✕

L’Arabia ci ha salvato da Mancini. Le patate di van Gogh e le patatine

Posta e risposta di mercoledì 30 agosto 2023
2 minuti di lettura

Caro Merlo, nel luglio 2021, dopo la vittoria della coppa europea contro l’Inghilterra, Roberto Mancini si fece fotografare nella sua Jesi in maglietta azzurra e bermuda rispettando in fila il distanziamento Covid e poi con le volontarie della Croce Rossa e, ancora, mentre mangiava la pizza. L’immagine che esibì da vincitore non coincide con quella dell’altro giorno nello spot televisivo in Arabia Saudita dove si è trasferito dopo il fiume di meritati insuccessi seguìto alla meritata vittoria del 2021. Mi chiedo quale sia il Mancini vero, il sobrio, semplice e umile vincitore o quello che dice — orrore! — «ho fatto la storia in Europa e ora farò la storia in Arabia Saudita».

Enrico Frusciante — Benevento

La fine è la perfezione dell’inizio. E l’Arabia saudita illumina, chiudendola, l’intera storia di Mancini, un vanitoso che in Italia non poteva più permettersi di perdere, senza definitivamente perdersi. I soldi arabi lo fanno ricco ma non salvano lui, salvano noi.

Caro Merlo, li…

Caro Merlo, nel luglio 2021, dopo la vittoria della coppa europea contro l’Inghilterra, Roberto Mancini si fece fotografare nella sua Jesi in maglietta azzurra e bermuda rispettando in fila il distanziamento Covid e poi con le volontarie della Croce Rossa e, ancora, mentre mangiava la pizza. L’immagine che esibì da vincitore non coincide con quella dell’altro giorno nello spot televisivo in Arabia Saudita dove si è trasferito dopo il fiume di meritati insuccessi seguìto alla meritata vittoria del 2021. Mi chiedo quale sia il Mancini vero, il sobrio, semplice e umile vincitore o quello che dice — orrore! — «ho fatto la storia in Europa e ora farò la storia in Arabia Saudita».

Enrico Frusciante — Benevento

La fine è la perfezione dell’inizio. E l’Arabia saudita illumina, chiudendola, l’intera storia di Mancini, un vanitoso che in Italia non poteva più permettersi di perdere, senza definitivamente perdersi. I soldi arabi lo fanno ricco ma non salvano lui, salvano noi.

Caro Merlo, li chiamano “gli stupratori di Palermo”, ma i sei che, in branco, hanno violentato una ragazza sono stati accolti con disprezzo persino in carcere. Perché i giornalisti si accaniscono con il “dalli a Palermo”?

Luisa Fiaccavento — Palermo

Palermo non è complice come non lo sono Caivano, la Milano del figlio di La Russa, e neppure Roma che, per numeri, è la capitale delle violenze sessuali e dei femminicidi. È sociologismo d’accatto dar la colpa dei delitti ai luoghi dei delitti, alla società, e ora alla ricchezza e ora alla miseria secondo il quartiere dove avvengono. Certamente Palermo, che più le sta a cuore, non è un’enclave premoderna, ma anzi è un’Italia dove i valori e le virtù civiche si conservano meglio. È la citta di Falcone e Borsellino, Mattarella, dei Sellerio, di Leoluca Orlando, la città dell’accoglienza: settecentomila abitanti, 80 mila immigrati. Quei sei stupratori non esprimono Palermo, la offendono.

Caro Merlo, la Francia vieta alle musulmane di indossare a scuola l’abaya, ritenendo quest’abito un simbolo religioso. La legge, infatti, vieta di esibire a scuola qualunque simbolo che richiami una professione religiosa (crocifisso, kippah, velo…). Questa nuova restrizione ribadisce la laicità della Francia oppure è un’iniziativa presa per non dare altro spazio politico ai partiti di destra?

Vito Mangano — Roma

L’Italia concordataria fatica a comprendere i divieti a scuola, nei tribunali e negli ospedali di tutti i simboli religiosi. La laicità, che è “un elemento costitutivo” sin dalla Rivoluzione del 1789, garantisce la neutralità dello Stato nel Paese più multiconfessionale d’Europa, ed è stata regolata da speciali commissioni ma anche dal buon senso. Il rischio che sta correndo Macron è che la laicità da garanzia di neutralità dello Stato diventi uno strumento di discriminazione.

Caro Merlo, mi fa sorridere, da sociologa innamorata della disciplina, la sua ironia sulla sociologia spicciola. Ce n’è a iosa e quella seria la leggono in pochi. E a proposito della lettera della signora Giorgina su chi mangia meglio o peggio, la invito a mettere confronto i mangiatori di patate di van Gogh e i mangiatori di patatine fritte di oggi.

Anna Paola Lacatena — Taranto 

Mi torna in mente una ragazza che guarda, rapita, il quadro di van Gogh, fa crocchiare una manciata di Salt & Vinegar Crisps e asciuga l’unto della mano sui jeans.


Leggi i commenti