I filoputiniani reclutati e reclutatori La ricca è magra, la povera è grassa
di Francesco Merlo , Francesco MerloCaro Merlo, Giorgia dice che la sorella Arianna, poveraccia, non meritava di essere così penalizzata come sorella. Ma la verità è che il partito che governa l’Italia non è una famiglia, ma è una famiglia di famiglie: “Casa Meloni”. Qualcuno ha contato tutti i parenti di governo?
Mariella Franco - Varese
Il familismo è una degenerazione della famiglia italiana che, purtroppo, ha coinvolto anche la sinistra. Mai però l’Italia familista tipizzata e mostrificata dalla sociologia americana aveva mandato al potere una famiglia così esagerata. Neppure ai tempi del familismo padano di Bossi. “Io, sorete e tu” è il codice della nuova classe dirigente.
Caro Merlo, sono molto contenta che Lissner sia stato reintegrato al suo posto di sovrintendente del Teatro “di San Carlo”. Spiace che Fuortes si sia prestato a questo squallido colpo di mano. Un vero pasticciaccio fra viale Mazzini a Roma e via San Carlo a Napoli.
Attilia Giuliani. Melomane scaligera.
È…
Caro Merlo, Giorgia dice che la sorella Arianna, poveraccia, non meritava di essere così penalizzata come sorella. Ma la verità è che il partito che governa l’Italia non è una famiglia, ma è una famiglia di famiglie: “Casa Meloni”. Qualcuno ha contato tutti i parenti di governo?
Mariella Franco - Varese
Il familismo è una degenerazione della famiglia italiana che, purtroppo, ha coinvolto anche la sinistra. Mai però l’Italia familista tipizzata e mostrificata dalla sociologia americana aveva mandato al potere una famiglia così esagerata. Neppure ai tempi del familismo padano di Bossi. “Io, sorete e tu” è il codice della nuova classe dirigente.
Caro Merlo, sono molto contenta che Lissner sia stato reintegrato al suo posto di sovrintendente del Teatro “di San Carlo”. Spiace che Fuortes si sia prestato a questo squallido colpo di mano. Un vero pasticciaccio fra viale Mazzini a Roma e via San Carlo a Napoli.
Attilia Giuliani. Melomane scaligera.
È ora prevedibile una girandola di appelli e di ricorsi. Napoli, grazie alla maledizione del pittoresco, diventa l’Avignone del papa francese e dell’antipapa romano: mezzo cartellone a testa. Ed è già un caso di scuola quello del rimosso rimesso e del subentrato sospeso. Mentre l’Avvocatura, interpellata dal sindaco Manfredi, spera nella revoca della rimozione e studia i precedenti di sospensioni sospese e sospensioni rigettate, ma teme la sospensione confermativa, il ministro Sangiuliano che, costi quel che costi, vuole l’egemonia culturale, pensa a un bel risarcimento di denaro pubblico come buonuscita. E bisognerebbe però immaginarla in musica l’opera buffa di Fuortes, che è di sinistra ma ha ceduto alla destra la direzione generale della Rai in cambio della Scala, anzi del San Carlo, anzi di entrambi i teatri, ma non subito, anzi uno subito e l’altro tra due anni: “Un dottor della mia sorte non si lascia infinocchiar”. E siamo solo alla fine del primo atto, quando trionfa lo stupore e anche Figaro se la ride: “Guarda don Bartolo! Sembra una statua! Ah ah, dal ridere, sto per crepar”.
Caro Merlo, trovo fra le parole del pm, che giustificano la violenza, e quelle del generale, che istigano all’odio, una certa familiarità, una comune armonia di ruscelletto che travolge il buon senso. Mi sbaglio?
Mario Finocchiaro - Catania
Non si sbaglia. Non si somigliano neanche una po’ il pm di Brescia e il generale omofobo, ma vale per entrambi la famosa sentenza del Manzoni: “Il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune”.
Caro Merlo, al Tg1 abbiamo assistito a un lungo servizio dove Sallusti, con un groppo in gola, presentava il suo prossimo libro sulla ducetta. Peccato che alla fine si sono dimenticati di mettere il solito avviso: “Pubblicità Progresso”.
Carlo Martini – Martellago (Venezia)
È la nuova egemonia culturale, la carica del 101: il libro di Vannacci, quello di Sallusti-Meloni, e, tra un filmaccio a Venezia, una via Almirante-Piantedosi a Grosseto, il Tg1 e Radiouno, persino Salvini ha lanciato un libro dal ponte. Ma la verità è che questa nuova Scuola di Francoforte deve a noi e solo a noi il successone dei suoi libri. Siamo solo noi che li leggiamo e ne parliamo molto e molto male. È più che un sospetto: la destra si è messa scrivere, ma non ancora a leggere.
Caro Francesco “per piacere, parlate uno alla volta”. Ghigliottina?
Gianni Cuperlo
Ghigliottina