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Tre Ciccio Formaggio a Pompei. Toni Negri, mai un’autocritica

La presentazione del logo della candidatura Unesco a Pompei

 (ansa)
Posta e risposta di domenica 6 agosto 2023
2 minuti di lettura

Caro Merlo, nella pur dettagliata mappa delle correnti del Pd non viene menzionata la corrente moroteoberlingueriana, cui mi onoro di appartenere. Per navigare tra le correnti ho pensato bene di aggiornare il mio Tom Tom. Buone vacanze.

Ferruccio Ferrigno - Putignano (Bari)

Non avendo trovato sulla mappa la corrente “Posta e risposta”, questa rubrica di corrispondenza, spaesata e disorientata, va in vacanza. Riprenderà martedì 29 agosto.

Caro Merlo, che spettacolo è stato, a Pompei, il logo della candidatura a patrimonio Unesco della cucina italiana, che tripudio pop-trash iper-kitsch da parte della triade Sangiuliano-Lollobrigida-Piantedosi. Maccheroni e Dante, pizza e Leonardo; per la quota rosa, Rita Levi Montalcini e Torre di Pisa, olio e Colosseo. La buona tavola ha fatto perdere la testa ai nostri tre ministri Ciccio Formaggio.

Piero Mantovani - Pesaro

E finalmente si capisce perché a Ciccio Formaggio glie ne facevano di tutti i colori :…

Caro Merlo, nella pur dettagliata mappa delle correnti del Pd non viene menzionata la corrente moroteoberlingueriana, cui mi onoro di appartenere. Per navigare tra le correnti ho pensato bene di aggiornare il mio Tom Tom. Buone vacanze.

Ferruccio Ferrigno - Putignano (Bari)

Non avendo trovato sulla mappa la corrente “Posta e risposta”, questa rubrica di corrispondenza, spaesata e disorientata, va in vacanza. Riprenderà martedì 29 agosto.

Caro Merlo, che spettacolo è stato, a Pompei, il logo della candidatura a patrimonio Unesco della cucina italiana, che tripudio pop-trash iper-kitsch da parte della triade Sangiuliano-Lollobrigida-Piantedosi. Maccheroni e Dante, pizza e Leonardo; per la quota rosa, Rita Levi Montalcini e Torre di Pisa, olio e Colosseo. La buona tavola ha fatto perdere la testa ai nostri tre ministri Ciccio Formaggio.

Piero Mantovani - Pesaro

E finalmente si capisce perché a Ciccio Formaggio glie ne facevano di tutti i colori : “Si mme vulisse bene overamente, / nun mme tirasse ‘e pile ‘a dint’e rrecchie / nun mme mettisse ‘o dito dint’a ll’uocchie / nun mme screvisse, cu nu piezzo ‘e gesso /: Ciccí si fesso”.

Caro Merlo, a proposito dei novant’anni di Toni Negri, lei ha ricordato che furono altri due magistrati, Giovanni Palombarini e Vittorio Borraccetti, a smantellare il teorema del loro collega Calogero, sulla cui base Negri fu accusato e imprigionato come ideologo, telefonista e responsabile del sequestro e dell’omicidio di Moro e di altri gravi delitti commessi dalle Brigate rosse. Uno dei due magistrati fu, per così dire, “redento” dal suo collega Palombarini, dato che, inizialmente, aveva messo anche lui la firma sugli ordini di cattura e mi auguro che la storia professionale del rapporto tra questi due magistrati possa diventare per la magistratura una “metafora della speranza”.

Enrico Ranieri - Livorno

Mi ha sorpreso che nelle interviste per i suoi 90 anni, - non era l’età della saggezza? - Toni Negri non abbia riservato a sé stesso neppure un accenno di autocritica. È vero che non era coinvolto nel sequestro Moro e nelle Br, ma è stato condannato a 12 anni per partecipazione a banda armata e come mandante della rapina in banca di Argelato che si concluse con l’omicidio a freddo del carabiniere Andrea Lombardini. Ma, al di là delle sue responsabilità penali e degli errori del “teorema Calogero” (la definizione è di Giorgio Bocca che parlò anche di “Grande Inquisizione”), su Negri pesano i durissimi giudizi politici e personali di Bocca, Sciascia, Pannella, Montanelli, Biagi… Nell’archivio di Radio Radicale c’è anche il breve, drammatico faccia a faccia tra Negri ed Enzo Tortora. Trovo molto suggestiva la definizione di “metafora della speranza” con la quale lei, caro Ranieri, riassume il rapporto, che io non conosco, tra i due giudici di Padova, Palombarini e Borraccetti, entrambi di Magistratura democratica, che ridimensionarono il teorema del loro collega Calogero. Di Giovanni Palombarini suggerisco la lettura del libro “Il processo 7 aprile nei ricordi del giudice istruttore” (Poligrafo). Non penso, però, che quella giudiziaria sia la via migliore per ricostruire e capire l’Italia di quegli anni e sono sicuro che prima o poi quel “7 aprile” diventerà grande letteratura e grande cinema.

Caro Francesco, “le eccellenze italiane che tutto il mondo ci invidia”.

Sergio Bruno – Milano

Ghigliottina

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