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Toscana, come ai tempi di Bianciardi Conte dice che non cambia mai rotta

(ansa)
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Caro Merlo, finalmente Repubblica denuncia quel che da tempo avviene sotto gli occhi di tutti anche se tutti fanno finta di non vedere. Vivo in Maremma e i furgoni che portano i campi gli schiavi del nuovo millennio li vediamo da tempo, come vediamo quei poveri dannati che a fine giornata, sfiniti, li aspettano al bordo della strada. La Toscana è pure questo, forse anche grazie a una vecchia sinistra che si è fatta potere perdendo contatto con i problemi reali. Non è un caso che Schlein e Fossi, neo segretario regionale del Pd, abbiano stravinto anche a Grosseto.

Teresa Bartoli. Scansano (Gr)

Vale la pena rileggere i tanti scritti che Luciano Bianciardi (Il cattivo profeta il Saggiatore) dedicò alla sua Grosseto, alla Maremma western e alle sue carovane di migranti.

Caro Merlo, Giuseppe Conte è sempre più una goduria. Ieri ha detto a Lo Papa: «Mai abbiamo cambiato rotta». Questa la aggiungiamo al lungo catalogo dei suoi minima moralia?

Miriam Dattrino - Vercelli

In 5 anni, il professore con il curriculum quasi vero ha dimostrato che la sua rotta è cambiare rotta. Da capo di un governo di destra con Salvini, senza soluzione di continuità e senza neppure uscire dal suo ufficio di Palazzo Chigi, divenne capo di un governo di sinistra. Poi si dichiarò «né di destra né di sinistra, schemi logori - sono parole sue - sui quali ci vorrebbero schiacciare». Quindi arrivò al finto pacifismo putiniano. Quasi dalemiano e bettiniano fu “punto di riferimento della sinistra”, il nuovo federatore, il nuovo Prodi. E sempre ha usato le formule comiche della “quasità” alle quali ora aggiunge «noi non abbiamo cambiato mai rotta». Ecco un ripasso: «La prego, non indulgi», «si rimbocchino le mani», «molti giornalisti prendono 200, 300 euro l’ora», «il discorso di Benito Mussolini, all’indomani del delitto Andreotti», «l’humus per avere una stella polare», «interlocuzione», «pretermesso», il «tono dialogico», «la caducazione», «la soggettivizzazione del conflitto» e «come diceva Albert Astain», chi? «Albert Astain». «Salvo intese… noi non cambiamo mai rotta».

Caro Merlo, non so per quale misteriosa analogia ogni qualvolta vedo il ministro Sangiuliano, mi viene in mente Starace. Forse perché anche lui si tuffa, metaforicamente, nel cerchio di fuoco.

Paolo Serrenti - Sassari

Si liberi dell’ossessione fascista. Sangiuliano, al massimo, è mezzo fascista. E non somiglia a Starace, che esibiva la virilità dell’atleta. È un dottor Balanzone napoletano, che si mette in posa con i libri (suoi).

Caro Merlo, trovo nel volume “Liriche Cinesi” questa poesia di SouChe (1036-1101 d. C.): “Ogni famiglia quando nasce un bimbo / lo vuole intelligente. /Io coll’intelligenza/ ho rovinato tutta la mia vita./ Spero solo che il bimbo si dimostri / stupido e ignorante./ Coronerà così una vita placida / diventando Ministro” . A chi la dedichiamo?

Matteo Lo Presti - Genova

In Cina però tutti i ministri, prima o poi, spariscono come il ministro degli esteri Qin Gang, oppure vengono prelevati e scortati fuori come l’ex presidente Hu Jintao durante i lavori del ventesimo congresso. I nostri non hanno appuntamenti con la tragedia ma con la pernacchia; non sono cinesi, ma cineserie.

Caro Merlo, propongo di ghigliottinare “microfonare”, di cui abusano i giornalisti tv.

Vito Mangano – Roma

Ghigliottina

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