere a servizio la mafia senza mettersene a servizio, come nel caso di Dell’Utri e lo stalliere Mangano. Ci sono innocenti che sono stati accusati di concorso esterno, ma capita con tutti i reati.

Vorrei aggiungere qualche riflessione al dibattito tra il dott. Fusco e Francesco Merlo. Sono una paziente che combatte con “il male incurabile” da trent’anni e vorrei dire che entrambi gli interventi sottolineano aspetti fondamentali. Se è vero che chi soffre di questa malattia deve confrontarsi continuamente con il dolore causato da terapie pesanti come la chemio e soprattutto con l’ansia di un futuro non programmabile nemmeno in tempi brevi, è altrettanto vero che la convinzione di poter convivere (se non addirittura guarire) con un “male curabile” rende possibile una vita quasi normale. In questo senso la presenza di oncologi capaci di trasmettere speranza e fiducia è fondamentale: sarebbe auspicabile che nel percorso universitario dei medici si desse maggior peso agli aspetti psicologici di tutte le malattie. Infine, si parla spesso, e purtroppo a ragione, di “malasanità“. Ma nel caso dei tumori, le cure che consentono di “cronicizzare” la malattia sono costosissime e lo Stato se ne fa carico.

Anna Guala (nessuna parentela col dirigente Rai)

Il 1978, il più importante della storia del dopoguerra, è l’anno della legge 194 sull’aborto, della legge Basaglia che chiuse i manicomi e della legge che istituì il Servizio Sanitario Nazionale. Ministro della Salute era la democristiana Tina Anselmi, che era stata partigiana con il nome di battaglia Gabriella. La legge fu approvata e in parte scritta dal Pci (Giovanni Berlinguer). Il governo Andreotti era quello di unità nazionale e nell’idea della salute come bene universale e gratuito c’è il meglio che a questo paese ha dato il compromesso storico. La parola malasanità è un’invenzione giornalistica, credo di Repubblica, del 1980.

Caro Merlo, avete già opportunamente ghigliottinato «narrazione». Resta da ghigliottinare «narrativa», che moltissimi (circa il 50%) usano equivocando sul significato. Quando ero giovane, alle medie c’era l’ora di narrativa, durante la quale non ci narravano storie.

Isabella Vergnano – Torino

Capisco l’abuso e la confusione (alimentata in parte dall’inglese “narrative”), ma la narrativa è un genere letterario insopprimibile. Ghigliottina respinta.

 

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